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giovedì, 31 luglio 2008

JAZZ TRIP

Art by Dave McKean  

 

In Viaggio.
Non c’è situazione migliore per la scoperta di nuove strade e, allo stesso tempo, per la conoscenza delle proprie origini.
 Art by Dave McKean
.
Il viaggio non ha né la forza delle radici né la bellezza dei fiori,
è la linfa vitale che scorre in mezzo.
 
Il viaggio, come concetto, è un fantastico ossimoro,
è un momento di attesa, in pieno movimento.
.
Kenya Landscape
 .
Il viaggio, inteso come spostamento da un punto, più o meno conosciuto,
ad un altro, più o meno sconosciuto,
è anche un percorso di ricerca, fisica e geografica o spirituale ed emotiva.
Non possiede la certezza della nuova destinazione,
e nemmeno il calore degli affetti del punto di partenza.
.
Art by Dave McKean
 .
Il viaggio è il piacere dell’immateriale, è libera improvvisazione,
è eccitazione allo stato puro.
.
Landscape
 .
Per cui parto,
lascio questa città che, nonostante tutto, non riesco a smettere di amare.
Lascio questa casa, la mia casa, lascio i miei dischi, il lavoro, questo blog.
E lascio anche Voi.
Solo il mio amore viene con me, come sempre.
.
Art by Dave McKean
 
Un disco bellissimo di Hugh Masekela, ha per titolo questa frase:
Home Is Where The Music Is.
 
Devo aggiungere altro?
 
Su non fate quelle facce, che non vi lascio soli.
Questa volta oltre ad aprirvi le porte del mio cuore e permetterVi di ascoltare le tracce di emozioni che colleziono sugli scaffali, vi faccio scegliere.
.
Kenya Landscape
 
E si, perché ogni viaggio che si rispetti è sinonimo di libertà, per cui la colonna sonora di questo viaggio la potete scegliere Voi.
Avete tre itinerari musicali a disposizione, quella del mio viaggio la state ascoltando in sottofondo, per le altre direzioni, a voi la scelta.


Trip Selection B

 
Rimangono fermi la tappa di partenza, cioè l’amore ed il desiderio per le sonorità altre, e quella di arrivo, cioè ‘stà città, che è bella come er sole, e che non potrò mai lasciare.
In mezzo il blues, nelle sue mille direzioni, perché puoi sempre cercare di andare altrove ma tutto torna là, alle radici, alla canzone popolare, a quelle magiche dodici battute che, una volta che ti entrano dentro, ti restano “appiccicate ar core”.


Trip Selection C

 
Spero di ritrovarvi, un giorno,
 buon viaggio e... scrivete.
.
good trip
 
Nella vita bisogna assolutamente amare qualcosa. È il solo mezzo, a nostra disposizione, per sfuggire alla routine quotidiana. La musica, Jazz o classica o africana non importa, è l’ideale per questo scopo. Noi tutti abbiamo bisogno della musica. È la musica che spazza via la polvere della vita di tutti i giorni.
Art Blakey
_____________________

Note alle selezioni musicali.

 

Trip Selection A, on Air :

1.     Brown Rice, by Don Cherry, from LP “Brown Rice”, EMI 1975

2.     Blues for Mama, by Nina Simone, from LP “Sings the Blues”, RCA Victor 1967

3.     Milano Blues, by Bob Cooper, from LP “The Modern Jazz vol.1”, Stella 1968

4.     Ella Red Blues, by Romano Mussolini, from LP “Trio e All Stars”, Family 1972 (reprint)

5.     Sinnò me Moro, by Ardecore, from CD “Chimera”, il Manifesto 2007

 

 

Trip Selection B :

1.     Mulatu, by Mulatu Astatke, from LP “Mulatu of Ethiopia”, Worthy 1972

2.     Stack O’Lee Blues, by Little Laura Dukes, from LP “Tennessee Blues”, Albatros 1972

3.     Blues, by Buddy Collette, from Lp “The Modern Jazz vol.5”, Joker 1961

4.     Passa il Tempo, by Gil Cuppini, from LP “Un Sogno di Cristallo”, Meazzi 1970

5.     Fiore dè Gioventù, by Ardecore, from CD “Ardecore”, il Manifesto 2004

 

