A blog on the Jazz, seen, played and recorded in Italy
Ciao,
anche se ho aperto il Blog solo ieri, oggi divago un po’ e vi annuncio una nuova “rubrica” che sarà sempre più usata da me :
High Fidelity Tracks,
ovvero tutto quello che avreste voluto ascoltare su un Blog dedicato al Jazz Italiano ma che esiste solo in vinile.
Una necessaria introduzione:
qualche giorno fa è stato il mio compleanno, e gli amici più cari hanno pensato bene di farmi un regalo (è così che si fa, no?). Questa volta però, non mi hanno donato un libro raro, da anni fuori catalogo o un disco di importazione o una tavola a fumetti, no!
Quest’anno mi hanno regalato un mondo!
E sì perché ho ricevuto un USB TURNTABLE,
un piatto che da vinile trasforma in digitale le tracce.
Magari Voi lo conoscete, o pensate va beh, un elettrodomestico come un altro ma io, accanito collezionista e jazz fan con più di un migliaio di dischi catalogati, sognavo la possibilità di far ascoltare a tutti quelle che io reputo rare tracce,
di condividere la mia passione, insomma.
Perché, per me, il DISCO è l’unico mezzo di conservazione attraverso il quale è possibile tramandare fedelmente la storia culturale della musica, è la fonte più importante per conoscere le origini, lo sviluppo del jazz, dei vari stili e dei suoi interpreti.
È il documento concreto di quello che penso e dico, e vale più di mille parole…

Oltre alla felicità per il regalo (vorrei vedere voi…), quello che più mi ha colpito è stata la “vicinanza”, dei miei amici.
Chi potrebbe fare un dono così “azzeccato” se non chi ci conosce davvero?
Chi è sulla stessa sintonia d’onda, se non le persone più vicine, che della tua “insana” passione condividono gli esiti e gli entusiasmi?
Amici miei, VI AMO
perché avete saputo trovare la via giusta, per arrivare al mio cuore.
Amici miei, un po’ vi odio, perché fare così è come regalare ad un alcolizzato non 5lt di vino rosso che sarebbe già abbastanza, ma la possibilità di crearsi da solo la sua droga preferita e di abusarne fin che vuole.
Mi conoscete davvero bene!
Dedico questo post quindi a :
Debora,
per sopportare e addirittura incoraggiare questa ennesima invasione di Jazz nella nostra vita,
a
Maurizio the RibiKing, Marcella, Alessandro, Francesca, Serena, Mamadou, Manuel, Andrea “Tepepa”, Katia, Gianluca “MojoStation” ed a
Onbeauty, che per prima ha commentato il mio Blog.

La traccia che potete ascoltare “qui sotto” è
SOUL FOOD – 3’48” di Marcello Rosa
(potevate Voi trovare un titolo migliore per il primo post di questa rubrica?).
È tratta dal secondo LP della serie Jazz a Confronto della mitica label romana Horo di Aldo Sinesio, "ovviamente" mai ri-pubblicato in CD.
Registrato a Roma nel Gennaio 1973 con:
Marcello Rosa, Dino Piana, Alberto Collatina, Aldo Josue (trne’s), Giancarlo Schiaffini (bass trne), Enrico Pieranunzi (p), Bruno Tommaso (bass), Puccio Sboto (vibes), Alex Serra (perc.), Massimo Rocci (perc., drums).
Assoli: Sboto, “chase” Rosa – Schiaffini, Piana,
“chase” Rosa Schiaffini, Tommaso.
Come sentite, ritmo, swing, anima soul e grandi assoli, molto prima del Nu.Jazz e della nascita di Nicola Conte (gran bel lavoro il suo, scherzi a parte).
Certo, la scuola Blue Note c’era già stata ’60 / ’68,
penso ai dischi di Horace Silver (Serenade to a Soul Sister),
di Jimmy Smith (Rockin’ the Boat), Kenny Dorham (Una Mas) o ancora Lou Donaldson (Alligator Boogaloo),
ma in questo di Marcello Rosa non c’è imitazione,
ma passione, genio, sudore, ironia,
confluenza di stili e padronanza di linguaggi.
Cibo per l’anima,
il Jazz !

Di nicchia, penserete Voi, e perché no.
Nazionalista, penserete ancora, e invece qui vi sbagliate.
Il Jazz tutto, nasce come musica meticcia,
generata proprio grazie all’incontro tra persone di diversa estrazione e cultura.
È mix di saperi, voglia di scoprire, coraggio di immaginare.
È figlio “illegittimo” degli spostamenti e dei ricordi che si mischiano con la realtà,
è uno strano frutto, improvvisato e geniale,
è linguaggio sincopato che non conosce confini di appartenenza,
è quel beat che senti nella pancia.
Ma come può essere connessa una musica che è un tutt’uno con la Storia del popolo nero, con quella Europea o addirittura Italiana?
Quindi perché uno spazio dedicato solo al jazz suonato in Italia?
E’ proprio per questo, per assaporare il presente e scoprire il futuro, che c’è bisogno di continuità col proprio passato.
Si devono scoprire le proprie origini, e non solo è possibile,
è necessario.
È che sono un appassionato di questa musica e negli anni ho accumulato tanto di quel materiale che ho avuto la necessità di catalogarlo, ordinarlo per varie forme
(dischi, label, autori, anno ma mai per generi, non ci riesco) e sempre più spesso mi trovo a scambiare informazioni, titoli, cover con appassionati di tutto il mondo, e continuamente ne cerco di nuove.
E’ che volevo condividere la gioia dell’ascolto di una vecchia traccia, la bellezza della vista di una nuova copertina,
la ricchezza della conoscenza, attraverso la ricerca.

Partiremo dalle origini, ovviamente, dalle “leggende” e dai racconti orali, per fortuna oggi più precisi e documentati,
dei primi concerti e dei “pionieri” di questa musica nel nostro paese, passando per la radio, unico strumento che diffondeva il jazz nel periodo della guerra e, finalmente, arriveremo
al DISCO, vero protagonista di questo Blog.
I pochi 78 giri delle origini già nei primi anni Venti,
il boom del disco tra il 1928 ed il 1932,
gli escamotage discografici per raggirare l’ostracismo
“di facciata” del Fascismo nei confronti della musica
“demo-pluto-giudaico-massonica”,
l’affermazione sul finire degli anni ’40 dei jazzisti italiani nel panorama internazionale, che trasformarono il clima provinciale del nostro jazz.
Poi nel 1957 l’affermarsi del microsolco con gli EP (45 giri) e gli LP (33 giri) e la produzione italiana fino ai giorni nostri.
Le etichette, i produttori, i musicisti, la critica, gli ospiti stranieri, documenti “collegati” tra loro per storicizzare il tutto, per gustare ancora una musica senza tempo, attraverso il mood del periodo, il design delle copertine, i nomi e le facce dei personaggi che hanno amato, suonato, scritto e improvvisato il Jazz.
La mia ricerca non sarebbe potuta essere così approfondita senza l’aiuto (inconsapevole) di: Arrigo Polillo, Adriano Mazzoletti, Giuseppe Barazzetta, G. C. Roncaglia, Luca Cerchiari, Marcello Piras, Salvatore G. Biamonte (che citerò espressamente nelle note).