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lunedì, 26 maggio 2008

Sorrow Tears and Blood

Non riesco a pubblicare un nuovo post. Davvero.



MusicPlaylist

E non perché non trovo argomenti, anzi, ne ho già un paio pronti, uno sulla ricchezza interpretativa degli standard ed un altro su una delle orchestre jazz più originali ed importanti, oltre che tra le prime, del nostro paese, la 013 di Piero Morgan (vi dice niente questo nome?).
 
Ma non è questo il punto.
 
Non riesco ad essere sereno, non vedo niente di tranquillo e di positivo all’orizzonte e questo mette in dubbio l’utilità di parole – e musiche – rassicuranti, di note tecnicamente perfette e dolci ma, per me in questo momento, poco appassionate.
È come se dovessi mettere al mondo un figlio oggi, cosa gli direi per farlo stare sereno?
Come farei a non sentirmi in colpa per quello che sarà il suo mondo, io che non ho fatto niente per migliorarlo e, anzi, sono stato a guardare?
.
drums
.
Vedo un panorama triste, un futuro fatto di soprusi e repressione.
Vedo l’Africa, la Madre di tutte le terre, usurpata dei suoi frutti, sfruttata, prosciugata di tutte le sue ricchezze, abusata in tutte le sue forme.
Vedo l’America che mostra i muscoli, per nascondere i suoi crimini e le sue paure.
Vedo la Cina che, come una tenia gigante e incontrollata, dovrà per forza mangiare tutte le risorse del globo per sopravvivere, non c’è altro modo.
Vedo l’Europa seduta, che sta ad osservare quello che succede nel mondo e non riesce a comprendere neanche quello che sta accadendo tra i suoi inutili confini.
Vedo questo nostro paese come un buco nero, che ha inghiottito anni di lotte e di conquiste, che è ricaduto in un tempo oscuro, fatto di superficialità, povertà, violenza e persecuzione.
Vivo in questa epoca di profitti, di false verità, di paura del diverso, di ostentazione dell’avere e di volgarità dell’essere.
.
landscape4
 .
Bene, questo è sotto gli occhi di tutti, non sono un pensatore illuminato o un visionario, ma c’è dell’altro, ed è questo che è strano. È strano perché dovrei essere solo arrabbiato per questo, invece vivo una continua oscillazione tra tante sensazioni. Provo sì rabbia, ma allo stesso tempo gioia di vivere, sono schifato eppure gusto la mia possibile partecipazione ad un processo di miglioramento, sono triste ma anche felice di poter ragionare su queste cose, vorrei essere fuori da tutto questo eppure sento la passione nascere dentro.
 E questi sono i momenti in cui la mia creatività, il mio piacere della discussione, i miei appassionati sentimenti danno i frutti migliori.
 
E allora mi chiedo: cosa posso fare?
cosa faccio io?
Cosa scrivo di utile che faccia pensare su questo blog?
A cosa serve la “mia arte”, e come uso i miei strumenti?
.
bass
 
Tempo fa, commentando un post dell’amico BeBop, citavo le parole di Archie Shepp riguardo l’attentato razzista alla chiesa di Birmingham, Alabama, del 15 settembre 1963.

"La morte di tre bambine e il crollo di una chiesa non possono non lasciare una traccia nella vostra esperienza culturale. Ecco che cosa intendo per avanguardia"

E facevo notare anche che quando Coltrane incise Alabama, pezzo bellissimo dedicato al ricordo dello stesso accadimento, la sua musica non vibrava di rabbia o di passione rivoluzionaria.
 
Modi diversi di intendere l’uso della musica come ponte, tra il momento storico ed il suo significato culturale e sociale, un ponte tra il musicista ed il pubblico.
Ma, in ogni caso, c’è la partecipazione attiva agli accadimenti, l’interesse reale, sublimato dall’arte,
al proprio futuro, dopo aver fatto i conti con il passato.
.
piano
.
Venerdì sono andato ad un concerto unico, quello di Toumani Diabatè organizzato dagli amici di T.P. Africa. Un concerto bellissimo, che avrebbe meritato l’auditorium di Roma, l’attenzione dei media, ed un pubblico più numeroso. Due ore di poesia unica, di improvvisazione felice e di una valenza culturale enorme, come ben sintetizzato dalle parole di Giulio Mario Rampelli
“…I dischi non possono rendere l’atmosfera che si crea in presenza di un djeli e del suo strumento, gli occhi chiusi, rapiti all’interno, le mani agili che pizzicano le corde, le melodie notturne e le cascate di note che cadono e volano improvvise. E’ un viaggio nello spazio e nel tempo, guidato da chi conosce altre dimensioni, antiche storie, memorie cancellate…
.
Ebbene, Toumani, questo uomo straordinario figlio di diverse generazioni di griot, che da sempre sfida se stesso nella ricerca musicale tra le radici e la modernità, ad un certo punto ha detto:
“…nel mio Paese, il Mali, abbiamo subìto per anni il colonialismo.
Era difficile, loro avevano il potere e le armi, ma mio padre ed i miei parenti si sono ribellati ugualmente, hanno combattuto questo clima di soprusi e di repressione con i loro strumenti.
Sì, i miei antenati hanno fatto la resistenza con la Kora, il Balafon, la M’bira, quelle erano le loro armi, questi sono i miei strumenti…”
 
Un uomo straordinario, di una grandezza enorme e di una modestia umana rara, bello e inimmaginabile, come solo un Maestro del racconto per immagini poteva ritrarre.
 .
Art by Maurizio Ribichini
Angel, il personaggio musicista di “Cages” di Dave McKean, uno dei romanzi grafici più belli degli ultimi tempi, dal quale sono tratte molte delle immagini che accompagnano questo scritto,
durante un concerto così si rivolge al suo pubblico:
“… è facile vivere per la luce sfavillante del possesso. È facile nascondersi nel buio della fede. Fingendo che tutto ciò che si aggira e sguscia nella notte sia frutto solo dell’immaginazione.
È facile restare dove sei già. Mettere radici. Vegetare. Essere un tubero.
È facile perché tutta l’avidità, l'ignoranza, la negazione del mondo è nata con la prima bugia.
.
Angel
È molto più difficile andare avanti per illuminare altre parti del buio che ci circonda.
È difficile perché devi accettare che se porti una candela accesa, la cera ti brucerà la mano.
Alla fine del giorno il dolore è parte del processo di rivelazione…”
 
Ecco, è questo che mi aspetto dai musicisti che amo.
È a questo che, credo, serva l’Arte.
.
sax
 
E non mi compatite, non mi biasimate, che questa non è una questione personale.
La mia vita procede benissimo, il mio lavoro continua a darmi soddisfazioni ed io cerco di arrecare meno danni possibili a chi mi sta intorno, le mie passioni si nutrono e crescono, il mio amore è al mio fianco e continua a regalarmi attimi preziosi di vita insieme oltre che immagini bellissime che, nella realtà, non scorgo all’orizzonte.
.
Art by Debora Diana
 
Ma voi l’avete mai vista l’Africa?
Avete mai sentito la sua voce?
Avete guardato dentro ai suoi occhi?
Non vi provocano dolore le mosche che gli succhiano via la vita?
Ce la fate ancora a sentirla urlare?
 
