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martedì, 13 maggio 2008

Io & Chet Baker, vent’anni fa.

0. Intro
 
Chet Baker
.


Get Music Tracks!Create A Playlist!

Oggi,
in questa stessa notte di vent’anni fa,
una telefonata anonima agli agenti del commissariato di Warmoesstraat, segnalò il ritrovamento di un corpo senza vita sul marciapiede laterale dell’Hotel Prins Hendrik di Amsterdam.
 
Gli agenti intervenuti, scrissero sul rapporto che il corpo era stato ritrovato di fianco ad uno di quei caratteristici paletti allineati sul marciapiede, riverso sul fianco destro in posizione fetale, con una maglietta a maniche corte ed un paio di pantaloni gessati.
Il cranio era fracassato ed il viso ricoperto di sangue.
Accanto al cadavere c’erano un paio di occhiali dalla pesante montatura in tartaruga.
Le condizioni del corpo sembravano di un uomo sui trent’anni, la sua posizione e lo sfondamento del cranio, fecero pensare che fosse caduto da una delle finestre dell’albergo.
Non avendo documenti, non fu possibile identificare il cadavere.
.
the-end
 
Solamente la mattina dopo, Venerdì 13 Maggio 1988 alle ore 08:00, l’ispettore Rob Bloos si presentò all’albergo per una breve indagine e per chiudere il rapporto.
Quando la receptionist disse che il cliente di una camera, chiusa dall’interno, non rispondeva alle sue telefonate, l’ispettore decise di forzare la serratura ed entrare.
Nella stanza il letto era intatto, ed era presente un solo bagaglio,
 una custodia rigida di una tromba.
All’interno c’era il dorato strumento, un orologio, cinquanta fiorini olandesi, un braccialetto, un accendino, meno di un grammo di eroina ed un pezzo di carta con sopra scritto Chet Baker.
 
Il resto che si conosce sulla figura di Chet Baker è Storia,
mistero, gossip o leggenda.
Ma la musica di Chet è reale, incisa una volta per tutte tra i solchi di centinaia di vinile.
Più reale forse dell’uomo che l’ ha interpretata, del quale, ai più, è stato possibile conoscere solo un’immagine.
 
Questo che segue è il mio ricordo di Chet e della sua bellissima musica,
in forma di ballata.
.
Chet-on-Poetry
.
.
.
 
1.     Deep in a Dream
 
“... then from the ceiling, soft music comes stealing;
we glide through a lover’s refrain.
You’re so appealing, that I’m soon revealing
My love for you over again...”
 
Ho conosciuto Chet una sera, alla fine del novembre 1987.
 
Io che, appena diciottenne, ascoltavo il punk dei C.C.C.P. che in quell’anno avevano pubblicato “Socialismo e Barbarie”, io che in maggio avevo visto a Firenze i Litfiba del Live registrato sul disco “Aprite i Vostri Occhi”, io che avevo appena comprato “Kiss me Kissme Kiss me”  dei The Cure e “Tender Prey”, l’ultimo di Nick Cave and the Bad Seeds.
 
Io amavo la musica, ma non conoscevo il Jazz,
e Chet Baker non sapevo nemmeno chi fosse.
 
Ma Alice si, e non ci mise molto a convincermi
“lo devi sentire cantare…” mi disse, “…ti farà innamorare con una sola nota.”
Lei, con quegli occhi maliziosi e quella voce morbida e musicale, avrebbe fatto fare qualunque cosa a chiunque.
.
The incredible C B
 
Il locale si trovava in Corso Vittorio Emanuele, ricavato dallo scantinato di un vecchio palazzo romano, piccolo e pieno di fumo. Noi arrivammo tardi, a concerto già iniziato e, nonostante fosse pieno di gente, si sarebbe potuto sentir cadere uno spillo.
I musicisti erano praticamente in mezzo alla gente, con i tavolini attaccati alle ginocchia. Quello che stava suonando aveva una chitarra, una rada barbetta, pochi capelli unti e lunghi e un assurdo maglione da sci, verde e celeste.
Dietro, in piedi, un ragazzo con una folta capigliatura riccioluta, l’unico di loro in giacca e cravatta, sembrava appeso al contrabbasso, la testa buttata all’indietro e gli occhi piccoli, trasformati da delle lenti molto spesse.
Il terzo, seduto con una tromba appoggiata sulle gambe, era così assorto che sembrava dormisse. Le mani gonfie, una sigaretta dimenticata tra le dita, stivali da cowboy e degli occhiali troppo grandi per il suo viso scavato, segnato come una roccia graffiata dal mare dopo millenni di vento.
.
Chet live
 
