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martedì, 27 ottobre 2009

ambarabaciccicoccò

 
Francis Bacon "Study for Self Portrait" 1985/86


 

 

Poi, un bel giorno ti ritrovi così.

Mezza vita alle tue spalle, alcuni amici cari che soffrono della tua stessa nostalgia, una carta di credito bloccata, trenta messaggi in segreteria che sembrano tutti uguali, troppe passioni chiuse in un cassetto, un lavoro che offre sicurezze ma mina sempre più in profondità le tue certezze, dodici mensilità insolute di telefono, il cuscino ortopedico ed il voltaren sul comodino, un futuro superficiale e di plastica come una notte con un trans a pagamento, gli amici d'infanzia lontani una vita, una casa con l'affitto da pagare, un maledetto PC che fa le bizze, un cellulare tenuto spento una volta al mese per un senso di libertà, un'utilitaria che sarà tua tra altre 26 rate e la tua donna che si è addormentata ancora una volta da sola.

Ed io me ne sto quì, a giocare con i blog.


postato da: jazzfromitaly alle ore 23:32 | link | commenti (12)
categorie:
venerdì, 16 ottobre 2009

RIGHT HERE

Manco da un po’, su splinder, ma non vorrei che pensaste che io vi abbia abbandonati.
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Barnett Newman, Right Here, 1954

 
È solo che mi sono spostato un po’ più in la, dalla parte che in questo momento sento più giusta, su una piattaforma dove la condivisione della propria passione è reale, e già sufficiente a se stessa, senza il necessario bisogno di troppi commenti aggiuntivi, sempre molto gradevoli, ma sempre più spesso di rappresentanza, e a volte leggeri fino al superfluo.
 
Lì ho “trovato” un mondo dove lo scambio è reale, magari limitato quasi esclusivamente alla musica, ma che offre davvero un panorama delle incisioni discografiche vario, essenziale, misto e bastardo e, proprio per questo, fottutamente ricco.
Qui c’ero quasi solo io a trattare la musica in questo modo, raccontandola, facendola sentire ed anche vedere.
Questa “unicità”, a livello di competitor, poteva anche essere conveniente per il mio blog, ma come stimolo personale era sempre più blando e la mia ricerca, sempre pensata come un ponte tra il conosciuto e l’ignoto, mancava dell’altro appoggio.
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Edward Hopper, Camere vicino al mare, 1951
 
Questo non vuol dire che chiudo su splinder, anzi.
Qui è dove è iniziato tutto e qui ci sono le mie vere emozioni, le forme della mia coscienza messe a nudo.
Proprio in questo periodo sto concludendo un post sulla “guida per comprendere la mia vita”, cioè su una “guida per ascoltare ed amare la musica jazz”… vedete, le due cose spesso si mischiano nella mia testa e in quale altro posto posso fare autoanalisi per 4,08€ al mese?
Qui ci sarò sempre, magari con meno frequenza di prima, ma con la stessa passione per le emozioni.
 
Ma di là c’è la musica, musica dappertutto, e la musica è la mia vita, appunto.
 
Insomma, se non avete nessun bulimico bisogno di leggere le mie sceme parole, aspettatemi pure qui, ma se volete continuare da subito ad ascoltare le mie rare selezioni musicali, cliccate su http://jazzfromitaly.blogspot.com/.

Oppure passate solamente ogni tanto, per sapere almeno se sono morto.
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Basquiat, Worthy Constituens, 1986


ca

On air:

Scétate
by Tullio De Piscopo, from "Future Percussion"
Carosello Jazz from Italy 21038
January 1978

Tullio De Piscopo (drums), Larry Nocella (tenor sax), Giorgio Cocilovo (g), Luigi Bonafede (p),
Lucio Terzano (bass), Luis Agudo (perc)

martedì, 06 ottobre 2009

SANTUCCI & SCOPPA - DIRE RECORDS 10

LOST MASTERPIECES



Andrea Pazienza da "Francesco Stella"

 

Non so quanti di voi sussulteranno al nome di Santucci & Scoppa.