Questa questione ci riguarda tutti.
 
Voi cosa fate?
Cosa dite ai vostri figli, che cosa pensate?
 
Voi dormite sereni?
.
faces
 
 
 
“…la paura, ecco cosa impedisce alle persone di sollevarsi. Spesso invocano le loro responsabilità familiari per non impegnarsi attivamente nella lotta. Fin quando ci saranno la paura, l’esercito e le violenze, ci saranno tristezza, lacrime e sangue…”
 
Felà AnikÅ©lapo Kuti on “Sorrow Tears and Blood”
.
Sorrow Tears and Blood by Fela Kuti
 
 
 
 
 
Note alla musica:
intanto una premessa, vi aspetterete solo jazz italiano, come vi ho abituati, ma in questo momento le appartenenze geografiche sono la cosa meno interessante ed utile per me, perciò troverete certamente del buon Jazz, è nel mio cuore, ma c’è dell’altro.
 
Questa non è una selezione musicale, questo è uno stato d’animo.
 
 
  1. “Alabama” di John Coltrane
dal LP Coltrane Live at Birdland, 18 Novembre 1963, Impulse
John Coltrane (ten. s., soprano), McCoy Tyner (p),
Jimmy Garrison (bass), Elvin Jones (drums).
 
  1. “Black and Brown Cherries” di Abdullah Ibrahim
da South Africa, Luglio 1983, enja 5007
Abdullah Ibrahim (p.), Carlos Ward (alto s), Essiet Okun Essiet (bass), Don Mumford (drums)
 
  1. “Hasta Sempre / Fischia il Vento” di Giorgio Gaslini Quartet
dal LP Concerto della Resistenza, Università Statale di Milano, 24 Aprile 1974 –
Edizioni Cultura Popolare VPA 101
Giorgio Gaslini (p), Gianni Bedori (ten. s., soprano),
Bruno Tommaso (bass), Andrea Centazzo (perc.)
 
  1. “Oleodotti a Sud Est” di Claudio Lo Cascio New Jazz Society
dal LP South-East Pipe-Lines, 1975 - Edizioni Cultura Popolare VPA 102
Claudio Lo Cascio (p), Renato D’Anna (el. violin), Rosario Vizzini (el. g), Franco Messina (el. bass), Salvatore Cammarata (drums).
 
  1. “Ballad for a Child” di W.B.Harris
dal LP di Massimo Urbani 360° Aeutopia, Milano 20 Giugno 1979 – Red Record VPA 146
Massimo Urbani (alto s), Ron Burton (p),
Cameron Brown (bass), Beaver Harris (drums).
 
  1. “Sorrow Tears and Blood” di Felà AnikÅ©lapo Kuti
dal LP Sorrow Tears and Blood, 1977 – Kalakuta Records
Fela Kuti (p., tenor sax and vocal) with the Africa 70

postato da: jazzfromitaly alle ore 23:46 | link | commenti (41)
categorie: mother africa
martedì, 13 maggio 2008

Io & Chet Baker, vent’anni fa.

0. Intro
 
Chet Baker
.


Get Music Tracks!Create A Playlist!

Oggi,
in questa stessa notte di vent’anni fa,
una telefonata anonima agli agenti del commissariato di Warmoesstraat, segnalò il ritrovamento di un corpo senza vita sul marciapiede laterale dell’Hotel Prins Hendrik di Amsterdam.
 
Gli agenti intervenuti, scrissero sul rapporto che il corpo era stato ritrovato di fianco ad uno di quei caratteristici paletti allineati sul marciapiede, riverso sul fianco destro in posizione fetale, con una maglietta a maniche corte ed un paio di pantaloni gessati.
Il cranio era fracassato ed il viso ricoperto di sangue.
Accanto al cadavere c’erano un paio di occhiali dalla pesante montatura in tartaruga.
Le condizioni del corpo sembravano di un uomo sui trent’anni, la sua posizione e lo sfondamento del cranio, fecero pensare che fosse caduto da una delle finestre dell’albergo.
Non avendo documenti, non fu possibile identificare il cadavere.
.
the-end
 
Solamente la mattina dopo, Venerdì 13 Maggio 1988 alle ore 08:00, l’ispettore Rob Bloos si presentò all’albergo per una breve indagine e per chiudere il rapporto.
Quando la receptionist disse che il cliente di una camera, chiusa dall’interno, non rispondeva alle sue telefonate, l’ispettore decise di forzare la serratura ed entrare.
Nella stanza il letto era intatto, ed era presente un solo bagaglio,
 una custodia rigida di una tromba.
All’interno c’era il dorato strumento, un orologio, cinquanta fiorini olandesi, un braccialetto, un accendino, meno di un grammo di eroina ed un pezzo di carta con sopra scritto Chet Baker.
 
Il resto che si conosce sulla figura di Chet Baker è Storia,
mistero, gossip o leggenda.
Ma la musica di Chet è reale, incisa una volta per tutte tra i solchi di centinaia di vinile.
Più reale forse dell’uomo che l’ ha interpretata, del quale, ai più, è stato possibile conoscere solo un’immagine.
 
Questo che segue è il mio ricordo di Chet e della sua bellissima musica,
in forma di ballata.
.
Chet-on-Poetry
.
.
.
 
1.     Deep in a Dream
 
“... then from the ceiling, soft music comes stealing;
we glide through a lover’s refrain.
You’re so appealing, that I’m soon revealing
My love for you over again...”
 
Ho conosciuto Chet una sera, alla fine del novembre 1987.
 
Io che, appena diciottenne, ascoltavo il punk dei C.C.C.P. che in quell’anno avevano pubblicato “Socialismo e Barbarie”, io che in maggio avevo visto a Firenze i Litfiba del Live registrato sul disco “Aprite i Vostri Occhi”, io che avevo appena comprato “Kiss me Kissme Kiss me”  dei The Cure e “Tender Prey”, l’ultimo di Nick Cave and the Bad Seeds.
 