 

Trip Selection C :

1.     Languta, by Hugh Masekela, from LP “Introducing Hedzoleh Soundz”, Blue Thumb 1973

2.     Billie’s Blues (I Love Man), by Billie Holiday, from CD “Bitter Fruit”, bootleg 1995

3.     Soft Blue Blues Blues, by Romano Mussolini, from CD “Minor Blues in Saint Louis”, videoradio

4.     Blues for a Reason, by Chet Baker, from LP “Blues for a Reason”, Criss Cross 1984

5.     Come Te Posso Amà, by Ardecore, from CD “Ardecore”, il Manifesto 2004

 

_________________

Art by Dave McKean.
Published by Allen Spiegel Fine Arts, Hourglass
In Italy by Macchia Nera, 2000



postato da: jazzfromitaly alle ore 01:02 | link | commenti (27)
categorie:
sabato, 19 luglio 2008

APPUNTAMENTO CON... NUNZIO ROTONDO

IL SOGNO DI NUNZIO

Stefano Ricci



Oggi scriverò poco, perchè voglio condividere con voi un sogno, il sogno di Nunzio Rotondo.

Stefano Ricci

Nunzio ha condotto per molto tempo delle trasmissioni radiofoniche alla RAI, dove parlava di amore, di Jazz, di amicizia, di Sogni. Raccontava la vita, insomma.

Stefano Ricci

Nunzio, quel Sogno lo vive ancora. Vorrebbe sempre suonare, far ascoltare splendida musica, sottolineare con le sue poetiche parole le cose belle ed importanti della vita.

Stefano Ricci

Ma siete, insieme a me, tra i pochi fortunati che possono ascoltare le sue parole, diffuse nell'aria da quelle mitiche trasmissioni radiofoniche.

Oggi, agli uomini importanti della RAI, non sembrano più interessanti, pensano che non facciano audience, addirittura, si dice in giro, che facciano pensare, che risvegliano le coscienze. E questo, per alcuni detentori del potere culturale, sembra non essere buono. Può essere addirittura pericoloso. Meglio una canzonetta facile, un programma leggero e via, senza pensare a niente.

Stefano Ricci

A Voi, non piacerebbe piantare un albero?

E non sarebbe un Sogno ascoltare ancora questa voce, che si diffonde leggera dalla radio per entrare con delicatezza nei nostri cuori?



postato da: jazzfromitaly alle ore 21:18 | link | commenti (24)
categorie: jazz italiano moderno, nunzio rotondo
sabato, 12 luglio 2008

HAVE YOU NEVER MET MR. UMBERTO CESÀRI ?

Roman New Orleans Jazz Band


MusicPlaylist

Qualche giorno fa ho ricevuto un pacco con alcuni dischi acquistati in rete.
Mi capita spesso, avrete capito che la mia passione si nutre dell’accumulo fisico di nuove registrazioni, ma non sempre mi capita di sorprendermi così.
 
Mi spiego:
Due settimane fa ho incontrato un signore che vendeva una serie di LP, quasi tutti di Jazz tradizionale, roba tipo Lino Patruno & la Milan College Jazz Society, con diversi ospiti stranieri come Bud Freeman, Eddie Miller, Jimmy Mc Partland.
Insomma sano swing, gustoso revival, jazz liscio.
Tra i vari vinile della stessa etichetta, il venditore ne aveva messo in vendita uno di Umberto Cesàri, intitolato semplicemente “Reminiscenze 1975” nessun’altra informazione in merito.
.
Umberto Cesàri
 .
È ovvio che per uno che ha raccolto almeno tremila vinile nella sua vita, di cui una buona parte di jazz italiano, il nome di Umberto Cesàri non suona del tutto nuovo, ma è legato comunque a poche facciate di 78giri, a rare partecipazioni, a registrazioni mitologiche, oramai.
Ma un disco a suo nome, quando mai, non si è mai sentito.
Contatto il tipo dell’inserzione che mi conferma il titolo e mi dice che non ha altre informazioni, perché il disco è sigillato. Mi scrive però i nomi delle canzoni registrate, grandi standard come “Laura”, “How Hig the Moon”, “Body and Soul”, “I’ll Remember April” e via dicendo.
 
