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martedì, 04 novembre 2008

DREAM AND DREAMS

Little Nemo by Winsor McCay
Prefazione.
.
Ho sempre avuto uno strano rapporto con i sogni, nel senso che ho sempre creduto nel valore delle emozioni e dei trascorsi affettivi a dispetto della ragione e delle cognizioni che essa ci impone, ma non ho mai vissuto l’esperienza dell’inconscio nel momento in cui, per tutti, questa si manifesta, cioè nel sonno.
O almeno non ne serbo ricordo.
[…]  

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L’ultima volta che ho avuto il mio giorno libero, ho deciso di uscire di casa senza alcun riferimento con il mio mondo attuale.
Ogni tanto lo faccio, cioè lascio a casa la borsa con i documenti, le chiavi della macchina, il cellulare e la mia agenda.
Anche le chiavi di casa le ho nascoste nel vaso del giardino.
.
Ho preso solo le sigarette, nelle quali ho infilato qualche soldo ed ho iniziato a camminare senza meta, senza tempo.
Solo i miei pensieri mi tenevano fortemente ancorato alla realtà.
.
Little Nemo by Winsor McCay
 
Nel traffico riconoscevo la mia interminabile diaspora, nei volti tesi ritrovavo tutto il mio isolamento, nelle strade della città nessun suono amico, ma solo un rumore metropolitano nevrotico ed asfittico.
Solo quando passo Porta Maggiore, sento iniziare a diluire la mia ragione.
La grandezza di queste mura ti trasporta per forza di cose indietro nel tempo.
Proseguo per Piazza Vittorio e qui sono le tante lingue, gli odori sconosciuti, i mille colori che si insinuano nei miei ricordi a trasportarmi altrove. Il mio corpo cammina su via Carlo Alberto ed incontra Santa Maria Maggiore che mi si para davanti con la sua magnificenza troppo concreta e terrena, senza la grazia che merita una basilica dedicata alla Madonna.
Gli giro intorno come fosse una scultura, cercando una crepa nella forma architettonica che mi conduca alla sua parte morbida, nel suo interno di leggenda, e forse nella mia anima.
 
È solo quando siedo alle sue spalle, sulla sua scalinata, evitando lo sguardo fisso e altezzoso del suo obelisco che mi torna in mente la leggenda.
L’attuale basilica è costruita sui resti di un’altra chiesa, che era stata eretta da Papa Liberio. Si racconta che la Madonna stessa sia apparsa in sogno a Liberio, confidandogli che gli avrebbe indicato in forma miracolosa il luogo dove costruire un tempio per permettere il suo stesso culto.
La notte tra il 4 ed il 5 agosto del 358 d.c., una nevicata assolutamente fuori stagione, imbiancò la cima del colle Cispio, a nord di colle Oppio, all’Esquilino. Nella neve ancora fresca, papa Liberio tracciò il perimetro della chiesa originaria.
Di questo edificio, oggi, non si conservano tracce, se non nei racconti della leggenda e nella memoria dei romani.

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Un significato dentro l’altro, un luogo che nasconde leggende, un’immagine che in realtà ne rappresenta un’altra.
È qui che inizio a pensare al sogno, ma sempre con il mio distacco critico, dal momento che è troppo strano il fatto che io penso ai significati nascosti nelle fondazioni della Chiesa, che tra i tanti significati del ventre mollo del Vaticano io vada a pensare ad una leggenda sulla Vergine maria, che è già una leggenda lei stessa.
 
Mi alzo e riprendo a camminare, giù per via Panisperna, che scende quasi parallela a via Nazionale, fino ai fori.
Ad un certo punto, tra i vari ristoranti con i menù per turisti, sulla porta a vetri di un locale vedo una locandina con un’immagine a me cara e con su scritto:
La materia di cui sono fatti i Sogni.
Conferenza dibattito sulla nuova psicanalisi.
 
Mi sono fermato solo perché sulla locandina troneggiava una splendida tavola di Little Nemo, opera del magnifico Winsor McKay.
Sinceramente non mi sono mai interessato di psicoanalisi, anzi.
E poi, sempre più raramente incontro uomini che sanno anche solo raccontare l’Arte, uno dei tanti misteriosi linguaggi espressivi umani, figurarsi trovare qualcuno che sappia spiegare l’inconscio.
Ma ve l’ho detto, quel giorno non avevo un cazzo da fare e volevo proprio allontanarmi da tutto quello che rappresenta la mia realtà, per cui sono entrato.

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Dentro, due tipi dietro ad un tavolo, tentavano di dare forma all’inafferrabile.
Una sparuta platea prendeva appunti.
Io mi sono seduto dietro, solo con i miei pensieri.
Mi venivano presentati i signori ES, IO e il S-IO, ogni tanto afferravo al volo dei concetti, come contenuto manifesto e contenuto latente, memorizzavo parole come “drammatizzazione”, “simbolizzazione”, “condensazione”, “dispersione”, sentivo parlare di leggi che regolano i sogni, affrontare tentativi di decifrazione degli stessi o approfondire teorie.
 