Io amavo la musica, ma non conoscevo il Jazz,
e Chet Baker non sapevo nemmeno chi fosse.
 
Ma Alice si, e non ci mise molto a convincermi
“lo devi sentire cantare…” mi disse, “…ti farà innamorare con una sola nota.”
Lei, con quegli occhi maliziosi e quella voce morbida e musicale, avrebbe fatto fare qualunque cosa a chiunque.
.
The incredible C B
 
Il locale si trovava in Corso Vittorio Emanuele, ricavato dallo scantinato di un vecchio palazzo romano, piccolo e pieno di fumo. Noi arrivammo tardi, a concerto già iniziato e, nonostante fosse pieno di gente, si sarebbe potuto sentir cadere uno spillo.
I musicisti erano praticamente in mezzo alla gente, con i tavolini attaccati alle ginocchia. Quello che stava suonando aveva una chitarra, una rada barbetta, pochi capelli unti e lunghi e un assurdo maglione da sci, verde e celeste.
Dietro, in piedi, un ragazzo con una folta capigliatura riccioluta, l’unico di loro in giacca e cravatta, sembrava appeso al contrabbasso, la testa buttata all’indietro e gli occhi piccoli, trasformati da delle lenti molto spesse.
Il terzo, seduto con una tromba appoggiata sulle gambe, era così assorto che sembrava dormisse. Le mani gonfie, una sigaretta dimenticata tra le dita, stivali da cowboy e degli occhiali troppo grandi per il suo viso scavato, segnato come una roccia graffiata dal mare dopo millenni di vento.
.
Chet live
 
Poi, senza aprire gli occhi e muoversi troppo, cominciò a sussurrare
“… la sigaretta mi brucia, mi sveglio
la mano non è ferita ma è il mio cuore che soffre;
ma noi ci ameremo ancora come facevamo una volta,
quando io sogno, profondamente te…”
 
Mi persi un po’ tra le parole che trovavo sdolcinate, ma era il suo modo di cantarle, come fossero dedicate ad ognuno di noi, come se le stesse dicendo piano, intimamente, ad ogni singola persona che si trovava lì, che mi catturò.
Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso, neanche quando Alice mi trascinò tenendomi per mano, facendosi largo tra un mare di gente, fino a raggiungere un tavolo vicinissimo a loro tre, con su scritto “Riservato Miss J”.
In quel momento, molto lentamente, il tipo seduto con gli occhiali alzò la sua tromba. Forse per un gioco di luci, o perché eravamo molto vicini, ma quel movimento mi affascinò, svelandomi tutta la bellezza di quello strumento.
.
chet-w-tp
 
Curve morbide, levigate e perfette, tubi che si incrociano e si ritorcono su se stessi con una naturalezza che non svela complessità, e poi, la lucentezza.
Mille riflessi la fanno esplodere, tra guizzi di luce che si rincorrono accecanti e oscuri lati d’ombra, invertendo le parti in un cambiamento in continuo movimento, su una superficie sempre cangiante, che riflette lui e, cattura e deforma tutti noi.
 
Poi, avvicina la tromba alle labbra e, senza alcuno sforzo, comincia a suonare.
 
Attacca con un soffio caldo, da cui nasce un suono basso, rotondo, soffuso e continuo.
Gli occhi sempre chiusi e le dita, gonfie, che si muovono incredibilmente agili, creando una variazione di suoni che sembra impossibile fare usando solo tre tasti.
La tromba non segue la melodia del cantato, soltanto rifacendolo, ma scende in profondità, esplorando stanze nascoste che la voce non aveva considerato, ricreando un’atmosfera di intima complicità, di dialogo privato, come se suonasse solo per me.
Solamente per uno di noi alla volta.
 
Poi una voce alle spalle, normale e quindi sgradevole, mi riporta alla realtà “Seduto, per favore”.
 
Non me ne ero neanche accorto, ma mi ero innamorato.
 
 chet
 .
.
.
 
2.     Zingaro
 
“…com seus mesmos tristes, velhos fatos
que num àlbum de retratos
eu teimo em colecionar … 
 
Non mi sono ancora seduto che il tipo con la tromba, incurante degli applausi, riprende a suonare.
Subito cala il silenzio, e in tutto il locale è come se il tempo si fosse fermato.
Ci sono solo io, lui e il suo suono.
Nasce una melodia lenta ed avvolgente, che Alice in un sospiro mi presenta come “… bossanova …”.
.
Chet on-light
.
La tromba inizia lenta, indietro nel tempo anzi, sembra addirittura fuori.
In realtà, ma questo lo capirò solo dopo sei o sette minuti, il suo suono è tra il tempo, decidendo se spingerlo avanti o obbligare tutti ad attenderlo, a pendere dalle sue labbra.
Disegna il tema, con un’esecuzione apparentemente noncurante, distaccata e proprio per questo profondamente affascinante, con un suono senza vibrato, quasi parlato,
facendo solo le note necessarie, senza aggiungere niente,
come se quella fosse la prima ed ultima volta che lui suonasse quella canzone.
Poi, con un arpeggio leggero entra la chitarra, ripete il tema tessendo un tappeto di note minime, cristalline, semplici ed ariose che dialogano con la tromba, che replica il pezzo come prima, eppure ancora nuovo.
.
thinking-chet
 
Accanto a me Alice, ad occhi chiusi, sentendo la musica con tutto il suo corpo, in maniera naturale come se stesse respirando, canta a voce bassissima
“…vou colecionar mais um soneto…
outro retrato em branco e preto
a maltratar meu coração…”
 .
È solo quando la chitarra va in assolo che, doppiando il tempo, la canzone si colora di tinte caraibiche, di malinconie latine e ballabili, permettendo cosi alla tromba di interpretare la melodia liberandola, con la stessa bellezza e fragilità del volo di una farfalla.
Per ultimo, il tipo al contrabbasso ricostruisce il tema dalla base, dal tempo e dal suo ritmo, dalla carnalità delle vibrazioni, che si spandono intorno e toccano delicatamente le corde più profonde, tornando all’origine, dove tutto è nato.
In quel momento, finalmente, il tipo con la tromba apre gli occhi piccoli, vispi e furbi, come quelli dei bambini sanno essere, ma su un viso stanco e troppo vecchio. Poi, guardando nella nostra direzione, sorride, stirando la pelle del suo viso finora accartocciata, trasformando la sua bocca piccola e ben disegnata in una stretta fessura, dedicando un affascinante sguardo alla mia compagna.
Nasconde una tragica bellezza quello sguardo, la disperazione dei vinti e la forza di chi deve per sempre continuare a provare, per non morire dentro, per rinascere ogni volta.
 