Effettuo subito il pagamento, modesto in realtà, ed attendo immaginandomi il suono di questo disco leggendario.
Intanto leggo quel poco che trovo sulla musica di Cesàri, cosi facendo mi avvicino con grande rispetto anche alla figura umana di Umberto.
.
Alberto Burri - Sacco 5 P, 1953
 .
La prima cosa che trovo è il ritratto, misterioso e mitologico, che ne fa Enrico Cogno su uno dei libri più interessanti scritti nel nostro paese su questa amata musica Jazz Inchiesta: Italia [1]
.
"Umberto Cesàri è entrato nella leggenda. Pianista geniale, pilota di jets, medium, corridore automobilista, adoratore di Art Tatum, ora vive (uomo triste o felice?) dietro i vetri di una finestra, a guardare il mondo del quale non vuole fare più parte.
Nel 1950, trentenne, sbalordì l'Italia con la sua tecnica incredibile e venne considerato il miglior pianista italiano.
Suonò a lungo alla radio, incise con Pes e Loffredo, in trio, e con il quartetto di Aurelio Ciarallo.
Adesso di Cesàri  si parla come si usa fare per le figure mitiche, con affetto, con rimpianto, ammirazione.
In un'epoca votata alla divulgazione, al consumo, allo scambio informativo, un pianista che non divulga, non consuma, non scambia informazioni e vive in una stanza guardando il mondo da dietro i vetri ha, in effetti, qualcosa di irreale e magico. E', anche se vivo, già uomo-leggenda.
Chiedere ad un giovane musicista se conosce il nome di Cesàri sarebbe tempo perso. Non saprebbe chi è. E' fuori del mondo.
Chiedere a Cesàri se conosce il mondo è tempo perso. E' fuori della finestra"
.
Alberto Burri - Combustione C 1, 1959
 .
Chi è quest’uomo che ama il progresso e la velocità e, allo stesso tempo, resta immobile nel suo isolamento?
Che musica nasce da quelle mani geniali, che percorrono rapide quel metro e venti di tastiera per chilometri e chilometri, stando ferme in una stanza?
 
Nell’incisione con il Trio di Roma, l’ultima traccia di questa selezione, di bassa qualità ma di inaudita novità per l’epoca, è il trattamento che Cesàri riserva al noto tema di Porter che lascia sbalorditi ancora oggi.
Pensate la reazione all’ascolto originale, negli anni ’50. Arrigo Polillo, ascoltò il trio al Cinema Splendore di Roma, e fu molto colpito da questa versione "originalissima" e "quanto mai progressiva" di Begin The Beguine, al punto da far incidere immediatamente il Trio, inserendolo nella preziosa raccolta uscita per la Parlophone, che documentava su disco “Quarant’anni di Jazz in Italia”.
.
quarant
.
Ascoltando le altre registrazioni di Cesàri, ad esempio la prima traccia di questa selezione, registrata con il Marcello Riccio (cl) 5et a Roma nel 1959, dove suona con uno swing inesorabile, che non si ripete mai uguale a se stesso e la seconda, con la Romans New Orleans Jazz Band (1957/1960), sono la velocità e la spericolatezza che rendono unico il suono del suo pianoforte, supportati da una mostruosa tecnica, una smisurata fantasia, un tocco geniale e sopraffino, che avrebbe dovuto lanciarlo nell’olimpo dei miti come il suo amato Art Tatum. Nel 1960 registra diverse facciate per la prestigiosa RCA, ma poi, improvvisamente cambia direzione, nel senso che non autorizzerà mai la pubblicazione. 
Questi straordinari elementi musicali, unitamente al rifiuto totale della formazione accademica, rendono ancora più mitologico questo personaggio.
.
“…lo entusiasmava la rivincita del sapere popolare sul sapere scientifico. Per quattro anni, narrava, aveva frequentato il Conservatorio di S. Cecilia senza saper leggere la musica: suonava tutto a orecchio. Poi il maestro scoprì il bluff e lo cacciò via, ma gli disse: sei un fenomeno. Non aver avuto la benedizione della Cultura Ufficiale gli era fonte di irrisolte tensioni interiori. Da un lato si vantava di essere una smentita vivente ai dogmi accademici, proprio come il guaritore che sconfigge il medico. Dall'altro, la mancanza di studi regolari lo rendeva insicuro. Per lui, alle sue opere mancava sempre una virgola per essere perfette, e per questo le nascondeva” [2]
.
Alberto Burri - Grande Plastica 1, 1962
 