Poi, senza aprire gli occhi e muoversi troppo, cominciò a sussurrare
“… la sigaretta mi brucia, mi sveglio
la mano non è ferita ma è il mio cuore che soffre;
ma noi ci ameremo ancora come facevamo una volta,
quando io sogno, profondamente te…”
 
Mi persi un po’ tra le parole che trovavo sdolcinate, ma era il suo modo di cantarle, come fossero dedicate ad ognuno di noi, come se le stesse dicendo piano, intimamente, ad ogni singola persona che si trovava lì, che mi catturò.
Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso, neanche quando Alice mi trascinò tenendomi per mano, facendosi largo tra un mare di gente, fino a raggiungere un tavolo vicinissimo a loro tre, con su scritto “Riservato Miss J”.
In quel momento, molto lentamente, il tipo seduto con gli occhiali alzò la sua tromba. Forse per un gioco di luci, o perché eravamo molto vicini, ma quel movimento mi affascinò, svelandomi tutta la bellezza di quello strumento.
.
chet-w-tp
 
Curve morbide, levigate e perfette, tubi che si incrociano e si ritorcono su se stessi con una naturalezza che non svela complessità, e poi, la lucentezza.
Mille riflessi la fanno esplodere, tra guizzi di luce che si rincorrono accecanti e oscuri lati d’ombra, invertendo le parti in un cambiamento in continuo movimento, su una superficie sempre cangiante, che riflette lui e, cattura e deforma tutti noi.
 
Poi, avvicina la tromba alle labbra e, senza alcuno sforzo, comincia a suonare.
 
Attacca con un soffio caldo, da cui nasce un suono basso, rotondo, soffuso e continuo.
Gli occhi sempre chiusi e le dita, gonfie, che si muovono incredibilmente agili, creando una variazione di suoni che sembra impossibile fare usando solo tre tasti.
La tromba non segue la melodia del cantato, soltanto rifacendolo, ma scende in profondità, esplorando stanze nascoste che la voce non aveva considerato, ricreando un’atmosfera di intima complicità, di dialogo privato, come se suonasse solo per me.
Solamente per uno di noi alla volta.
 
Poi una voce alle spalle, normale e quindi sgradevole, mi riporta alla realtà “Seduto, per favore”.
 
Non me ne ero neanche accorto, ma mi ero innamorato.
 
 chet
 .
.
.
 
2.     Zingaro
 
“…com seus mesmos tristes, velhos fatos
que num àlbum de retratos
eu teimo em colecionar … 
 
Non mi sono ancora seduto che il tipo con la tromba, incurante degli applausi, riprende a suonare.
Subito cala il silenzio, e in tutto il locale è come se il tempo si fosse fermato.
Ci sono solo io, lui e il suo suono.
Nasce una melodia lenta ed avvolgente, che Alice in un sospiro mi presenta come “… bossanova …”.
.
Chet on-light
.
La tromba inizia lenta, indietro nel tempo anzi, sembra addirittura fuori.
In realtà, ma questo lo capirò solo dopo sei o sette minuti, il suo suono è tra il tempo, decidendo se spingerlo avanti o obbligare tutti ad attenderlo, a pendere dalle sue labbra.
Disegna il tema, con un’esecuzione apparentemente noncurante, distaccata e proprio per questo profondamente affascinante, con un suono senza vibrato, quasi parlato,
facendo solo le note necessarie, senza aggiungere niente,
come se quella fosse la prima ed ultima volta che lui suonasse quella canzone.
Poi, con un arpeggio leggero entra la chitarra, ripete il tema tessendo un tappeto di note minime, cristalline, semplici ed ariose che dialogano con la tromba, che replica il pezzo come prima, eppure ancora nuovo.
.
thinking-chet
 
Accanto a me Alice, ad occhi chiusi, sentendo la musica con tutto il suo corpo, in maniera naturale come se stesse respirando, canta a voce bassissima
“…vou colecionar mais um soneto…
outro retrato em branco e preto
a maltratar meu coração…”
 .
È solo quando la chitarra va in assolo che, doppiando il tempo, la canzone si colora di tinte caraibiche, di malinconie latine e ballabili, permettendo cosi alla tromba di interpretare la melodia liberandola, con la stessa bellezza e fragilità del volo di una farfalla.
Per ultimo, il tipo al contrabbasso ricostruisce il tema dalla base, dal tempo e dal suo ritmo, dalla carnalità delle vibrazioni, che si spandono intorno e toccano delicatamente le corde più profonde, tornando all’origine, dove tutto è nato.
In quel momento, finalmente, il tipo con la tromba apre gli occhi piccoli, vispi e furbi, come quelli dei bambini sanno essere, ma su un viso stanco e troppo vecchio. Poi, guardando nella nostra direzione, sorride, stirando la pelle del suo viso finora accartocciata, trasformando la sua bocca piccola e ben disegnata in una stretta fessura, dedicando un affascinante sguardo alla mia compagna.
Nasconde una tragica bellezza quello sguardo, la disperazione dei vinti e la forza di chi deve per sempre continuare a provare, per non morire dentro, per rinascere ogni volta.
 