Finisce il pezzo, lui si alza, ringrazia il pubblico e se ne va, lasciando sulla sedia la sua tromba, ammaccata, graffiata e bella quanto lui.
.
trumpet
.
 Il pubblico applaude, fischia, batte i piedi e lo chiama per nome in un tripudio di follia, tutto per vederlo, per rivederlo ancora una volta.
E infatti lui rientra.
Con un sorriso compiaciuto si offre ancora a noi, ringrazia, prende con dolcezza la sua tromba, si siede e, in un rispettoso silenzio, si accende lento una sigaretta.
.
.
.
 
3.     My Funny Valentine
.
Chet PP
 
Le luci sul piccolo palco sono spente, solo il pulsare della brace della sigaretta che si infuoca e si affievolisce mi ricordano che il tempo passa.
Sempre al buio, pianissimo in crescendo, parte il contrabbasso. Un suono legato, lungo, che con l’arco trascina le note in una lenta melodia, che passa dall’acuto al grave con una consistenza terrena, reale, quasi tangibile.
Poi la chitarra accenna appena il tema. Una breve sequenza di note che si insinua dentro, con la stessa semplice intensità di quelle musiche che, una volta ascoltate, restano in testa tutta la giornata.
 
“…Myyy…
funny Valentine,
sweeet
comic Valentine ...
youu maaaake me smiiile with my heart...”
.
Chet sings
.
 
Quando Chet inizia a cantare, gli altri due cedono il passo, restando nell’ombra di un accompagnamento discreto, riconoscendo alla voce la stessa valenza di uno strumento, con una musicalità ed un senso del ritmo che gli permette di andare avanti da solo, con la bocca attaccata al microfono come se stesse sussurrando nell’orecchio della sua amata.
 
Allunga le vocali quasi a voler rendere interminabile quella dedica d’amore
“… yooour looks are laughable,
unn... photograa... phable
yet, you’re myyy fa-vo-urite work of art...”
 
Tocca di nuovo alla chitarra il ruolo di elevare la musica ad uno stato etereo, un tocco limpido, luminoso, lieve e quasi azzurro, che trasporta la canzone ad un’altezza irraggiungibile per qualsiasi strumento di legno. Riparte dalla prima battuta e, in un assolo dondolante, mi dona l’immagine di un amore che conoscevo, ma di cui non conservavo memoria.
.
Chet
 
“… is your figure leess thaan greek?
iiiis your moouth a little weak?
... when you ooopen it to speack,
aa-aaare you smart...”
 
É solo quando il pizzicato denso e scuro del contrabbasso mi vibra dentro che mi ricordo di non essere solo con Chet.
Guardo accanto a me Alice, il suo profilo africano forte eppure cosi armonico, le sue labbra lisce e arrotondate come le dune di un deserto sconosciuto, affascinanti e pericolose.
Ha i capelli raccolti che scoprono la linea del collo, che parte dalla spalla e sale, perfetta, fin dietro l’orecchio, dove la pelle è delicata e sensibile.
Il solo del bassista fa tornare la canzone reale, disegna le forme e colora la pelle della mia Valentine, che non è più astratta nella mia mente, ma accanto a me in carne e sangue, e mi fa pulsare di vita.
.Chet plays
.
Poi lei chiude gli occhi e, un secondo dopo, il suono della tromba riempie il locale e tutti gli spazi vuoti dentro di me, trasportandomi fuori da tutto, con un suono a volte incerto, caldo e naturale come il vento che si ode tra le foglie, come la brezza che si gode di fronte al mare.
Ripete l’inciso con poche note inevitabili.
Eppure c’è dentro tutta la canzone, una melodia di quelle che non si possono dimenticare, densa e rassicurante, sensuale e romantica come solo certi ricordi sanno essere.
Lui incarna tutte e due le facce della canzone, la porta in alto rendendola spirituale come pura poesia e la riporta nella realtà, tra le lenzuola ancora tiepide di un letto vuoto, donandogli carnalità.
 
Lui è la canzone.
.
old-chet
 
Dopo, in un sospiro riprende a cantare
“… don’t change a hair for me
not if you care for me
stay, little Valentine, stay...
each day is ... a Valentine’s day...”
 
Termina la frase delicatamente, come uscendo da dentro di lei, e non c’è stacco tra le sue parole ed il silenzio che segue. Restiamo tutti ancora assorti, come se quel silenzio facesse parte della sua musica. Lui rimane piegato sul microfono, le labbra che ancora lo toccano, gli occhi chiusi. Solo dopo qualche secondo, interminabile, di quiete, il pubblico si rende conto che la canzone è terminata.
 
 Tra gli applausi Alice si alza e mi dice
“…vieni, ti faccio conoscere Chet.”
.
.
Chet
.
.
.
.
.
.
 
 
Note alla selezione musicale:
mi sarebbe piaciuto registrare quel concerto ma, all’epoca,
la mia passione doveva ancora nascere e questo blog non era che un sogno inutile.
Perciò la scaletta, nonostante riprenda quei brani, è così composta:
 Chet-long
  1. “Blue room”, only vocal – 1’25”
from Deep in a Dream the Ultimate Chet Baker Collection
Pacific Jazz 2002
 
  1. “Deep in a Dream of You” – 6’38”
 from LP Deep in a Dream of You - Moon MLP 026
Chet Baker (tp, v.) Jacques Pelzer (fl) Harold Danko (p)
Isla Eckinger (b)
Rome, Italy, 1976
 
  1. “Portrait in Black and White (Zingaro)” – 15’30”
from LP Memories, Chet Baker in Tokio – Paddie Wheel K28P 6491
Chet Baker (tp, v.), Harol Danko (p), Hein Van Der Geyn (bass),
John Engels (drums)
Tokio, Japan, June 14th, 1987
 
4. “My Funny Valentine” – 7’15”
from LP Chet Baker Sings Again – Timeless SJP 238
Chet Baker (tp, v.), Michel Graillier (p), Riccardo Del Fra (bass),
John Engels (drums)
Monster, Holland, October 8 th, 1985
 
 

postato da: jazzfromitaly alle ore 01:16 | link | commenti (56)
categorie: racconti, chet baker, chet baker in italy
sabato, 10 maggio 2008

MARIO SCHIANO IS ALWAYS FREE, CIAO MARIO...