Le cronache raccontano che Umberto Cesàri si rifiuta di suonare in pubblico, si nasconde in casa e, addirittura, scompare.
Studi più approfonditi riconducono il suo comportamento “anomalo” ad un trauma bellico, una fucilazione simulata, che lascia il segno sull’esposizione del suo corpo musicale di fronte ad un pubblico di sconosciuti. Altri interpretano questo gesto, come una difesa della purezza della sua arte contro la commercializzazione della stessa.
.
"Dagli anni '50 in poi, insieme alla naturale, insopprimibile spinta evolutiva di tutto lo scibile umano, si verificò quel fenomeno d'involuzione pratica che tutti gli artisti ed intellettuali più puri (o meno impuri) deprecano e dal quale ben pochi si salvano...Con l'arte pura, infatti, non si sarebbe facilmente conseguito il guadagno e il successo.
Ed è proprio da qui che ha origine la prima seria ribellione e la frustrazione del nostro personaggio. Il quale non avrebbe mai rinunciato alla sua purezza e nobiltà artistica per bramosia di facili guadagni e successi. Egli - pur apprezzando e classificando realisticamente ogni tendenza, scuola, stilema - ha sempre sostenuto e dimostrato che la vera musica è e deve essere la sintesi più perfetta delle più nobili espressioni e proposizioni, al pari di tutte le arti e della scienza. Ed ovviamente ha sempre badato con seria attenzione al jazz come fonte genuina d'ispirazione e di progresso, se non altro come stimolo al sempre maggiore arricchimento del tessuto melodico."
[3]
.Alberto Burri - Rosso Plastica, 1964
.
Il suo esilio volontario, però, non lo allontanò dall’arte, tutt’altro.
Cesàri continuò a suonare e registrare ininterrottamente, a dipingere, a scrivere saggi e poesie.
I pochi che lo hanno frequentato nel periodo del ritiro, ci restituiscono un’immagine più sfaccettata e profonda del musicista geniale e solitario e, proprio per questo, ancora più affascinante.
.
"In realtà, definire Cesàri "musicista" è perfino riduttivo. Si interessava di mille cose. Nella sua stanza gli oggetti più disparati si accavallavano come le idee musicali nei suoi assoli. Dipingeva, in uno stile figurativo moderno e aspro. Scriveva, anche, e amava dialogare.
Era un parlatore straordinario. Suoi temi prediletti erano le moto, gli aerei, il paracadutismo di cui amava descrivere le ebbrezze. Narrava storie bizzarre, in cui vi era sempre un colpo di scena. Mostrava profonda conoscenza di ogni argomento, e così si conquistava la fiducia dell'interlocutore. Poi, pian piano, le sue storie diventavano sempre più strane, fino a sfumare impercettibilmente nell'irreale. Si usciva da casa sua percorsi da una sottile inquietudine. E veniva spontaneo ripercorrere mentalmente quelle storie, cercando di separarvi realtà e fantasia. Niente: la cucitura non si trovava. Era geniale in tutto. E in tutto esprimeva la sua fantasia grandiosa, monumentale e bizzarra, barocca e tortuosa, amante di tutto ciò che è massiccio, denso, affollato, convulso, traboccante, inaspettato e spettacolare. Se avesse scritto romanzi, avrebbe rivaleggiato con Borges e Garcìa Marquez. E chissà non ne abbia scritti. I suoi cassetti potrebbero celare sorprese."
[4]
.
Alberto Burri - Nero Cretto G 4, 1975
 