First reprint on DIRE, 1977
 
Veramente, dall’altra parte di questo piccolo blog, non riesco a capire in quanti proverete quel sottile brivido che certa musica riesce a dare, non solo all’inizio, quando comincia a solleticare le strutture subcorticali del vostro cervello o mentre risale verso la corteccia uditiva dei due emisferi cerebrali, ma attraverso tutto il processo dell’elaborazione musicale, che coinvolge anche l’ippocampo, che è il centro della nostra memoria.
 
Non sono in grado di capirlo perché, anche conoscendo un poco i vostri gusti, non conosco i vostri trascorsi, ma riesco ad immaginare benissimo che, se state ancora leggendo queste righe, a quest’ora starete battendo il piede sotto la scrivania del vostro ufficio o tamburellando a tempo sul tavolo della vostra camera.

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Al Folkstudio
 
Anzi, non solo vi immagino, io vi vedo tutti, con la testa ciondolante, gli occhi socchiusi, la bocca che lancia impercettibili segnali e tutto il movimento concentrato tra il bacino e le spalle, con la sedia che inizia a scricchiolare, perché è impossibile resistere al mitico groove di Santucci & Scoppa.
 
Francesco “Cicci” Santucci (tp) & EnzoScoppa (tenor sax), nascono entrambi a Roma, dove si incontrano già nel 1958, dando vita, insieme a Sandro Brugnolini, alla Modern Jazz Gang.
E’ in questa formazione che, fino al 1962, oltre ad un effettivo affiatamento, ad un particolare gusto per gli arrangiamenti, che costituiranno il loro marchio di fabbrica futuro, ed un insolito e coraggioso piacere compositivo, almeno per quegli anni degli inizi quando i jazzmen di casa nostra erano soliti emulare i grandi d’oltreoceano, loro costruiranno la strada per l’affermazione di una delle coppie più importanti e belle del nostro jazz.

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Andrea Pazienza da Francesco Stella
 
“…la vostra musica è meravigliosa, ma perché non suonate mai un pezzo americano? Ce ne sono di bellissimi…”
Questa, dai ricordi di Sandro Brugnolini, era la domanda che più spesso veniva rivolta loro dai jazz fan dell’epoca.
“…in fondo, ci costruiamo tutti i brani da eseguire per puro egoismo; e cioè per protrarre il piacere che ognuno di noi prova durante l’improvvisazione, anche nel corso dell’esposizione del brano…” e questa, la sua solita e bellissima risposta, resa ancora più esplicita nello splendido “Miles before and after” del 1960.

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MJG "Miles before and after" - Rome 1960 - ADVENTURE AV-LM 300/003
 
Santucci & Scoppa, negli anni sviluppano anche un eccellente tecnica strumentale, come dimostrano le collaborazioni con Amedeo Tommasi in “Zamboni 22” (1960), o in “Jazz allo Studio 7” di Romano Mussolini (1962), ma è grazie alla caratteristica di suonare solo e sempre la musica creata da loro, che la mitica coppia si ritroverà catapultata nel pantheon del jazz mondiale, con una modernità ed un taglio trasversale alle etichette musicali, come dimostrano già nel 1962, quando licenziano un EP dedicato ai poeti moderni americani, quelli della beat generation, per intenderci.