Finisce il pezzo, lui si alza, ringrazia il pubblico e se ne va, lasciando sulla sedia la sua tromba, ammaccata, graffiata e bella quanto lui.
.
trumpet
.
 Il pubblico applaude, fischia, batte i piedi e lo chiama per nome in un tripudio di follia, tutto per vederlo, per rivederlo ancora una volta.
E infatti lui rientra.
Con un sorriso compiaciuto si offre ancora a noi, ringrazia, prende con dolcezza la sua tromba, si siede e, in un rispettoso silenzio, si accende lento una sigaretta.
.
.
.
 
3.     My Funny Valentine
.
Chet PP
 
Le luci sul piccolo palco sono spente, solo il pulsare della brace della sigaretta che si infuoca e si affievolisce mi ricordano che il tempo passa.
Sempre al buio, pianissimo in crescendo, parte il contrabbasso. Un suono legato, lungo, che con l’arco trascina le note in una lenta melodia, che passa dall’acuto al grave con una consistenza terrena, reale, quasi tangibile.
Poi la chitarra accenna appena il tema. Una breve sequenza di note che si insinua dentro, con la stessa semplice intensità di quelle musiche che, una volta ascoltate, restano in testa tutta la giornata.
 
“…Myyy…
funny Valentine,
sweeet
comic Valentine ...
youu maaaake me smiiile with my heart...”
.
Chet sings
.
 
Quando Chet inizia a cantare, gli altri due cedono il passo, restando nell’ombra di un accompagnamento discreto, riconoscendo alla voce la stessa valenza di uno strumento, con una musicalità ed un senso del ritmo che gli permette di andare avanti da solo, con la bocca attaccata al microfono come se stesse sussurrando nell’orecchio della sua amata.
 
Allunga le vocali quasi a voler rendere interminabile quella dedica d’amore
“… yooour looks are laughable,
unn... photograa... phable
yet, you’re myyy fa-vo-urite work of art...”
 
Tocca di nuovo alla chitarra il ruolo di elevare la musica ad uno stato etereo, un tocco limpido, luminoso, lieve e quasi azzurro, che trasporta la canzone ad un’altezza irraggiungibile per qualsiasi strumento di legno. Riparte dalla prima battuta e, in un assolo dondolante, mi dona l’immagine di un amore che conoscevo, ma di cui non conservavo memoria.
.
Chet
 
“… is your figure leess thaan greek?
iiiis your moouth a little weak?
... when you ooopen it to speack,
aa-aaare you smart...”
 
É solo quando il pizzicato denso e scuro del contrabbasso mi vibra dentro che mi ricordo di non essere solo con Chet.
Guardo accanto a me Alice, il suo profilo africano forte eppure cosi armonico, le sue labbra lisce e arrotondate come le dune di un deserto sconosciuto, affascinanti e pericolose.
Ha i capelli raccolti che scoprono la linea del collo, che parte dalla spalla e sale, perfetta, fin dietro l’orecchio, dove la pelle è delicata e sensibile.
Il solo del bassista fa tornare la canzone reale, disegna le forme e colora la pelle della mia Valentine, che non è più astratta nella mia mente, ma accanto a me in carne e sangue, e mi fa pulsare di vita.
.Chet plays
.
Poi lei chiude gli occhi e, un secondo dopo, il suono della tromba riempie il locale e tutti gli spazi vuoti dentro di me, trasportandomi fuori da tutto, con un suono a volte incerto, caldo e naturale come il vento che si ode tra le foglie, come la brezza che si gode di fronte al mare.
Ripete l’inciso con poche note inevitabili.
Eppure c’è dentro tutta la canzone, una melodia di quelle che non si possono dimenticare, densa e rassicurante, sensuale e romantica come solo certi ricordi sanno essere.
Lui incarna tutte e due le facce della canzone, la porta in alto rendendola spirituale come pura poesia e la riporta nella realtà, tra le lenzuola ancora tiepide di un letto vuoto, donandogli carnalità.
 
