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mercoledì, 25 febbraio 2009

NEW DIRECTIONS - Le Stelle del '79

 In effetti non capitava spesso, ma quella volta mia madre si era proprio impuntata.


 

 

L’ultima volta che avevano litigato per lo stesso motivo, era all’inizio di quell’anno, alla fine di un freddissimo gennaio, quando mio padre volle andare a Genova per partecipare ad un funerale.

Lui, alla fine, se ne andò sbattendo la porta, infuriato e praticamente cieco alla ragione, ed io ricordo ancora la corsa di mia madre alla finestra, dalla quale anche io mi affacciai, per vedere solamente mio padre salire in macchina di Sergio, lo zio Sergio.
L’altro ricordo è legato al suo rientro, a notte fonda. Mentre mia madre gli scaldava una tazza di latte lui se ne stava seduto al tavolo della cucina, in silenzio.
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Quando li raggiunsi, mio padre aveva gli occhi rossi, mi fece sedere sulle sue gambe e mi chiese perché non dormivo.
Io gli dissi che volevo sapere perché era andato lontano, come era questa città e di chi era il funerale.
Lui mi mise addosso il suo maglione grigio e mi disse soltanto che era morto un amico, che avevamo perso un fratello, che avevano ammazzato un compagno.
Mi disse che era stata anche colpa sua, se Guido non c’era più.
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Poi aggiunse che non si può restare fermi a guardare, che la vita di un fratello vale quanto la tua.
Questo lo disse due volte, guardandomi negli occhi e chiedendomi se avevo capito.
Io non capii molto, ma ero contento di averlo a casa e nelle sue parole trovai il senso recondito di una grande lezione, un legame indissolubile tra amore e dolore ed una necessaria bellezza nel partecipare alle cose.

Ma questa volta no, questa volta era diverso...
Leggi il seguito su Nazione Indiana
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Illustrazioni di Maurizio Ribichini
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On Air:
"All The Things You Are" by Mario Schiano & Antonello Salis
from LP Old Fashioned, Roma 5 giugno 1978,
Carosello Jazz from Italy CLE 21043

postato da: jazzfromitaly alle ore 12:12 | link | commenti (20)
categorie: racconti
martedì, 24 febbraio 2009

NEWS from HORO RECORDS

By Aldo Sinesio & Gianni Morelenbaum Gualberto

 
Ricevo e, molto volentieri, pubblico questo messaggio:
Aldo Sinesio sta preparando, con la mia collaborazione, il rientro della HORO sul mercato. Entro pochissimo saranno disponibili i CD tratti dal quintuplo album di Freddie Hubbard e un inedito, un duo fra Dave Burrell e Sam Woodyard. A poco a poco l'intero catalogo sarà pubblicato su CD e non è esclusa una ripresa dell'attività produttiva.
A presto,
Gianni Morelenbaum Gualberto
22 Febbraio 2009 - 11:31

Bene.
Da un po’ “girava” la voce di una possibile ripubblicazione del catalogo, io ne avevo parlato anche con Paolo Scotti, che con la sua Deja Vu sta facendo un ottimo lavoro di recupero e di produzione di una parte del Jazz italiano.
Ma qui c’è di più, c’è lo scoop e ci sono i diretti interessati, perché Gianni è stato il collaboratore di Sinesio per un bel po’ di tempo, oltre ad essere un attento osservatore della scena musicale contemporanea.

Per cui, oltre che ringraziare Gianni Gualberto che ha scelto anche questo blog per una notizia che reputo, per quanto mi riguarda, esplosiva,
a parte la felicità nel poter recuperare quei pochi dischi di questa mitica label che ancora non ho raccolto in vinile,
oltre all’importanza che trovo nel recupero della memoria storica in tutti i suoi sensi, e quello culturale è tra i primi che intendo,
oltre al fatto che, una volta tanto, possiamo essere - casualmente, per carità - orgogliosi di essere italiani, oltre al valore oggettivo della maggior parte di queste incisioni, ho ancora delle curiosità da soddisfare.