 Schiano-on-Vista
OGGI,
LA PARTENZA DEFINITIVA DI
MARIO SCHIANO PER LA LUNA,
CON IL SUO VECCHIO SAX “RAMPONE & CAZZANI”
E LA MASCHERA DI PULCINELLA.
 
CIAO MARIO,
ALWAYS FREE.
 Mario Schiano
.
Mario Schiano
Napoli, Luglio 1933 – Roma, 10 Maggio 2008
.
Contro Schiano


Get Music Tracks! Create A Playlist!


‘O VERO FREE*
 
“Me ne jeve ‘na sera mmieze ò mare
cantanne free cù nostalgia
e penzave, guardanne stì lampare
ca nun ce stà cchiù musica ‘a quanne è muorte ‘o free
.
‘O vero free era chillo ‘e ‘na vota, tuccava ‘o core ‘o vero free
pure l’Americane s’o cantavano,
pè miezz’e nire ieve chella museca
ma mò ca e tiempe belle so fernute
‘o core mie fernesce ‘nzieme ‘o free
.
‘O vero free era chilo ‘e ‘na vota, tuccava ‘o core ‘o vero free
ma ‘a tristezza cchiù grossa che m’accide
è ca ‘sti piscature ‘e Margellina
nun canteno cchiù free ma sule rock
ma sulamente ‘o rock”
.
La partenza di Pulcinella per la luna, back
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*Il testo di Mario Schiano, interpretato sul disco "Swimming Pool Orchestra" dal mitico Trottolino, nome d'arte di Umberto D'Ambrosio, è tratto dal libro intervista a Mario Schiano
"Un Cielo di Stelle"
curatore anche di un importante discografia di Mario Schiano.
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Un Cielo di Stelle - a cura di Pierpaolo Faggiano

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On Air:

1. "E' sempre Primavera/Matrice Due" dal LP Partenza di Pulcinella per la Luna, VISTA n. 7 - TPL1 1117, 1974.

2. "Life Saver" dal LP Jazz a Confronto n.8, HORO - HLL 101 08

3. "Apollon 4" registrazione inedita della colonna sonora del film di Gregoretti "Una fabbrica Occupata", registrato a Roma nel febbraio 1969, CD allegato al libro "Un Cielo di Stelle"

4. "Apollon 5" registrazione inedita della colonna sonora del film di Gregoretti "Una fabbrica Occupata", registrato a Roma nel febbraio 1969, CD allegato al libro "Un Cielo di Stelle"

5. "B" dal CD Uncaged, Splasc H CDH 357, 16 aprile 1991

6. "Lover Man" dal LP Old Fashioned, Carosello Jazz from Italy CLE 21043, Roma 5 giugno 1978


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categorie: vista, mario schiano, european free jazz
mercoledì, 07 maggio 2008

HORO RECORDS, JAZZ a confronto

horo records logo


Get Music Tracks! Create A Playlist!

 “In assoluta indipendenza dal troppo rapido variare delle mode e dei gusti, la nostra etichetta vuole rappresentare un preciso punto d’osservazione sul cangiante panorama del jazz d’oggi.

 Non una storia di questa musica dunque, ma semmai un largo florilegio di quanto in essa c’è di attuale, di vivo. [1]
 
Così, quasi quarant’anni fa, veniva presentata al pubblico una delle più prestigiose etichette italiane di jazz, attiva nel decennio degli anni Settanta, che ha contribuito a dare all’Italia un posto di rilievo nel panorama jazzistico internazionale.
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Sinesio-Shepp

Quelle “quattro righe” portano la firma di Aldo Sinesio, regista cinematografico, appassionato di jazz e poi “anomalo” produttore.

“…verso la metà degli anni Quaranta, con la guerra ancora in corso, il jazz si poteva ascoltare alla radio, benché fosse proibito. Tra i primi musicisti che ho ascoltato, ricordo un giovanissimo Charlie Parker.
Ma, all’epoca, la mia vera passione era il cinema." [2]
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Horo32- Lee Konitz back
Aldo Sinesio, siciliano, espatriò a New York, andando a vivere nel Greenwich Village, che negli anni Cinquanta ribolliva nell’enfasi della ricerca culturale, palcoscenico naturale di molti di quegli artisti che, sperimentando nuovi linguaggi, scriveranno la storia contemporanea.
“…era incredibile: la musica nasceva ad ogni angolo di strada. Poteva accadere di entrare in un club fumoso e trovarsi di fronte a Sun Ra. Un concerto poteva iniziare con tre o quattro musicisti e finire con una jam di dieci, quindici persone. Era il centro del mondo…" [3]
 
E lui voleva essere parte attiva di quel mondo che animava la sua passione, divisa tra cinema e jazz.
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Horo-HDP-23-24-Sun-Ra
 
“Uno dei miei primi documentari a sfondo sociale aveva per titolo
“Pane di Zolfo”. La musica che utilizzai era quella di Trane…”
 
“Pane di Zolfo”, non un titolo a caso e la musica, non una qualsiasi ma John Coltrane.
Il pane, è uno degli alimenti “poveri” fondamentali della cultura gastronomica italiana ed anche il più rappresentativo.
Senza pane non si va a tavola, sarebbe inconcepibile.
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Johnny Griffin
Le miniere di zolfo, per quasi duecento anni hanno profondamente segnato - nel bene e nel male - l'economia, la storia e la cultura di quella parte della Sicilia compresa nelle province di Caltanissetta, Agrigento, Enna e sono anche tristemente ricordate nell’opera di un altro grande siciliano, Luigi Pirandello, in "Ciàula scopre la luna" [4]. Questa novella, dalle tinte di critica sociale, racconta tramite la vicenda di un “caruso”, Ciàula,
il sistema di estrazione dalle miniere che ha contribuito a sviluppare il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile.
I carusi erano bambini da 7 ai 12 anni, che dalle profondità delle gallerie portavano i carichi di zolfo sulle spalle. La loro paga consisteva in una somma esigua anticipata alla famiglia in cambio dell'uso del bambino. A causa di questo debito il caruso riceveva solo acconti, quasi sempre in natura, come farina, olio e spesso solo pane.
Il pane e lo zolfo.
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Sinesio-Roach
 
Sinesio, nato in una realtà difficile come quella siciliana, una volta tornato in Italia voleva cambiare il mondo attraverso il linguaggio della sua passione, il cinema politico, raccontando di tradizione e sfruttamento.
 