Anche Enrico Cogno, tra i primi ad interessarsi a questa particolare figura del jazz italiano, con il quale ho aperto questo scritto, aggiunge nuove considerazioni e descrive altre sfumature del leggendario Umberto Cesàri, ricollocando così il mito, semplicemente, al ritratto di un uomo straordinario.
.
 “La stanza nella quale Cesàri mi ospita è eccitante. Voglio dire che è una stanza nella quale si potrebbe girare un film, una stanza che "fa colore". E' completamente tappezzata di cartoni, scatole di "ondulato" appiattite al muro, collages di auto da corsa, foto di motociclette in curva a 250 all'ora. Soprattutto cartoni (quelli usati per l'imballo delle uova) applicati in funzione di pannelli fonoassorbenti. Ci sediamo accanto al pianoforte, un mezza-coda antico che riempie l'ambiente. Cerco di sovrapporre l’immagine di questo Umberto Cesàri che mi siede di fronte (un corpo tarchiato, un volto aperto e simpatico) con quella creata sulle descrizioni raccolte a suo tempo. La sovrapposizione non riesce.
Cesàri, visto così, non ha nulla di mitico, di leggendario. E' un uomo con le sue idee (giuste? accettabili? obiettive? Non lo so. Le sue idee) che sembra perfettamente inserito nel mondo. L'immagine di lui dietro i vetri è suggestiva ma letteraria, finta e anche un po' retorica. E mi dispiace di averla data, poichè non è quella vera, ma al tempo stesso mi piace averla riportata così come l'ho raccolta in giro, perchè è quella che ho raccolto in giro.
Umberto Cesari parla molto, tanto, di tutto e di tutti. Del jazz, del suo jazz, ha una visione (lo dico con profondo affetto) che mi ricorda una frase del grande Vasarely: "un pizzico di megalomania è la spinta indispensabile in ogni fatto creativo".
Se non avessi sentito, poco più tardi, un suo duetto con Oscar Peterson (quest'ultimo con Ray Brown e Ed Thigpen nei brani della Canadian Suite a tutto volume sul giradischi, Cesari al centro della stanza a sbalordirmi, con le mani fredde senza atmosfera, nelle armonizzazioni più complesse e difficili che abbia ascoltato da un pianista europeo) avrei potuto dire che Cesari è soltanto un personaggio originale e basta.
Ma quel modo di trattare il piano e la mostruosa tecnica usata ne fanno un personaggio tout-court, assolutamente unico nel mondo del jazz italiano."
[5]
.
Alberto Burri - Bianco Plastica B L, 1967
 .
Ed è in quella stanza che Umberto suona senza sosta, è su quel palcoscenico nascosto che alimenta la sua passione, è li che sfida la sua stessa tecnica più e più volte, registrandosi sempre per poi ascoltarsi ancora, appassionato pubblico di se stesso.
Ed è da quei nastri che è nato “Reminiscenze 1975” il disco che mi è capitato tra le mani, registrazioni in piano solo precedenti al 1975, pubblicate per volontà di Cesàri stesso nel 1982. [6]
.
Per reminiscènza la lingua italiana intende il ricordarsi in modo vago e impreciso di una cosa quasi dimenticata.
Ed avrebbe senso, riguardo una musica che, così si crede, rappresenti una passione giovanile, un ricordo di vent’anni fa, l’immagine sbiadita di un’emozione passata.
Ma Cesàri è un genio, non ha mai smesso di suonare ed ama la discussione filosofica quanto i colpi di scena improvvisi e bizzarri. E allora la reminiscènza si distingue dalla memoria, così è anche nella terminologia platonica, indicando un momento della conoscenza delle idee che, presenti nella memoria, vengono come risvegliate e ritrovate, attraverso un processo di purificazione, dalla sensibilità.
Il titolo descrive meglio di mille parole il perché l’autore abbia accettato la pubblicazione tardiva di quelle sue musiche. Lui che si era rifiutato a contratti milionari, che aveva detto no agli uomini della RAI, lui che non si sentiva mai “adeguato” ad una registrazione pubblica, ora licenzia un disco privato, offre ad un pubblico che oggi non lo conosce un ritratto intimo della sua amata musica, coerente come lui, purificata dalle tentazioni del music business e, infinitamente geniale.
.
Umberto Cesàri
 
Questo tesoro di musica mi è arrivato l’altro giorno, dentro un anonimo pacco piatto di cartone ondulato.
Questa grande lezione di vita mi ha consegnato il postino inconsapevole.
Una reminiscènza splendente, nascosta tra i solchi conosciuti e oscuri di un vinile di più di venticinque anni fa.
 