A “La svolta post-moderna in psicoanalisi” mi sono alzato e sono uscito.
 
Fuori ho guardato ancora il disegno di McKay, con i retini del colore fuori fuoco, ma ugualmente bello, ed ho ripreso a camminare, questa volta senza pensare a niente, tantomeno a quello che avevo ascoltato che niente aveva toccato nel mio cuore.
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Little Nemo by Winsor McCay
 
Infatti, in un attimo mi sono ritrovato in Corso Vittorio Emanuele e lì, con un gesto spontaneo ho girato a sinistra per Campo de’ Fiori, senza fermarmi ho attraversato piazza Farnese e sono arrivato in via Giulia, di fianco a dove scorre il fiume.
Quando ho incontrato Ponte Sisto, attraversarlo fu un piacere, un po’ come tornare a casa.
 
Oramai gli ocra ed i rossi di questa città avevano smorzato i toni, e le terre sembravano colorarla tutta, dai suoi palazzi agli stretti vicoli.
E proprio in una delle sue strette viuzze, che la scorrono come vitali arterie, che sono stato rapito, catapultato nel sogno, quello vero, fatto di emozioni e sensazioni intime.
 
Da qualche finestra, affacciata sul vicolo, si sentiva un pianoforte.
 
Una musica dolce, con un cuore interno sommesso e ripetuto, che poi si espande e costruisce la melodia, che acquistava la solenne forza di uno spiritual, mantenendo il suo nucleo semplice di origine, di fonte, di radice.
.
Qualcuno suonava un blues, ma non come siamo abituati a sentirlo.
Lo descriveva con altre forme celandone il significato che, se disposti ad accoglierlo nel cuore, si manifestava con tutto il suo splendore ed il suo intenso sapore simbolico, capace di trasportarci nel passato, quello della prima infanzia, nella nostra profondità più intima.
La melodia, nuova eppure conosciuta da sempre, riusciva a dare ritmo a quelle corde emozionali che teniamo nascoste, le faceva risuonare con delicatezza e lirico tocco, le accordava in sintonia con il tutto.
.
È stato il momento più bello.

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Ero così affascinato ed assorto che non mi accorsi di quel gocciolare di note alte, di quella lunga pausa, che poteva indicare la fine del brano o utilizzare il silenzio come riverbero delle note appena toccate.
 
Infatti la musica riprese, ancora dolcemente poetica ma con un’ombra spigolosa. Un incedere sinistro che, questa volta, non accarezzava i ricordi, li scuoteva dolcemente obbligandoli a risalire a galla dalla nostra coscienza.
Io pensai alla mia infanzia, ai miei sogni di bambino che voleva scoprire la vita ed il meraviglioso mondo, al mio piacere nella lettura del fantastico attraverso i pochi “giornaletti” che mi venivano regalati, ed alle prime emozioni in musica che provavo ascoltando i dischi di Mina, De Andrè, Gaber o i notturni di Chopin che mio padre teneva nel mobile basso.
 
Nel centro del brano, le stesse note suonate alte, metalliche, ripetute, mi portano alla mente il disagio di non avere avuto una stanza tutta per me, dal momento che dormivo in un letto che scendeva giù dal mobile del salotto insieme a mia sorella più grande ed anche, quando feci la scoperta della mia sessualità, la paura di essere da lei scoperto mentre mi toccavo piano nel mio letto.
Mi torno in mente anche quando, qualche anno dopo, ebbi il primo fermo rifiuto di mio padre ad una mia richiesta di iscrivermi ad una scuola d’arte.
 
Oggi, questi due dolori, mi hanno lasciato in eredità un assoluto senso di libertà sul sesso, che vivo senza censure o vergogne, ed un amore sconfinato per l’Arte tutta, da me sempre fortemente desiderata, anche se spesso cerco la mia solitudine in spazi vuoti, come quando chiudo la porta del bagno anche se sono solo in casa.

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Non riesco ad immaginare chi stia suonando questo pianoforte, un ragazzo piegato sui suoi sogni, un uomo che ha passato i suoi anni studiando la tradizione classica della musica europea, una donna elegantemente dritta sulla sua schiena, che descrive i suoi desideri senza mai guardare in faccia la tastiera.
Sono spiazzato, sto vivendo la gioia ed il dramma privato di qualcuno che non solo non conosco ma che non riesco neppure ad immaginare, trasformando le sue idee melodiche in forti simboli visivi personali, e tutto questo accade insieme, condensato in questa forma astratta che è la musica ascoltata, che si manifesta in questo spazio fisico che il vicolo rappresenta ma che in realtà diviene un luogo dell’anima, dove stò sperimentando inconsce alchimie sconosciute, dove la mia anima ha deciso di incontrarmi e di parlarmi a lungo, senza mezzi termini, costi quel che costi.
 
E la musica continua.
 
