Questo piccolo spazio sui blog italiani a tema jazzistico nasce con l'intento di accomunare, e se possibile, contribuire ad una migliore conoscenza e diffusione della musica Jazz.
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Come ho detto altre volte, non sarebbe possibile raccontare la storia del jazz senza la documentazione – fondamentale – della musica attraverso il supporto del disco.
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Già nel 1934, Gian Carlo Testoni così si esprime sul valore dell’incisione fonografica:
“…ma per veder nascere un amore per il disco così come quello per i libri o per gli oggetti d’arte, bisogna che le case discografiche per prime, e nel loro interesse, siano convinte di questa necessità e che la loro coscienza fonografica si arricchisca di tutte quelle sfumature artistiche, culturali, psicologiche e tecniche adatte a persuadere ed incitare. Ma che cos’è una coscienza fonografica e dove può avere sede? La coscienza fonografica è anzitutto un orgoglio dei produttori, i quali debbono sapere che la loro industria è utile alla patria non meno di qualsiasi altra e che il disco non è un giocattolo, ma uno strumento di cultura.” [1]
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Dischi di jazz nel nostro paese circolano da sempre, ma i dischi dei musicisti italiani, prodotti in Italia, hanno una storia diversa.
Dietro questi dischi,
ci sono innanzitutto dei grandi musicisti, poi dei produttori e, ovviamente, delle etichette discografiche.
Finalmente, finita la guerra e caduto il regime, grazie all’affermazione del microsolco, ci fu la massima diffusione degli Extended Playing e dei Long Playing, permettendo così la nascita di quello che potremmo definire il