“… ma l’Italia non era – e non è ancora – un paese libero, ed incontrai notevoli difficoltà. Quando capii che non potevo lavorare con il cinema politico nel mio paese, pensai che il jazz, non avendo parole ma solo musica, poteva essere un valido compromesso. Dopo aver lavorato per un breve periodo nella RAI come collaboratore esterno, capii che non era il mio ambiente e cominciai a produrre sonorizzazioni per sottofondi con la Fly Records. I proventi di questa etichetta venivano reinvestiti nel progetto della HORO Records, un’etichetta solamente di jazz…" [5]
 
La HORO Records nasce a Roma nel 1972 ed è, per me,
l’equivalente italiano della impulse! Americana.
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Horo 5 Giancarlo Schiaffini
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Il sound inciso nei dischi delle due labels, è intriso dello spirito di quegli anni, fatto di sperimentazione musicale e di indignazione politica.
Entrambe sono riuscite ad amalgamare i diversi stili musicali ed i tanti approcci personali in una sonorità precisa e moderna, le cui tracce sono importanti ancora oggi.
Provate a fare i nomi delle due labels a qualsiasi appassionato di jazz,
che sia americano, giapponese o bergamasco.
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Giancarlo Barigozzi
Per la impulse registrò sia Duke Ellington che McCoy Tyner,
Earl Hines come Keith Jarrett, sia Pee Wee Russell che Pharaoh Sanders.
Sui dischi HORO troviamo sia Renato Sellani che Sun Ra,
Gianni Basso come Archie Shepp, Oscar Valdambrini come Lester Bowie.
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Le due labels, sono caratterizzate per la devozione alla musica d’avanguardia, ultima significativa direzione presa dal jazz.
Su etichetta impulse abbiamo praticamente tutto John Coltrane,
 per la Horo registrò il primo disco a proprio nome Massimo Urbani.
 
Ed anche nel brand io trovo similitudini:
Arancione e nero per la impulse,
“…a significare il fuoco e l’ebano, la furia e l’orgoglio” [6] e
Rosso, nero e bianco per la HORO.
Il rosso della passione e della politica, il nero ed il bianco come due opposti necessari al jazz ed uniti nel confronto.
 
“… concentrai tutte le mie forze e l’esperienza accumulata tra gli Stati Uniti e l’Italia, per iniziare a produrre dischi di artisti che avevo già incontrato a New York o qui. Quando iniziai tutti credevano che sarei fallito nell’arco di pochi mesi, invece eccomi qua, con un catalogo da far invidia alle più importanti major discografiche…” [7]
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Horo8 Mario Schiano & Giorgio Gaslini
 
L’etichetta prosegue il suo “percorso” fino a tutto il ’79, registrando Mario Schiano, Steve Lacy, Enrico Rava, Johnny Griffin, Giancarlo Schiaffini, Lee Konitz, Piero Umiliani, Gil Evans, Giorgio Gaslini, Max Roach, Giancarlo Barigozzi, Sam Rivers, Enrico Pieranunzi, Roswell Rudd e l’elenco potrebbe continuare. Grandi personaggi fatti incontrare in studio, messi a confronto in Italia, registrati con progetti inediti quasi sempre negli storici “Studi TITANIA” di Roma.
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Renato Sellani
“… ci pare importante sottolineare che la novità essenziale della collana è quella di non utilizzare in nessun caso nastri già incisi per altre case e variamente pubblicati: ogni brano contenuto in un qualsiasi disco HORO è stato appositamente registrato per noi, dando inediti e stimolanti risultati per quanto riguarda l’incontro, nei nostri studi, di personalità jazzistiche di diversa estrazione…" [8]
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E infatti, sui dischi HORO, troviamo piccole gemme che hanno per titolo “Blues for Sinesio” e “Roma Today” di Lee Konitz, “Music Inn Blues” di Johnny Griffin, “Calypso in Roma” di Don Pullen, “Open City- Città Aperta” e “Volare” di Ran Blake,
“Vento Rosso” di Enrico Rava ….
 
L’impegno e la passione di questo straordinario produttore, hanno dato vita ad una settantina di dischi memorabili.
“il primo fu Frank Rosolino, un grande trombonista. Con un musicista del suo calibro in catalogo, fu tutto più facile. Al secondo, Johnny Griffin, gli chiesi di registrare con me, e quando lui mi chiese il perché gli risposi che lo aveva già fatto Rosolino, e lui accettò. Ancora ricordo l’incontro con Gil Evans, un gran signore. Non mi conosceva, e l’accordo fu preso in una hall di un piccolo albergo romano.
 Alla fine erano gli stessi musicisti a chiamarmi prima di venire in Italia.”
 .
Horo13 MassimoUrbani
Ma il suo vero guadagno è stato il rispetto dei maggiori artisti della scena jazz internazionale che, praticamente, hanno tutti inciso per lui.
 
“…una volta stabilita la parte economica si comportavano da veri professionisti. Durante la trattativa avevano la sicurezza e la consapevolezza di essere tra i più grandi del mondo. In quel momento, la maggior parte di loro, stava godendo di una fama internazionale che gli permetteva di chiedere qualunque cosa. Capivano subito con chi avevano a che fare e non avevano la presunzione di sparare cifre improponibili per un piccolo produttore.”
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Horo26- Stafford James
Ed anche della critica, che ha riconosciuto l’importanza della produzione HORO, citata dal New York Times e recensita da critici internazionali come Nat Hentoff e Ira Gitler. Le note sul retro di copertina, di questi bellissimi LP, documentano il periodo con scritti di Roberto Capasso, Enrico Cogno, Gian Mario Maletto, Marcello Piras, Franco Fayenz, Walter Mauro, Mario Luzzi, Gianni Gualberto….
 
Tra i solchi di questi vinile, nella grafica di queste copertine,
tra le note autografe che occupano tutto il retro del disco,
c’è la Storia del Jazz.
 .
 Horo 8 back
 La musica della HORO si è sviluppata su tre serie,
delle quali la più importante, una vera e propria collana organica è,
a mio parere, la serie JAZZ a Confronto.
 