Horo-HDP-23-24-Sun-Ra

 
Dello splendido duo me ne parlasti tu, Gianni, era luglio, ricordi?
Ma il grande Hubbard non è stato mai pubblicato su Horo, cos’è stà storia del quintuplo album?

Jazz a confronto 14 Rava

 
Inoltre io ricordo un tuo interessante intervento su un libro di quasi trent’anni fa, intitolato “Nascita e sviluppo delle etichette discografiche indipendenti”, dove attestavi che nel vasto catalogo della HORO c’erano opere buone e mediocri, con una casualità di scelta che toglieva organicità al lavoro dell’etichetta, che necessitava di un migliore editing e di un più approfondito taglio grafico.
Per cui, sarà vostra intenzione ripubblicare l’intero catalogo, cosa che io trovo giusta per dare integrità all’operazione, o solo quei dischi che riterrete più riusciti? Ci sarà una nuova veste grafica e redazionale o intendete mantenere l’aspetto originale anche per dare un valore aggiunto alla ripubblicazione?

 
Come sarà distribuita la produzione? Ci sarà un sito dedicato?
Poi parli di una ripresa dell’attività produttiva, cioè c’è l’intenzione di mettere in catalogo voci nuove?
 
Per ultimo, lo sai quanti collezionisti metterai sul lastrico, gente che ha impegnato anche la moglie pur di possedere una copia mint di “New Steps”, “A European Proposal”, “Catch”, “Parabola”, “Open City” o “The Loadstar” ?

Lo so, tu ci dai una notizia bella ed io ti rompo le palle con una sfilza di domande, ma parliamo della HORO, capisci?
È come dire che non si può andare in un covo di Jazz addicted, tirar fuori la roba migliore, far assaggiare appena appena l’amaro sulle gengive e poi sparire.
E no, caro Gianni, qui ti devi fermare, ti devi confrontare, ci devi chiarire, c’è da condividere, please.

Sinesio-Shepp

 
Non era forse questo uno dei principi di quella splendida etichetta?
 
Grazie di tutto Gianni, aspetto news con il piatto che già gira.
 
A presto.

 
p.s.
Per tutti quelli che hanno commentato i miei post sulla HORO, annuncio che possiamo partire con le prenotazioni. Io mi rendo disponibile a tenere il conto.

lunedì, 16 febbraio 2009

Mario Schiano & Giorgio Gaslini

 Jazz A Confronto 8 - HORO


 

 

Il 1974 è importante per capire l’aria che si respirava in quegli anni.
 
Inizia in un clima di austerità, dove la “fantomatica” crisi petrolifera impone targhe alterne e propone aumenti dell’oro nero fino al 250%.
Neanche un mese dopo vanno sotto accusa diversi uomini politici e funzionari ministeriali per aver ricevuto tangenti dall’Unione Petrolifera Italiana in cambio di false dichiarazioni che giustifichino l’aumento incontrollato della benzina. 
Nessuna crisi, solo la solita smania di profitto.

 Francis Bacon part of "Deuxième Version de Triptyque 1944" - 1988
.
Il 12 Maggio si và alle urne per il referendum abrogativo sul divorzio, fortemente voluto dalla chiesa, dal suo braccio politico, la DC, e dai conservatori del MSI.
Su trentatré milioni e mezzo di elettori, il 59% vota NO all’abrogazione di questo diritto. Forte la partecipazione delle donne.
 
Qualche giorno dopo, durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati, in Piazza della Loggia a Brescia, una bomba uccide otto persone e ne ferisce più di cento. La strage verrà rivendicata dai fascisti di “Ordine Nero”.
 
A San Benedetto Val di Sambro, il 4 Agosto, il treno Italicus esplode per un’altra bomba.
Un volantino di Ordine Nero così rivendica la strage: «Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti».

 Piazza della Loggia, Brescia
.
In Settembre, il neonato Nucleo antiterrorismo guidato dal generale Dalla Chiesa, arresta Renato Curcio ed Enrico Franceschini, appartenenti alle Brigate Rosse.
 
All’inizio di Ottobre, la Fiat annuncia la cassa integrazione per 65.000 operai.
 