Lui è la canzone.
.
old-chet
 
Dopo, in un sospiro riprende a cantare
“… don’t change a hair for me
not if you care for me
stay, little Valentine, stay...
each day is ... a Valentine’s day...”
 
Termina la frase delicatamente, come uscendo da dentro di lei, e non c’è stacco tra le sue parole ed il silenzio che segue. Restiamo tutti ancora assorti, come se quel silenzio facesse parte della sua musica. Lui rimane piegato sul microfono, le labbra che ancora lo toccano, gli occhi chiusi. Solo dopo qualche secondo, interminabile, di quiete, il pubblico si rende conto che la canzone è terminata.
 
 Tra gli applausi Alice si alza e mi dice
“…vieni, ti faccio conoscere Chet.”
.
.
Chet
.
.
.
.
.
.
 
 
Note alla selezione musicale:
mi sarebbe piaciuto registrare quel concerto ma, all’epoca,
la mia passione doveva ancora nascere e questo blog non era che un sogno inutile.
Perciò la scaletta, nonostante riprenda quei brani, è così composta:
 Chet-long
  1. “Blue room”, only vocal – 1’25”
from Deep in a Dream the Ultimate Chet Baker Collection
Pacific Jazz 2002
 
  1. “Deep in a Dream of You” – 6’38”
 from LP Deep in a Dream of You - Moon MLP 026
Chet Baker (tp, v.) Jacques Pelzer (fl) Harold Danko (p)
Isla Eckinger (b)
Rome, Italy, 1976
 
  1. “Portrait in Black and White (Zingaro)” – 15’30”
from LP Memories, Chet Baker in Tokio – Paddie Wheel K28P 6491
Chet Baker (tp, v.), Harol Danko (p), Hein Van Der Geyn (bass),
John Engels (drums)
Tokio, Japan, June 14th, 1987
 
4. “My Funny Valentine” – 7’15”
from LP Chet Baker Sings Again – Timeless SJP 238
Chet Baker (tp, v.), Michel Graillier (p), Riccardo Del Fra (bass),
John Engels (drums)
Monster, Holland, October 8 th, 1985
 
 

postato da: jazzfromitaly alle ore 01:16 | link | commenti (56)
categorie: racconti, chet baker, chet baker in italy

Commenti
#1   13 Maggio 2008 - 08:03
 
mi hai fatto vedere ed ascoltare il concerto con le tue parole.............jo
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente piccolajo

#2   13 Maggio 2008 - 10:28
 
Non mi avevi mai raccontato questa storia.
.....è anche per questo che mi piace esserti amico.

ReeBee
utente anonimo

#3   13 Maggio 2008 - 10:32
 
Non mi avevi mai raccontato questa storia... è anche per questo che mi piace esserti amico.

ReeBee
utente anonimo

#4   13 Maggio 2008 - 11:05
 
Grazie del racconto.
L'ho letto tutto d'un fiato e sembrava davvero di essere lì...
Grazie!Grazie!Grazie!
utente anonimo

#5   13 Maggio 2008 - 12:27
 
Grazie ancora una volta...è tramite te che mi sono innamorato della musica dei Chet.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente bertop

#6   13 Maggio 2008 - 12:34
 
brrrrrrrrrrividi. grazie per il tuo racconto. davvero, come se fossi stata lì.
...caspita, sei stato fortunato a ricevere direttamente nelle tue orecchie la poesia di chet...
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#7   13 Maggio 2008 - 12:34
 
E' una storia bellissima che, ovviamente, anche io non conoscevo. E io non potevo non passare di qui, oggi, anche per leggere la tua storia, anche se non sapevo che l'avrei fatto.
La musica fa battere i cuori e sopravvive ai cuori che battono, per portare ancora il messaggio del loro battere. Come la musica di Chet e come i racconti di chi, fortunato, l'ha visto e sentito, e di chi, come me, l'ha perso, ma ha trovato nella sua musica quelle emozioni. Come me grazie a te.
k

utente anonimo

#8   13 Maggio 2008 - 14:19
 
chapeau.
mi hai emozionata.
cenere
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#9   13 Maggio 2008 - 21:05
 
come essrci
come sentire
le note
le pause
un attimo
poi il suono riprende
e non è più fuori di te
ma viene da dentro
e davvero tu sei nella musica

davvero


grazie del ricordo, magnifico


nina
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente loeilouvert

#10   13 Maggio 2008 - 21:28
 
Semplicemente grazie. fioridicactus
utente anonimo

#11   13 Maggio 2008 - 21:37
 
Notevole!
Adoro la sua musica, ma non sono "alfabetizzata" abbastanza...
Sì sta bene qui. ;)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente babelnaif

#12   13 Maggio 2008 - 21:52
 
Complimenti, è stato come tornare al Music Inn.
Complimenti anche per il blog.