“…proprio perché la collana non intende essere aperta solo ad alcune esperienze e preclusa ad altre, si chiama JAZZ a Confronto:
confronto di idee, di generazioni, di stili, di suoni, di ispirazioni. Una serie che vuole registrare su disco senza alcuna discriminazione, il miglior jazz di tutto il mondo, sperando che questa meravigliosa musica del popolo esca definitivamente fuori dall’isolamento dove l’ignoranza ed il potere politico/economico vorrebbero lasciarla…” [9]
Queste parole, sempre a firma di Aldo Sinesio, sono scritte sulle buste interne di protezione del vinile, dove di solito trovano posto dei messaggi promozionali.
 
Qui, invece, c’è una vera e propria dichiarazione politica e d’intenti,
tra l’altro mantenuti.
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Horo18 Hampton & Gojkovic
 
Dal 1980, non c’è stata più alcuna nuova produzione a firma di Sinesio.
Fino ad oggi, tutti i dischi dell’etichetta HORO, non sono mai stati ristampati in CD e vengono battuti alle aste per collezionisti anche per diverse centinaia di euro.
Io sono a conoscenza di un solo titolo ristampato esclusivamente per il mercato giapponese [?]
Diversi forum internazionali cercano il contatto con Aldo Sinesio,
il quale si deve essere preso una pausa
“…quando penso alle cose che ho fatto rivivo un sogno. Ora sono pronto a ricominciare, a rimettere il catalogo in commercio, gestendo il tutto da un sito internet. Inoltre ci sono diverse etichette interessate al mio catalogo. Sono rientrato da poco dagli USA per questo motivo…” [10]
 
Qualcuno di voi ha notizie?
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HoroHDP31-32 Gil Evans
 
Brani musicali:
 
 “Canto Ritrovato” dal LP
Jazz a confronto n. 8 HLL 101-08 di Mario Schiano e Giorgio Gaslini,
Roma 12 Febbraio 1974:
Mario Schiano (alto s), Bruno Tommaso (bass), Giorgio Gaslini (p)
 
 “Costa Bruciata” dal LP
Jazz a confronto n. 26 HLL 101-26 di Stafford James, Roma 31 Luglio 1975:
Stafford James (bass), Enrico Rava (tp), Dave Burrell (p), Beaver Harris (drums)
 
“Pastoral” dal LP
Jazz a confronto n. 6 HLL 101-06 di Giancarlo Barigozzi, Milano Dicembre 1973:
Giancarlo Barigozzi (sopr. s), Bruno Tommaso (bass), Gianni Cazzola (drums)
 
 “Chiaroscuro” dal LP
Jazz a confronto n. 5 HLL 101-05 di Giancarlo Schiaffini, Roma Giugno 1973:
Giancarlo Schiaffini (trne), Massimo Urbani (alto s), Maurizio Giammarco (sopr. s), Martin Joseph (p), Bruno Tommaso (bass), Michele Iannaccone (perc.)
 
“Up from the Skies” dal LP
HORO HDP 31/32 di Gil Evans, Roma 29 Luglio 1978:
Gil Evans (p., el. p), Steve Lacy (sopr. s), Arthur Blythe (alto s.), Lew Soloff (tp), Earl Mc Intyre (trne), Peter Levin (keyboards), Don Pate (bass), Noel Mc Ghee (drums)
 
“Blues for Sinesio” dal LP
Jazz a confronto n. 32 HLL 101-32 di Lee Konitz, Roma 17 Gennaio 1976:
Lee Konitz (alto s), Dave Cliff (g), Peter Ind (bass), Al Levitt (drums).
 
“Leslie” dal LP
Jazz a confronto n. 8 HLL 101-08 di Mario Schiano e Giorgio Gaslini,
Roma 12 Febbraio 1974:
Mario Schiano (alto s), Maurizio Giammarco (ten. s), Toni Formichella (ten. s),
Massimo Urbani (sopr. s), Bruno Tommaso (bass), Michele Iannaccone (drums).
 
My HORO Records List
 
 
Scheda tecnica delle produzioni HORO:
 
HORO HLL 101 “JAZZ a Confronto”
 
·        La collana è composta da 35 LP,
che riportano il numero di serie che va da HLL 101-01 a quello di HLL 101-35, registrati a Roma tra il 1972 ed il 1976.
·        Tutti i dischi hanno la copertina singola
·        Questa collana ha avuto quattro serie con diversi stili grafici di copertina,
che sono cambiati negli anni.
·        Anche la grafica dell’etichetta tonda del vinile (label) è cambiata di conseguenza, eccetto per la prima e la seconda serie che hanno la stessa grafica.
·        Alcuni titoli delle prime tre serie sono stati ristampati dalla HORO con le diverse e successive grafiche di copertina.
 
 
 
Specifiche della grafica di copertina e della label
della serie “jazz a confronto”
 
·        La grafica originale degli LP da 01 a 05 è composta da un disegno in nero di Angelo Canevari su sfondo rosso, con una fascia verticale bianca lungo tutto il lato destro, con il nome della collana ed il nome del musicista.
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Horo03 Gianni-Basso
 
Solo il primo volume della serie (HLL 101-01) è stato stampato in poche copie con la fascia verticale marrone a destra con il nome del musicista, successivamente ristampato con la fascia bianca.
 .
Horo1 Irio De Paula
La label tonda del vinile è rossa con le scritte nere ed il logo della HORO bianco.
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Horo-3-Lbl
 Alcuni di questi cinque LP sono stati ristampati in seguito con la grafica delle copertine successive.
 
 
·        La grafica originale degli LP da 06 a 12 è composta dallo stesso disegno in nero di Angelo Canevari su uno sfondo rosso, attraversato da diverse strisce bianche verticali. Il nome della collana è stampato in alto in rosso e nero ed il nome del musicista è stampato in basso in nero.
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 Horo2 Marcello Rosa
La label tonda del vinile è rossa con le scritte nere ed il logo della HORO bianco.
 
Alcuni di questi LP sono stati ristampati in seguito con la stessa grafica di copertina, ma con la label tonda del vinile bianca, attraversata da una striscia orizzontale rossa, con le scritte in nero ed il logo della HORO in rosso.
 
 
·        La grafica originale degli LP da 13 a 24 è composta da una grande foto del musicista, in nero, su uno sfondo a strisce orizzontali di diversi colori. Il nome della collana è stampato in basso, in bianco e nero, su una fascia rosa e quello dell’artista è parte integrante dello sfondo.
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 Jazz a confronto 14 Rava
La label tonda del vinile è bianca, attraversata da una striscia orizzontale rossa, con le scritte in nero ed il logo della HORO in rosso.
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Horo14 Label 
Alcuni di questi LP sono stati ristampati in seguito con la grafica delle copertine successive.
 