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Rome 1962 - SIL 4091 (EP)
 
Poi arrivano gli anni ’70, quelli chiamati anni di piombo, da qualcuno, ma che dovrebbero essere ricordati come gli anni elettrici, dove tutto scorreva con una energia unica, con un mai ripetuto spirito di aggregazione, con un elevato livello culturale condiviso tra i molti strati delle diverse classi sociali, con una rara inventiva originale.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella
 
Anni quelli che, nonostante tutto, sono oggi invidiabili rispetto allo stantio movimento artistico, desiderabili al posto del pattume culturale propostoci, anni nei quali, Santucci & Scoppa, registrano insieme il meglio della loro produzione.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella
 
Prima con la FLY ReCORD di Aldo Sinesio, il futuro produttore della HORO, con il quale registrano nel 1971 “Looking Around” e subito dopo “Mondo Operaio”, entrambi con Franco D’Andrea al pianoforte ed alle tastiere, Bruno Tommaso al basso e Bruno Biriaco alla batteria.
Queste due rare sonorizzazioni, sono state raccolte e ristampate nella serie “Jazzissima vol. 1” della BLACK CAT RECORDS e, seppur bellissime, interamente composte ed improvvisate da loro, devono sottostare alle “regole” dei commenti musicali, per cui alternano lati oscuri e siderali (Trip) a frenetici ritmi (Run Run), armonie globali (Deep Look) a reinterpretazioni del folk puro (Nuraghi).
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"Looking Around" - Rome 1971 - FLY RECORD AS 55
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Poi, nel giugno del 1971, viene registrato a Roma “On The Underground Road”, il disco n° 10 della DIRE, contenente la splendida musica che state ascoltando, ed è l’apoteosi.
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 Qui, al quintetto che aveva registrato per la FLY, si aggiungono Joel Vandrokenbrak (org) e Roberto Podio con Gegé Munari alle percussioni.

 
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Questo vinile, dato alle stampe nel 1972 e originariamente prodotto da Piero Umiliani, anche se pubblicato da Tito Fontana per la DIRE, è riuscito ad avere due meritate ristampe, la prima della DIRE stessa nel 1977 e la seconda, nel 1995, per l’etichetta RIGHT TEMPO.
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Second reprint on RIGHT TEMPO ATCL 807 - 1995
 
Le tracce sono bellissime, con un groove trascinante, come in “What’s Hatching” che apre il disco, ed una ballabilità rara nel mondo del jazz, come in “Camel Walk” o in “Tip Cat”.
Ma tutto il disco ha l’energia del fuoco, l’intensità del sole, la profondità del mare, la forza del vento…
Altro che anni di piombo.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella
 
In seguito i due incideranno ancora insieme diverse sonorizzazioni, tra cui “Toward the Peace” per la METROPOLE.
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"Toward the peace" - Rome 1972 - METROPOLE SM 7004
 
“Olimpiade” per la SOUND WORKSHOP di Umiliani,
“Do It Yourself” per la CAM

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"Do it yourself", 1979 - CAM SAG 9098

ed alcuni dischi per la RRC/FLY inseriti nella collana “Viaggio attraverso i problemi dell’uomo”, con titoli come “Lavoro”, "Guerra", “Traffico” ed altri, tutti ambitissimi dai collezionisti di tutto il mondo, come documentano le aste registrate su popsike
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Poi ognuno prende la sua strada, anche se si incrocia spesso, come nel 1975 per il disco di Kenny Clarke uscito per la HORO – Jazz a Confronto 20, per i dischi che Scoppa registra con la PENTAFLOWER nei tardi anni ‘80, dove Santucci partecipa con la sua voce, ora ancora più morbida, fino a quel raro incontro tra i due del 1996, registrato con il titolo “Honey”.
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Ma questo,
questo disco è un regalo che vi voglio fare, ma è anche un test per valutare la vostra salute mentale: se arrivati a “Tangana”, la traccia n°2 del lato B, non avete buttato all’aria la vostra scrivania o non ballate come forsennati intorno al distributore del caffè, allora probabilmente siete stati lobotomizzati.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella

ca
 
Questo post lo dedico ai miei amichetti in musica:
a Maurizio, per il suo beat coinvolgente,
a Manuel, per il suo musicale sguardo oltre,
a Costantino, per la sua voce ruggente.
 

A D+ gli ho dedicato una vita, che se ne fa di un disco in più?