Amedeo
(www.doctorbebop.blogspot.com)
utente anonimo

#13   14 Maggio 2008 - 00:18
 
Questo post è meraviglioso... Grazie mille
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente halfofme

#14   14 Maggio 2008 - 11:48
 
bene... mi serviva leggere un post così, mi ricorda ciò che è essenziale (ché l'urgenza del presente me lo fa perdere di vista troppo spesso).
grazie e a presto.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Pannonica

#15   14 Maggio 2008 - 17:12
 
Un complimento (scontato?) anche da me.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente capitain

#16   15 Maggio 2008 - 11:12
 
grazie per la storia. ma è stato così pure per me qualche tempo fa, tu hai avuto la fortuna di poterlo ascoltare dal vivo.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente madmonk

#17   15 Maggio 2008 - 11:12
 
la musica è una mia grandissima passione,certo sono stonato,quindi non la vivo come un professionista,ma come uno studioso che cerca di capire ,comprendere l'universo di ciascun artista.
Da pochissimo sono approdato al jazz, (ho cominciato con il cantautorato,poi sn approdato al blues,country..insomma a tutti i generi...Non son capace di dire:questo genere non l'ascolto a priori).
Oggi mi stavo ascoltando un concerto del 1944 di Duke Ellington.
Ho tantissimo ancora da ascoltare e conoscere,chiaramente userò il tuo blog per farmi questa cultura!

ti metto anche l'indirizzo di un altro mio blog specifico sulla musica: http://rocknrollfactory.splinder.com

ciao,davide
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente viga

#18   15 Maggio 2008 - 14:44
 
Davvero emozionante! Grazie di averlo condiviso con noi e attraverso parole così ispirate.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Smillapiffi

#19   15 Maggio 2008 - 20:31
 
Lui e Miles le Pietre miliari del jazz più poetico, struggente, intellettuale introspettivo. Dipingono opere artistiche nelle tele dell'animo dell'ascoltatore con colori ed espressioni diverse ma genialmente efficaci.

Giu
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Giuvale

#20   16 Maggio 2008 - 15:04
 
un ritratto bellissimo. perchè filtrato dai tuoi ricordi e dalla cura con cui hai costruito (e in genere costruisci) i tuoi testi.
pur essendo più vecchi di te (sono del 1948)appartengo come te a quella generazione che ha amato la tromba lirica di chet baker.
secondo me lui ha contribuito a raggiungere più ascoltatori per il jazz, in quel periodo massacrato dal free jazz (so che non sarai d'accordo)
mi stupisco sempre della frattura fra quel suo viso romantico e la maledizione e distruzioone della propria vita che si portava dentro.
a riprova che abbiamo una doppia psiche
grazie ancora
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AMALTEO

#21   16 Maggio 2008 - 16:43
 
ti sono grato per ciò che hai scritto su Chet, per ciò che hai scritto in precedenza e per ciò che scriverai.
e per il link.
a presto.
borguez
utente anonimo

#22   17 Maggio 2008 - 02:12
 
Plastiche, appassionate parole
jazz.
In lui sento un attaccamento alle
note
come parole
dalle radici ruvide,
che divengono legami
d'amore
quasi cupo
quasi troppo
vicino al midollo.
Scorticati,
piccoli,
indifesi,
legami.

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente onbeauty

#23   17 Maggio 2008 - 08:24
 
ciao, splendida anche questa musica
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente laformadelvuoto

#24   17 Maggio 2008 - 10:07
 
caro jazzfrom
lascio qui un brano di conversazione con te:
benvenuto jazzfromitaly
mi fa molto piacere che il mio ruminare pensieri e fisicità dei lavori nell'orto siano entrato in sintonia con te.
d'altra parte anche a te piace toccare gli oggetti, come quei fisici 33 giri: copertine grandi che, per anni, hanno alimentato la grafica. con icone visive che tu , con grande pazienza (come quella che occorre dedicare ad un orto) riporti a nuova vita

e vorrei anche dirti che ti ho vocato nel mio post di oggi:
http://amalteo.splinder.com/post/17135387/Amicizie+maschili
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AMALTEO

#25   17 Maggio 2008 - 14:47
 
Emozioni vive, momenti straordinari, invidio queste tue esperienze che io purtroppo non avuto la fortuna di vivere ed anche la tua capacità di farci partecipare a quelle emozioni con la tua felice penna.
Non aver potuto ascoltare Chet dal vivo è uno dei miei (tanti!) rimpianti.
Grazie per questo post bellissimo che onora la memoria di questo artista straordinario.
GiGi
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente jazzfan37

#26   17 Maggio 2008 - 18:16
 
Incantevole e crudele.