 
·        La grafica originale degli LP da 25 a 35 è composta da un’illustrazione materica sui toni delle terre. Il nome della collana è parte integrante dell’illustrazione, ed è posto in diagonale, il nome del musicista è stampato in alto, in bianco, su una fascia blu notte.
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 Horo-30-Iacoucci
La foto del musicista è diventata parte grafica del retro di copertina, stampata nero su giallo.
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Horo26-back
La label tonda del vinile è gialla con le scritte in blu, ed attraversata da una fascia blu, sulla quale è stampato il logo della HORO in giallo.
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Horo32-label
 
 
 
HORO HZ
·        La collana è composta da 12 LP,
che riportano il numero di serie che va da HZ 01 a quello di HZ 12,
registrati a Roma tra il 1975 ed il 1978.
·        Tutti i dischi hanno la copertina singola, laminata.
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Horohz02 Don Pullen
 .
Horo-HZ-05 Steve Lacy
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HORO HDP
·        La collana è composta da 21 doppi LP,
che riportano il numero di serie che va da HDP 01/02 a quello di HDP 41/42,
registrati a Roma tra il 1976 ed il 1979.
·        Tutti i dischi hanno la copertina apribile a libro, laminata
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Laboratorio della Quercia
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HoroHDP07-08 Ran Blake
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HoroHDP3-4 Sam Rivers
 
Altri titoli
HORO HSN
·        Io sono a conoscenza di due soli titoli di questa serie:

HSN 751 Irio De Paula “Maracanà” del febbraio 1974

HSN 752 Mimmo De Tullio “Non con Rabbia…” con Cicci Cantucci, Sal Genovese ed altri.

 
HORO “Il Portico”
·        Ho notizie di un LP di lettura di poesie con sottofondo musicale:
HLL 104-01 Massimo Mollica/ Irio De Paula “Leggende di Sicilia”
 
HORO Euromusikal
·        Posseggo questo LP, campione gratuito a scopo promozionale,
stampato per la fabbrica di chitarre “Di Giorgio”
EM 100 De Paula/Urso/Vieira “Manaus” del 1977
.
HoroEM100 manaus
 
 
 
 
 


[1] Dalle note di copertina della serie
[2] Alessandro Casella intervista Aldo Sinesio, il Giaguaro magazine, anno I° n°2, maggio 2000.
[3] Intervista a Sinesio, cit.
[4] Luigi Pirandello, Dal naso al cielo, ed. R.Bemporad e F., Firenze 1924 – ristampa in Oscar Mondatori 1993 e in Novelle per un anno Giunti, 1994
[5] Intervista a Sinesio, cit.
[6] “The House that Trane built”, di Ashley Kahn, Il Saggiatore, Milano 2007.
[7] Intervista a Sinesio, cit.
[8] Dalle note di copertina della serie
[9] Scritta di Aldo Sinesio sulla busta originale interna degli LP.
[10] intervista Aldo Sinesio, il Giaguaro magazine, anno I° n°2, maggio 2000.

sabato, 03 maggio 2008

ITALIAN JAZZ LABELS

- preview -
 
Come ho detto altre volte, non sarebbe possibile raccontare la storia del jazz senza la documentazione – fondamentale – della musica attraverso il supporto del disco.
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Basso & Valdambrini
.
Già nel 1934, Gian Carlo Testoni così si esprime sul valore dell’incisione fonografica:
“…ma per veder nascere un amore per il disco così come quello per i libri o per gli oggetti d’arte, bisogna che le case discografiche per prime, e nel loro interesse, siano convinte di questa necessità e che la loro coscienza fonografica si arricchisca di tutte quelle sfumature artistiche, culturali, psicologiche e tecniche adatte a persuadere ed incitare. Ma che cos’è una coscienza fonografica e dove può avere sede? La coscienza fonografica è anzitutto un orgoglio dei produttori, i quali debbono sapere che la loro industria è utile alla patria non meno di qualsiasi altra e che il disco non è un giocattolo, ma uno strumento di cultura.” [1]
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gil cuppini nord
 
Dischi di jazz nel nostro paese circolano da sempre, ma i dischi dei musicisti italiani, prodotti in Italia, hanno una storia diversa.
Dietro questi dischi,
ci sono innanzitutto dei grandi musicisti, poi dei produttori e, ovviamente, delle etichette discografiche.
 .
quarant
Delle etichette degli inizi ne ho già parlato:
Si conoscono i rari 78 giri degli inizi (1920/1930) e, anche sotto la dittatura fascista, nonostante le restrizioni ed i divieti,
furono pubblicati diversi dischi (1935/1945) incisi su piccole label.
Finalmente, finita la guerra e caduto il regime, grazie all’affermazione del microsolco, ci fu la massima diffusione degli Extended Playing e dei Long Playing, permettendo così la nascita di quello che potremmo definire il
jazz italiano moderno (dal 1950 in poi).
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Ora, in questa categoria, veniamo alle etichette nate successivamente,
dagli anni Settanta fino ai nostri giorni, perlopiù indipendenti e con dietro un’idea ed un’etica di produzione, oltre che un produttore appassionato.
La prima sarà la jazz label italiana più importante nel panorama internazionale.
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stereokonitz
 
Quale?
Nel prossimo post…


 
 On air:
"Blue Mirria" by Modern Jazz Gang - EP CETRA Jazz in Italy n°6 - 1960
"Almost Like Being in Love" by Basso & Valdambrini 5et - LP Astraphon - 1959
"Blues del Centenario" by Gianni Sanjust e Enrico Rava - EP Cetra - 1961
"Cool-laboration" by Roberto Nicolosi and His Orchestra - LP Angel Records 1959
 


[1] G.C.Testoni, in “il Disco”, giugno 1934

postato da: jazzfromitaly alle ore 01:06 | link | commenti (9)
categorie: italian jazz labels
giovedì, 01 maggio 2008

The Revolution Will Not Be Televised *

- INTERVALLO - Roma, Italia.

* The Revolution Will Not Be Televised: Gil Scott Heron

 

Chissà se l'anno prossimo festeggeremo ancora il 1° Maggio, come la Festa dei Lavoratori, e la ricorrenza dei gravi incidenti avvenuti ai primi di maggio 1886 a Chicago-Illinois, noti come la "Rivolta di Haymarket".

Sicuramente ci sarà proibito festeggiare il 25 Aprile, giorno della Liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo.

Lui


postato da: jazzfromitaly alle ore 00:46 | link | commenti (15)
categorie: jazz e fascismo