Umberto sarebbe felice di questa storia bizzarra, io mi alzo in piedi e batto le mani.
 
 
 


[1] Enrico Cogno, “Jazz Inchiesta Italia – Cappelli Editore, Bologna 1971
[2] Marcello Piras, Musica Jazz - Dicembre 1992
[3] Giulio Tripputi, Musica Jazz - Maggio 1968
 
[4] Marcello Piras, Musica Jazz - Dicembre 1992
[5] Enrico Cogno, Musica Jazz - Agosto/Settembre 1972
[6] Umberto Cesari “Reminiscenze 1975” – Carosello Jazz from Italy, CLE 21050



martedì, 01 luglio 2008

OGGI HO SENTITO NUNZIO ROTONDO.

Nunzio Rotondo


MusicPlaylist

.
Non nel senso dei suoi dischi, che sono belli e rari come le stelle nel cielo, ma proprio Nunzio, oggi l’ho chiamato.
Conoscevo già la poesia della sua musica, la voce umana e sensuale della sua tromba, le dolci melodie delle sue composizioni.
E mi ero già incontrato con l’eleganza di Nunzio uomo, con la musicalità delle sue parole, con la ricchezza dei suoi contenuti, con il tesoro dei suoi ricordi.
 
Ma sentirlo, ogni volta, è emozione pura.
.
Alberto Sughi - Il Balcone sul Mare - 1986
 
Nunzio Rotondo, il grande trombettista italiano, è uno dei musicisti più apprezzati nel mondo. Ha suonato con Miles Davis, che non a caso lo chiamava brother, con Duke Ellington, Clifford Brown e Quincy Jones, che lo ha ricordato nella recente intervista su Repubblica.
Per anni ha scambiato suoni, respiri, frasi, lettere, ricordi ed emozioni con i suoi amici Clark Terry, Dizzy Gillespie, Sonny Rollins.
 
Nunzio è un musicista colto e raffinato, che ha coltivato una tecnica sopraffina ed ha sempre suonato tantissimo. Ancora oggi studia molte ore sullo strumento, e lo ha fatto sempre, tutti i giorni, con una costanza importante ed un’inventiva straordinaria.
Infatti, ogni volta che imbocca la sua Martin blu e verde, tutte le volte, è come se inventasse un tema.
Nunzio Rotondo ha inciso pezzi che hanno dettato la direzione del Jazz italiano moderno, con titoli evocativi di mondi esotici e naturali e con suoni di un altro pianeta.
Stelle Filanti del ’52, Music for Nobody del ’53, Thaganoghi e Noghitonghi del ’57, Garineipaulus del ’59 e poi ancora Suono Verde, Cinnamomo, Naghatinghi Ninghi, Suoni Veloci, Stuzzicontano, De Concilius, Noi e Loro.
.
Nunzio Rotondo è il Jazz italiano senza tempo, infatti nei suoi gruppi hanno suonato da Vittorio Paltrinieri a Franco D'Andrea (p), da Gil Cuppini a Franco Mondini (drums), da Roberto Nicolosi a Maurizio Majorana (bass), da Enzo Scoppa a Leandro "Gato" Barbieri (ten. sax) e potrei continuare all'infinito con Romano Mussolini, Gino Marinacci, Mal Waldron, Franco Cerri, Giancarlo Barigozzi, Carlo Loffredo....
 
Nunzio Rotondo vive per il Jazz.
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Nunzio Rotondo & Dizzy Gillespie
.
“…per me suonare Jazz voleva dire fare solo quello al cento per cento, che però mi sembrava una cosa impossibile. E infatti lo era. In Italia non c’era nessuno che facesse solo quello.
C’era solo Nunzio Rotondo.
Nunzio era il jazzista più interessante in Italia. Ha avuto una partenza sfolgorante al Festival di Parigi, negli anni Cinquanta, poi una lenta sparizione. Era un trombettista unico, ogni sua nota aveva un peso.
 Il suo suono mi ha molto influenzato…” [1]
 