Una bellezza di morte che vive per l'eternità.

Grazie.

A.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente aglajaGE

#27   17 Maggio 2008 - 21:56
 
Che vivido ricordo. È da qualche giorno che venivo qui, lasciavo scorrere in sottofondo la tua selezione dei brani di Chet e non leggevo. Volevo prendermi il giusto tempo, volevo farlo con calma. E ho fatto bene, mi sono gustato le tue parole, le ho centellinate, ed è stato davvero come essere lì. Anche perché anche per me, Chet Baker è stato uno dei primi amori jazzistici. E come potrebbe essere diversamente.
(Leggendo e un po’ vedendo, m’è sembrato pure di riconoscere Nicola Stilo alla chitarra, ma chi era quel tizio con gli occhiali al contrabbasso? Riccardo dal Fra?)

(Epperò vada per i C.C.C.P. e Nick Cave (qualche volta li ascolto anche ora), però i Litfiba non te li posso perdonare (ma ti devo confessare che ai loro esordi sono stato anch’io a un loro concerto, ma non ho resistito fino alla fine.))
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#28   18 Maggio 2008 - 16:04
 
Anni fa lessi su qualche storia del Jazz qualcosA a riguardo della biografia di Baker, rimasi sconvolto da come venne trattato dagli spacciatori creditori, e poi la rottura dei denti per non permettergli più di suonare la tromba.
Come dice un cantautore italiano che adesso mi sfugge il nome:"...vita d'artista vita da cani...!
Indubbiamente il tuo è sempre un Blog raffinato!!!!
Good afternoon, my friend!!!
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#29   19 Maggio 2008 - 17:49
 
Se io cantassi ancora,se io potessi,ma sono dall'altra parte di questo schermo...canterei per te qualcosa per ringraziarti,a modo mio, per l'emozione che mi hai regalato.Amo la musica,casa mia ne è piena.E soprattutto amo ascoltare le voci,che tanto raccontano dell'anima di chi canta.E Chet doveva essere meraviglioso,anche nella sua solitudine.Ci sono abissi,dentro di noi che solo la voce, a volte, riesce a far percepire.La sua voce e la voce della sua tromba.Un lampo di blu,che viene su,verso di noi,dal fondo.Scusami, ma io un blog come questo lo linko.Spero non ti dispiaccia,in fondo la mia Innerland, con queste note,ha qualcosa in comune,anche se potrà non sembrare.Quando scrivo,in me risuona una musica come questa.Un abbraccio.
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#30   19 Maggio 2008 - 18:01
 
Che fortuna averlo visto :)

Capisco bene cosa ti abbia fatto sprofondare nel Jazz.

Il Folletto
Ps. ti ho trovato su rateyourmusic!

Pps. sto per cadere in un tunnel, ho trovato un sito in cui vendono i Chronological Classics a prezzi umani, peccato che ora siano più di 1000... Dannato collezionismo.
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#31   19 Maggio 2008 - 21:32
 
bello e commovente. ho visto dal vivo miles, anche dizzy, ma mai chet. peccato che sia finito così. avrebbe dovuto campar millanni. me lo godo spesso in cd, ma non è uguale. comunque chiudo gli occhi e mi perdo al suono della sua tromba e della sua voce. ascolto spesso let's get lost, tutto il cd. e poi fair weather, nella colonna colonna sonora del film di tavernier, dove canta "when we walk side by side like brothers ..." e poi attacca con la tromba un assolo che mi squarcia. lì piango e sorrido. e che dire di zingaro. ne ho una versione "italiana" con luca flores al piano. e c'è un inserto nel primo album dei doctor 3 in cui si sente la sua voce recitare "deep in a dream ..." e alla fine lui ride, e quella risata sospesa e dolente mi apre il cuore. grande grande grande chet. grazie per l'ottimo post. un saluto, fluxus
utente anonimo