Alla fine di Novembre viene proclamato il quarto Governo Moro, con La Malfa e Spadolini e la solita sfilza di democristiani. Al Ministero del Bilancio c’è Andreotti, che nomina sottosegretario Salvo Lima, più volte coinvolto in indagini della commissione antimafia.
 
Capite che aria intendo?
Non sentite puzza di bruciato??

Félicien Rops "Le Tentazioni di Sant'Antonio" - 1878
.
Il 12 Febbraio 1974, a Roma, entrano in studio per la prima volta insieme, Mario Schiano e Giorgio Gaslini, due dei musicisti più rappresentativi di quella che sarà la stagione più libera e creativa del Jazz italiano.
Entrambi avevano contribuito ad innescare quello che verrà interpretato come il momento di rinnovamento di questa musica, ognuno con il proprio, personalissimo modo che si differenzia dall’altro eppure si compensa nello stesso momento.
Il frutto di questo incontro è il disco che state ascoltando.
 
Gaslini, disegna con consapevolezza la volontà di cambiamento, costruisce schemi di rottura attraverso la forma colta della composizione, insegna il Jazz al conservatorio, sdoganandone l’importanza culturale.
Schiano afferma la spontaneità e la rabbia necessaria per la trasformazione, sostiene l’importanza della performance dal vivo, incrocia ed ingloba altri linguaggi artistici, con un unico obiettivo, quello del messaggio.

.
Uno ha fatto dell’intenzionalità la scelta più libera della sua ricerca.
L’altro ha usato il principio della casualità per intendere il senso della sua stessa vita.
 
Tutti e due comunque si muovono sul terreno del recupero della tradizione, ed allo stesso tempo esplorano instancabilmente il cielo sconosciuto dell’improvvisazione.
Entrambe, insomma, cercano la ricchezza dell’universo umano.
Tutti e due fungono da poli aggregatori per le giovani leve di allora, che poi diverranno i maestri di oggi, e promuovono, accompagnano, stimolano ed utilizzano l’energia giovanile per ottenere il miglior risultato che la loro ricerca potrà mai dare.
 
Giorgio Gaslini aveva anticipato le urgenze musicali che saranno proprie degli anni Settanta, già nel Febbraio del 1966 con New Feelings.
Nel Novembre dello stesso anno, dal vivo al Folkstudio di Roma, con un manifesto che ne anticipa i contenuti [1], nasce il “Gruppo Romano Free Jazz” di Mario Schiano con Franco Pecori e Marcello Melis.

 Francis Bacon part of "Triptyque, août 1972"
.
Il 28 Maggio 1968, nei giorni in cui a Parigi, Berkeley ed in altre università cominciano i moti studenteschi, Gaslini registra con una Big Band dal vivo “Il fiume furore, Jazz per il movimento studentesco / Canto per i martiri negri in memoria di Martin Luther King”.
 
Il 25 Aprile del ’70, festa della Liberazione nazifascista, lo Schiano Trio incide “If not ecstatic we refund”,
un disco che presenta l’originalità di lasciare affiorare continuamente, sotto il tumulto e le impertinenze anarchiche, un’eredità. […] Non si sa dire se questa anteriorità è accusata, derisa o al contrario è rivendicata come un’assenza.
Forse la risposta è un po’ e un po’.
Questa incertezza mette voglia di conoscere meglio questi musicisti che, nel loro disprezzo di strade troppo nettamente tracciate, elaborano simili ragionamenti. [2]

 
Nel 1972 a Giorgio Gaslini fu assegnata la cattedra di Jazz al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Tra i suoi allievi c’erano Bruno Tommaso e Patrizia Scascitelli, mentre tra gli uditori parteciparono Massimo Urbani, Maurizio Giammarco, Tommaso Vittorini ed altri. Queste saranno le nuove forze del Jazz italiano, le voci infuocate di quegli anni, le menti più creative del nostro panorama.
Nel Gennaio del ’73 Mario Schiano registra il bellissimo Sud, proprio con questi giovani maestri.
Nel Marzo dello stesso anno tocca a Gaslini far registrare “i suoi allievi”.
La prima documentazione appare nel disco “Message”, con guest come Enrico Rava & Paul Rutherford. Successivamente, nel giugno 1973, ancora a nome del pianista milanese esce “Favola Pop – Reportage dall’isola di Utopia”.
 