Nunzio è un musicista conosciuto e stimato in Italia, aveva vinto nel ‘52 il referendum di Musica Jazz come miglior trombettista italiano, ma fu a Parigi che Nunzio Rotondo ebbe la consacrazione sui palcoscenici del Jazz internazionale, dove rappresentò l’Italia e la RAI al secondo “Salon du Jazz” che si svolse il 29 Marzo 1952 nella mitica Salle Pleyel.
Il suo sestetto ebbe l’ingrato compito di aprire questo importante festival internazionale e l’emozione è ancora viva nei ricordi del nostro Nunzio.
Due pezzi, “Stelle Filanti” composizione di Rotondo e “Move” di Denzil Best e fu l’apoteosi.
La cronaca racconta che dopo l’esibizione del sestetto di Nunzio, fu introdotto in scena un complesso inglese, la quale esibizione fu sovrastata, per i primi venti minuti, dagli applausi, dai fischi e dalle richieste di bis per Rotondò (come l’avevano ribattezzato i francesi).
.
Alberto Sughi - Andare Dove? - 1992
 
Charles Delauney, il famoso storico e severo critico del Jazz, che presentava il “Salon du Jazz” proprio di quell’edizione, scrisse su “Le Figaro” :
Nunzio Rotondo è il più grande trombettista d’Europa, la risposta europea a Miles Davis” e Andrè Clergeat, nella stessa occasione disse :
“ Rotondo è dotato di una bellissima sonorità, di un’eccellente tecnica e di un temperamento sensibile. Non vedo al momento trombettisti europei che possono rivaleggiare con Lui…”
 
Tre o quattro giorni dopo, al ritorno in Italia, “il più grande trombettista d’Europa” (ma Nunzio non aveva ancora letto i giornali francesi) si dovette fermare a Torino perché non aveva i soldi per prendere il treno da Parigi fino a Roma. Per cui chiamò in RAI, chiedendo se era possibile organizzare un concerto dal momento che a Torino c’era il bravissimo pianista Peter Angela (che non si chiamava ancora Piero e Quark era distante anni luce a venire). I dirigenti furono entusiasti di trasmettere il  “più grande trombettista d’Europa” e gli inviarono subito trentacinquemilalire.
. 
Nunzio racconta ancora sorridendo questa storia.
.
Anche la critica italiana (sempre ossequiosa dei cugini nobili d’oltralpe) accolse il “più grande trombettista d’Europa” con elogi e parole di merito.
Ma Nunzio era sempre quello di quattro giorni prima, ed il suo Jazz sempre quello che avrebbe suonato domani, perché Nunzio Rotondo suona alla Nunzio Rotondo.
Arrigo Polillo, in occasione del festival organizzato dal Circolo Napoletano di Jazz, scrisse sul mensile Musica Jazz: “ il suo stile attuale è notevolmente diverso da quello di un tempo: la sua voce è più rilucente, il suo fraseggio è più nutrito ed incalzante, la sua tecnica più scaltra. Vi prego di credermi se vi dico che se ne avessi sentito una registrazione lo avrei scambiato forse per Davis o per qualche altro solista americano di classe: mai e poi mai avrei pensato ad un trombettista italiano…”
 
Nunzio Rotondo
Da li in poi una cascata di premi, e numerosi riconoscimenti :
miglior solista di Jazz moderno al Festival Jazz di Roma del ’58;
Diapason d’Oro nel 1966 con la motivazione:
 “a Nunzio Rotondo, eccellente jazzman, per la sua dedizione appassionata che lo porta ad essere giustamente allineato tra i migliori jazzisti europei e tra i primi trombettisti del mondo” e per ultimo il “Premio alla musica di Nunzio Rotondo” (16 novembre 2006) della Città di Manerbio (BS), un riconoscimento fortemente voluto dal sindaco Cesare Trebeschi e dall’assessore alla cultura Alberto Cherubini, con la direzione artistica di Umberto Fanni.
Questa piccola e attenta città del bresciano, nell’ambito del MANERBIO JAZZ FESTIVAL ha creato appositamente un progetto che ha visto per protagonista la stupenda musica di Nunzio Rotondo, le cui composizioni sono state arrangiate ed eseguite dall’Orchestra Brixia Art Project con la partecipazione del trombettista Kyle Gregory, del sassofonista tenore Sandro Torriani e la voce recitante di Carlo Rivolta.
Nunzio ricorda un’accoglienza straordinaria, una bellissima atmosfera, un’aria di gioia e felicità. Questo è amore per il Jazz, questo è il rispetto per gli uomini che hanno fatto grande questa musica.
 