#32   20 Maggio 2008 - 10:11
 
Ho letto tutto d'un fiato le tue parole e mi sono commossa.. Scrivi meravigliosamente ed è impossibile non innamorarsi di Chet e della sua musica.. Questa frase mi è rimasta particolarmente impressa e forse è l'unica cosa che ho ben presente del jazz: [il suono della tromba] "è tra il tempo, decidendo se spingerlo avanti o obbligare tutti ad attenderlo, a pendere dalle sue labbra"... E poi tutto il resto, l'emozione e l'amore di cui hai intriso ogni frase, ogni singola parola... È stato veramente un immenso piacere leggerti..
Ciao,
Giada
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#33   20 Maggio 2008 - 14:14
 
Cavoli, ho la pelle d'oca. Sarà che adoro Chet, sarà che ho appena finito di leggere il libro che parla di lui (J. Gavin - La lunga notte di un mito) o sarà che scrivi benissimo, ma questo post è poesia.

Grazie di aver condiviso questo ricordo...

Spero di vederti a un mio concerto un giorno, anche se non sei vicino a Milano.
Non perchè sia qualcuno, ma perchè cerco di suonare con il cuore.

ciao
Mirko
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#34   21 Maggio 2008 - 01:55
 
Grazie per il bellissimo viaggio nella tua memoria e per il ricordo di Chet. In quel periodo l'ho conosciuto anch'io di persona, potrvo cantare con lui un brano durante un a sua gig ma ho rifiutato, non mi sentivo all'altezza ed era vero. E' sempre emozionante sentire la sua musica. Un abbraccio, Luisa
utente anonimo

#35   21 Maggio 2008 - 15:06
 
Caspita con questo post mi hai stesa... fantastico, è davvero emozionante, poi come lo hai raccontato tu...!
Grazie per avermi avvisata di là ;)
Ale
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#36   21 Maggio 2008 - 21:54
 
il jazz non lo puoi capire... lo devi amare.. così come il resto delle cose ci circondano e fanno parte di una grande disegno.. la nostra vita.. paerta come un libro che lasciamo leggere a coloro che sapranno apprezzare...

ethan
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#37   22 Maggio 2008 - 21:54
 
straordinaria, ricostruzione della memoria!
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#38   22 Maggio 2008 - 23:12
 
per me, Chet Baker avvalora la teoria degli alieni che vivono tra noi... mai sentito niente di più magico e meno terreno della sua voce...
linko il tuo blog, è davvero bello!
baci!
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#39   25 Maggio 2008 - 15:10
 
grazie per il commento... pensa soltanto che paolo fresu l'anno scorso negli scavi ha reinterpretato porgy and bess e l'ha fatto in maniera spettacolare...
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#40   25 Maggio 2008 - 17:42
 
forse se non ti avessi conosciuto sarei finita lo stesso, proprio oggi, ma per caso, su questo blog, e avrei letto questo post, avrei ascoltato una per una le canzoni che hai scelto, ci avrei volato dentro come una bambolina leggera e piccolissima attaccata a un filo d'aquilone, sarei sprofondata nei dettagli e negli sguardi delle foto che sempre tu hai scelto, come in ogni felice parola e espressione che hai scritto oggi. ma mi sento lo stesso incredibilmente fortunata. grazie è dire poco, sono momenti di bellezza rara che hanno senso pure se te li dimentichi.
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#41   26 Maggio 2008 - 07:02
 
Ciao,
Chet Baker è il mio jazzista preferito e anch' io lo adoro quando canta....soprattutto in momenti come quello che sto vivendo....complimenti per il blog....ti posso linkare?
Buona giornata
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#42   26 Maggio 2008 - 09:30
 
fuori tema, su toumani diabatè:

caro jazzfrom italy
mi chiedevo proprio se toumani diabatè suona anche in italia.
mi piacerebbe onorare la sua arte.
è un disco bellissimo. di quelli durevoli.
ho integrato nel mio post una tua frase sul suono della kora.
se nei prossimi mesi ti capita di andare ad un concerto dalle parti della lombardia, dimmelo.
mi piacerebbe incontrarti
ciao
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#43   30 Maggio 2008 - 08:56
 
sono senza parole, davvero.
grazie
m
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#44   30 Maggio 2008 - 11:58
 
Questo post è Poesia.
Se mi concentro posso vedere Chet seduto sulla sedia, se tendo l'orecchio si sentono le note.
E' una piacevole scoperta, questo tuo blog, tornerò a cercare nuove note tra le pagine blu.