Questo passaggio degli stessi musicisti nell’opera di uno o dell’altro titolare, ci permette di vedere quanto i percorsi di Schiano & Gaslini, all’apparenza agli antipodi, siano in realtà molto vicini.
Questo, oltre il fatto di rendere loro il merito di aver creduto in questi giovani, di averli aiutati a liberarsi dalla “schiavitù” dell’emulazione del linguaggio del Jazz americano e di averli così consegnati, per sempre, all’olimpo dei jazzmen.

 Félicien Rops "Pornocrate" - 1878
.
“…nell’ambiente circolò la voce che per realizzare «Sud» io gli avevo praticamente fregato allievi ed uditori, il che non era vero, perché quei musicisti li avevo scoperti io, giovanissimi. Così, quando Aldo Sinesio mi invitò a realizzare un disco per la sua collana, la Horo, ed io gli proposi un incontro con Gaslini, molti erano sicuri che Giorgio non sarebbe venuto. Invece quando arrivai in sala di registrazione lui era lì che mi aspettava da un’ora! Giorgio intervenne in due brani, unitamente a Bruno Tommaso, «Unità» e «Canto ritrovato», un antico canto lombardo da lui rielaborato.” [3]
 
Il disco della Horo è il numero 8 della mitica serie Jazz A Confronto, un disco cardine del Jazz italiano di quegli anni, dove si raggiunge “… il giusto punto di fusione nell’apparente dicotomia della «casualità-intenzionale». Tutto è frutto cioè, di quanto si è voluto fare, in un ambito dove tutto era da scoprire per caso.” [4]
 
Non è forse questo il segreto del Jazz?

 
Credits:
Label: HORO
Catalog#: HLL 101-8
Format: LP
Country: Italy
Released: 1974
 
Mario Schiano (alto sax),
Bruno Tommaso (bass),
Michele Iannaccone (drums on A1, A2, B2, B3),
Maurizio Giammarco (ten. sax on A1, fl, p, on A2, B2),
Toni Formichella (ten. sax on A1, A2, B2),
Massimo Urbani (soprano sax on A2, B2),
Giorgio Gaslini (p. on B1, B3)
 
 
Tracklisting:
A1) White Brush (Giammarco) – 14’10”
A2) Life Saver (Schiano) – 5’50”
 
B1) Canto Ritrovato (Gaslini) – 5’28”
B2) Lesile (Formichella) – 6’43”
B3) Unità (Gaslini) – 11’11”

 


[1]
[2] Recensione di Alain Gerber su Jazz Magazine del febbraio 1972
[3] Mario Schiano in “Un cielo di Stelle” libro/intervista di Pierpaolo Faggiano – manifestolibri 2003
[4] Enrico Cogno dalle note di copertina del disco

domenica, 08 febbraio 2009

Maurizio Giammarco & Andrea Centazzo

Davanti e Oltre la Soglia

Art by Jackson Pollock “the Deep”, 1953

 

 

 

Come dicevo negli ultimi post, la necessità di trovare nuove strade, il tentativo continuo di aperture inaspettate, il coraggio di portare oltre il proprio universo conosciuto l’indispensabile ricerca, è tra le mie poche possibilità di salvezza.
.
 
Il pezzo per Nazione Indiana è nato, uscito di getto come spesso amo più fare, come io sono, nonostante le apparenze.
Ed allora i ricordi si sono uniti alle emozioni, il sapere ha fatto spazio alle invenzioni, l’individualità è penetrata nel collettivo generazionale, così, naturalmente e miracolosamente insieme, come il passaggio di una nuvola nel cielo.
Domani lo faccio leggere a D.
Lei ha sempre la precedenza e l’esclusiva, non solo sulle mie idee, ma sulla mia vita.
Poi lo invio ad Andrea, per sapere cosa ne pensa.
 
Nel frattempo questo disco, a me caro per l’universo delicato e stratificato di cui è composto, mi sembrava la cosa più vicina all’emozione che ho provato.
 
Vi terrò aggiornati.
.
 