E Milano, “capitale” dell’industria italiana del disco cosa fa?
E Roma, città natale di questo grande musicista, sonnecchia??
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Nunzio è un importante musicista, forse più considerato all’estero che dai nostri “operatori culturali”, forse poco conosciuto dagli attuali uomini della RAI che ignorano il suo valore (o vogliono ignorarlo?) e dagli organizzatori dei Festival del Jazz che fanno di tutto per riempire le arene, anche a scapito della musica stessa.
 
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Alberto Sughi - Andare Dove? - 1991.
Ma è anche con l’uomo che ho parlato oggi anzi, soprattutto, con Nunzio.
La modestia che esprime quest’uomo, forse non si può descrivere a parole.
Forse ognuno di noi dovrebbe avere la fortuna di poter assistere a quell’evento speciale che è incontrare Nunzio Rotondo.
Forse ognuno di noi dovrebbe aver la fortuna di godere della gioia di vivere che emana quest’uomo.
Forse ognuno di noi dovrebbe aver la fortuna di ascoltare almeno una volta il suo canto d’amore. Amore per il Jazz, per la libertà che esso esprime, per il rispetto degli uomini, per la bellezza straordinaria delle donne, per la natura, per le emozioni.
 
Ecco, io oggi ho assistito ad un miracolo. La felicità è fatta di attimi, dice Nunzio, ma esiste, bisogna solo saper ascoltare.
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Nunzio Rotondo
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Avremmo potuto parlare di un nostro prossimo incontro, di una probabile intervista, del mio sogno di scrivere un libro sulla sua vita, di una sua possibile trasmissione radiofonica – ne ha condotte tante, per trent’anni – di un suo, tanto aspettato, concerto.
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E invece, con serena naturalezza, abbiamo parlato di clochard che non scendono a compromessi, di pittura che riempie i nostri cuori, degli occhi dei bambini che credono alle favole, di un suo amico tranviere, del canto dell’usignolo.
Abbiamo riso, insieme, quando ricordava le difficoltà delle annunciatrici che dovevano pronunciare i titoli delle sue composizioni.
Ci siamo emozionati, noi due, parlando della bellezza di un sole che sorge, delle donne lontane dai nostri sguardi, di uomini grandi come Sandro Pertini, e ci siamo anche indignati parlando della situazione in cui si trova Napoli, una delle città più belle del mondo, delle foreste che spariscono, della TV che non comunica più ma “intrattiene” nel modo più superficiale possibile.
 
Insomma,ci siamo sentiti vivi.
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Alberto Sughi - Notturno - 1999
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In fondo, il vero Jazz è questo.
Il Jazz è emozione, improvvisazione, scambi reciproci, feeling, ricordi di frasi bellissime ed invenzioni momentanee.
Il Jazz è vita, ed oggi ho avuto la fortuna di fare una Jam con un Maestro del Jazz, e di ascoltare il canto di un amico che conosce la vita.
 
Oggi ho sentito Nunzio Rotondo,
domani, di sicuro, lo richiamo.
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Nunzio Rotondo
 
“…Il Jazz è Poesia, è Amore;
è il messaggio sentimentale che il musicista da al mondo intero
attraverso lo strumento che predilige e suona…”
Nunzio Rotondo
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[1] Enrico Rava, “Note necessarie, come un’autobiografia”, Febbraio 2004 - Minimum Fax, Roma.
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La musica di Nunzio Rotondo, la potete ascoltare sui due CD che Radio RAI – Via Asiago 10 gli ha dedicato:

Nunzio Rotondo
Sound and Silence  TWI CD AS 05 18

 

Nunzio Rotondo
The Legend  TWI CD AS 07 44

postato da: jazzfromitaly alle ore 23:28 | link | commenti (42)
categorie: jazz italiano moderno, nunzio rotondo