Grazie.
Isk
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#45   31 Maggio 2008 - 07:59
 
Leggerti e' catartico...E' trangugiare musica.Grazie.
Ho rivussuto con te le emozioni di quel giorno ormai lontano ma vivo nella tua memoria come fosse stato ieri!
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#46   02 Giugno 2008 - 16:44
 
Era un po' che non capitavo da queste parti, ma sono felice di trovare scritti e musica che ti fanno pensare, riflettere su ciò che è importante e allo stesso tempoo che ti fa scoprire pezzi di vita che anche dopo molti anni che ci vogliamo bene e ci diciamo cose non si conoscevano.
La vita ci succhia il midollo e spesso non ti da il tempo da dedicare alle cose che ami e alla battaglie che ritieni giuste. La tua la stai conducendo bene ma insieme, tutti, possimo fare qualcosa per migfliorarla
utente anonimo

#47   03 Giugno 2008 - 23:12
 
Saranno pochi giorni che ho cominciato a leggere il tuo blog e mi sembra di essere a casa mia...
Una stanza semibuia socchiusa con il cuore pronto ad ascoltare musica dorata.
Ti invidio ... hai provato un'emozione che poche persone possono vantarsi di aver provato.
Ti ammiro perchè hai saputo seguire questa emozione fino in fondo.
Ti ascolto perchè leggendo le tue parole mi e' sembrato di sentirti suonare insieme ad un uomo e la sua tromba.
Attacca il prossimo brano... io sono qui ad ascoltare.
Beppone
utente anonimo

#48   06 Giugno 2008 - 15:08
 
Stupendo: mi hai fatto tornare in mente di quando Lucio Fulci mi raccontò di come convinse baker ad entrare nel cast de "I ragazzi del Juke-box"...
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#49   10 Giugno 2008 - 21:50
 
Bellissimo post!!Un saluto!!:***
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#50   04 Luglio 2008 - 18:24
 
amabile e pazzo chet!!! l'ho conosciuto tramite del fra a roma con il suo pallas citroen...non gli partiva l'ho aiutato a spinta...abbiamo fatto amicizia...ci siamo raccontati e la notte passò
il tuo blog è da link sul mio
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#51   20 Settembre 2008 - 01:07
 
Racconto molto intenso... complimenti. Chet, la sua musica, la sua voce, una ragazza al tuo fianco le cui vibrazioni ti lasciano un senso di dolcezza... una serata memorabile. Grazie, avevo un anno ai tempi del tuo racconto, ma è come se avessi percepito dal vivo la magia di quella serata.
utente anonimo

#52   01 Novembre 2008 - 19:54
 
A parte i complimenti per il post bellissimo, ti dico due cose:

1) Let's Get Lost di Weber, che ho visto oggi dopo che me lo consigliasti qualche tempo fa, è bellissimo e toccante. L'ho noleggiato, ma ho già ordinato una copia da tenermi stretta perché è indimenticabile.

2) But Beautiful di Geoff Dyer sarà una delle mie prossime letture, lo attendo da amazon (e mi attende anche l'autobiografia di Miles, tra l'altro)
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#53   16 Novembre 2008 - 16:19
 
Io suono la tromba e la prima volta che mi sono avvicinato a questo strumento ascoltavo Chet. Non ho mai più smesso di suonare e di cercare di copiare Chet. Qualche volta ho avuto le stesse sensazioni che hai magistralmente descritto nel racconto! Sono rimasto imprigionato, non credo di uscirne più! Ci sono giorni che è tutto black and white e non riesco ad adattarmi più a niente. Nel racconto hai descritto i miei sentimenti di quando suono e di quando ascolto Chet. Best regards.
utente anonimo

#54   19 Febbraio 2009 - 16:31
 
Bellissimo! E' proprio quello che cercavo: Chet Baker. Che dire? Chet mi piace da morire, è il mio preferito in assoluto, mi piace come trombettista e sopratutto come cantante....come uomo beh! E' un maledetto, ma maledetto maledetto sul serio, no per finta! Stavolta i complimenti li faccio io a te Mr J!
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#55   18 Maggio 2009 - 22:00
 
Posso 'usare' il tuo bellissimo post su Chet per sentire un pò la sua tromba e la sua voce, visto che i miei cd sono ancora nelle scatole, causa lavori in corso a casa? E' anche un buon motivo per ricordare il tuo post emozionale su lui e la sua musica emozionale ad un anno dallo scorso 13 maggio...
Grazie (l'avevo già detto?)
k
utente anonimo

#56   18 Maggio 2009 - 22:01
 
ehm, volevo dire musica emozionante. Scusa, sono un pò emozionata:-)
k
utente anonimo

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