Credits:
Label: VISTA
product by IT for the RCA
Catalog#: TPL1 1114
Format: LP
Country: Italy
Released: 1974, april & may

Maurizio Giammarco & Andrea Centazzo
 
Tracklisting:
A1) Musica Originale dal Film della Mia Vita (Giammarco) – 5’38”
       M.G. (el. soprano sax, fl, prep. p.), A.C. (drums, perc)
A2) Shapperpie (Centazzo) – 4’21”
A3) Il Filosofo (Giammarco) - 3’19”
       M.G. (ten. sax, sopranino, fl, p, bell harmony)
A4) Ti Ho Portata fra le Nuvole (Giammarco) – 4’19”
       M.G. (soprano sax, bells), A.C. (drums, bells),
       Giuppi Paone (vocal)
A5) Davanti e Oltre la Soglia (Giammarco) – 5’07”
 
B1) Dkas (Giammarco - Centazzo) – 2’41”
       M.G. (sopranino sax, bells), A.C. (drums, tamburelli)
B2) Flash on the Rock Scene (Giammarco - Centazzo) – 5’36”
       M.G. (el. soprano sax), A.C. (drums),
       Alvin Curran ( sinthetizer, ring modulator filter for sax)
B3) Canzone per Carla (Centazzo) – 4’45”
       A.C. (drums)
B4) Moruzzo (Giammarco - Centazzo) – 4’23”
B5) Sensazioni della Campagna (Giammarco - Centazzo) – 1’50”
B6) Relaxin’ at Borgo Treppo (Giammarco - Centazzo) – 3’42”
 

martedì, 03 febbraio 2009

»AH« ENRICO RAVA QUARTET



 

 

 

“Parlando di Jazz, è importante far rivivere un tratto spontaneo, non mediato, che proceda sul piano dell’emotività più pura, un modo di rendere Jazz le parole, di usare un segno in sintonia con i problemi degli uomini che del feeling ne hanno fatto un modo di vivere.
Il Jazz è compromissione e comprensione: per parlarne serve compromettersi con chi lo produce e capirne i perché”.

 
Con questo incipit si apre il libro “Jazz inchiesta Italia” di Enrico Cogno, primo di una collana chiamata “Il Jazz degli anni ‘70” purtroppo morta sul nascere, finito di stampare il 03 aprile 1971 per i tipi di Cappelli editore, a mio parere uno degli studi più interessanti, approfonditi e schierati sulla situazione culturale, nello specifico jazzistica, italiana di quegli anni e, forse proprio per questo, mai più ristampato.
 
Stessa sorte è capitata al disco di Enrico Rava che state ascoltando, ed a quello subito successivo, Opening Night che sarà oggetto della mia attenzione in uno dei prossimi post, mai più ripubblicati in CD dalla ECM.

 
Se il libro offre spunti per comprendere il momento storico nell’istante stesso in cui accade (in Italia un altro libro sul Jazz di quegli anni vedrà la luce solo nel 1979, e in un contesto generale, a cura di Luca Cerchiari) e, soprattutto, ci permette di vedere quello che succede all’uomo dietro lo strumento, il disco di Rava è un racconto musicale di quello che è stato “dallo strumento in avanti” e pone le basi per costruire quello che sarà il futuro di questa musica e di quanto sia importante conoscere le proprie radici, per trovare strade alternative che illuminino il futuro.

Diversi contesti per comprendere un unico linguaggio, quello del Jazz, due forme di comunicazione che si intrecciano e rincorrono per raggiungere la stessa finalità, quella di documentare uno dei momenti più creativi della musica contemporanea, delineandone l’inizio e sancendone la fine, momentanea e propiziatoria ad un altro, sempre nuovo inizio.

Il libro di Enrico Cogno, è tra i primi studi nel nostro paese che partecipa attivamente al cambiamento, facendo cioè sempre Jazz ma con un altro strumento, intervistando i primi tra i jazzmen italiani che hanno lottato per il rinnovamento del loro status, attraverso la loro stessa musica.
Perché se è vero che il primo importante disco di rinnovamento del Jazz moderno italiano è quel “New Feelings” di Giorgio Gaslini (1965/’66), vero è anche che il terreno è stato contemporaneamente, o appena successivamente, concimato da altri senatori del Jazz come Eraldo Volontè (Jazz (Now) In Italy - 1966, Free and Loose - maggio 1968), Giorgio Azzolini (What's Happening - 1966, Crucial Moment - giugno 1968), fortemente arato dal Gruppo Romano Free Jazz di Mario Schiano, Marcello Melis e Franco Pecori, con la successiva aggiunta di Giancarlo Schiaffini, rinvigorito da quasi tutti i musicisti attivi in quegli anni come Franco D’Andrea (Modern Art Trio – 1970) e Giorgio Buratti (È Inutile Discutere – 1968), fino al definitivo passaggio del testimone agli allora giovani alfieri della musica improvvisata, come Andrea Centazzo, Gaetano Liguori, Massimo Urbani, Gianluigi Trovesi, Antonello Salis e tutti gli altri che incontreremo su questa strada.

Il disco di Enrico Rava invece, segna uno dei momenti più riusciti di quel periodo e, più precisamente nel disco successivo dove registra per la prima volta a suo nome uno standard, ne sancisce la fine, aprendo ai più tranquilli anni ’80.
Parlo del disco perché lui, Rava, è trasversale alle epoche, le anticipa con intuizione e coraggio creativo ed è capace di un feeling con il passato usando un linguaggio immerso nel futuro.

“È questo un album che richiede maggiore attenzione dei miei precedenti lavori con il gruppo di Petrella e Gatto. Qui ho volutamente recuperato brani provenienti dai miei due unici album ECM non ancora ripubblicati in CD, ovvero AH, con Franco D’Andrea, Giovanni Tommaso e Bruce Ditmas, e Opening Night, sempre con Franco al piano e con Furio Di Castri al contrabbasso e Aldo Romano alla batteria. Sono brani che trovo di un’attualità sconvolgente, disarmante.
Ne volevo assolutamente riproporre il fuoco creativo mai sopito.”

Questo dice Enrico Rava, nell’intervista raccolta da Giuliano Zorman su Jazz Magazine di Gennaio, riferendosi al suo ultimo lavoro per la ECM, quel New York Days che ha già raccolto numerosi consensi, figlio diretto dei racconti di Enrico scritti quasi trent’anni fa.
Perché Enrico sa che la memoria del passato è l’ingrediente necessario per lo sviluppo del pensiero futuro, perché è nell’humus delle esperienze precedenti, rivitalizzando le proprie o traendo spunto dai grandi maestri che ci hanno preceduto, che germoglia il frutto della consapevolezza del domani.

Ecco il perché della riproposizione integrale di questo disco, il nuovo appena uscito dovrete fare voi “il felice sforzo” di acquistarlo, il perché della mia attuale ricerca che nel passato, il vostro passato, quello del Jazz, il mio passato, tenterà di dare un senso al mio domani.
Ricerca che, proprio per poter mantenere l’essenza del Jazz, non potrà esaudirsi in questo modesto spazio, ma dovrà attraversare gli spazi, approdare in nuove terre, usare altri linguaggi, ricordare i vecchi codici per poi romperli ed inventare gli idiomi del futuro.
Una ricerca che si nutrirà di feeling e si abbevererà alla fonte del ricordo.
 
Perché dimenticare stanca.

 
Credits:
Label: ECM Records GmbH
Catalog#: ECM 1166
Format: LP
Country: Germany
Recorded: December 1973
Location: Tonstudio Bauer, Ludwigsburg
Cover by: Michelangelo Pistoletto

 
Enrico Rava (trumpet),
Franco D’Andrea (piano),
Giovanni Tommaso (bass), Bruce Ditmas (drums)

Tracklisting:
A1) Lulu - 8’10”
A2) Outsider – 6’24”
A3) Small Talk – 5’05”
 
B1) Rose Selavy – 4’56”
B2) Ah – 6’05”
B3) Trombonauta – 2’50”
B4) At The Movies – 5’54”
 
All compositions by Enrico Rava
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Le illustrazioni sono di José Muñoz