Questa volta è un colpo al cuore, un brano che parte in tonalità di re minore, quella di un requiem. Ed io penso ai miei sogni abbandonati lungo il fiume.
Le pitture dal vero che facevo a Debora in vicolo del Cinque, la tromba che suonavo da solo sotto il ponte dell’isola Tiberina, il fascino di cercare parole nuove per creare il racconto delle mie emozioni. Ora più niente, solo la veglia della ragione, i mostri della normalità.
 
Non basta la forma impetuosa e classica che la melodia prende, perché io so che c’è sempre un tentativo di modificazione del significato da parte del sogno.
Il fatto è che bisogna vedere il centro del sogno, cercare di scoprirne il vero senso, che il sogno stesso ha cercato di disperdere, creando disordine, aggiungendo molti elementi che operano per travestire il nucleo centrale, per non far riconoscere all’IO il cuore del sogno.

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Io, in questo vicolo, ho conosciuto molto di più che se avessi preso una laurea in psicologia.
È stato doloroso, ma almeno ho capito.
Questo brano rappresenta la marcia funebre dei miei sogni.
 
È solo quando un passante si avvicina e fa per mettermi in mano dei soldi che mi accorgo che stò lacrimando.
Il mio corpo cerca di sfogare il dolore attraverso il pianto e quest’uomo qui, pensa che qualche moneta sia sufficiente a calmarlo.
 
Pover’uomo, lui vede solo il mio corpo, non sente la mia anima che urla dal dolore.
 
Nonostante la musica continui, decido di andarmene, devo tornare a casa, trovare la mia tana e leccarmi le ferite.
Questa volta prendo la metropolitana, il mio corpo è sfinito e a lui non è toccato niente in confronto.
Intorno a me tutto è fermo ed immobile.
Solo il metrò mi permette di percepire ancora il tempo che scorre e anzi, sembra partecipare anche lui a mettere più distanza possibile tra me ed i miei sogni.
In un attimo sono a casa, nella normalità più assoluta, lontano dal vicolo dei miei ricordi.

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Il vaso è rimasto immobile, le chiavi di casa sono al loro posto,
davanti al portone un pacchetto, con dei CD che ho ricevuto.
Sopra il mio nome, cognome, l’indirizzo, il codice di avviamento postale ed il nome di questa città.
Salgo le scale che mi separano dalla mia mansarda sul cielo.
Trovo sette chiamate non risposte e due messaggi in segreteria.
Apro il pacco.
 
Il primo CD si chiama Dream and Dreams, di Salvatore Bonafede.
È uno scherzo penso, o il destino è davvero beffardo.
.
Dream and Dreams
 
Lo metto subito nel lettore e parte una musica dolce, con un cuore interno sommesso e ripetuto, che poi si espande e costruisce la melodia, che acquista la solenne forza di uno spiritual, mantenendo il suo nucleo semplice di origine, di fonte, di radice.
.
Qualcuno suona un blues, ma non come siamo abituati a sentirlo.
Lo descrive con altre forme celandone il significato che, se disposti ad accoglierlo nel cuore, si manifesta con tutto il suo splendore ed il suo intenso sapore simbolico, capace di trasportarci nel passato, quello della prima infanzia, nella nostra profondità più intima.
La melodia, nuova eppure conosciuta da sempre, riesce a dare ritmo a quelle corde emozionali che teniamo nascoste, le fa risuonare con delicatezza e lirico tocco, le accorda in sintonia con il tutto.
.
È il momento più bello.
.
Salvatore Bonafede
 
Postfazione.
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Questo scritto, nato in principio come recensione, si è incrociato con il mio desiderio di tradurre in racconto le mie emozioni e si è trasformato in Sogno.
Avrei potuto parlarvi della ventennale esperienza in jazz di Salvatore Bonafede, della sua bellissima Palermo, del suo soggiorno negli Stati Uniti, delle sue collaborazioni importanti con nomi come Jerry Bergonzi, Joe Lovano, Dewey Redman, Cameron Brown, Enrico Rava, John Abercrombie, Paul Motian, dei quaranta dischi in cui è registrato il suo pianoforte, del suo contributo al cinema geniale di Ciprì & Maresco, del suo amore per i giganti del Jazz come Monk o Bill Evans o per i suoi contemporanei Maestri come John Taylor o Keith Jarrett, del suo bellissimo omaggio alle musiche di Nino Rota, della forte valenza ritmica e progettuale di due degli ultimi lavori a suo nome, “Ortodoxa” e “Paradoxa”, del Melos o del Belcanto, della sua grandezza musicale e compositiva ancora, come spesso capita nel nostro piccolo paese, non del tutto valorizzata.
Ma questo, in internet c’è già, ed io invece ho scelto un’altra strada.
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Little Nemo by Winsor McCay
 
Questa è solo una forma dell’esperienza delle mie sensazioni e, io che non capisco un acca di psicoanalisi, so che nemmeno Freud credeva in se stesso, in quanto riteneva che la Grande Ragione si manifestava solamente nelle oscure profondità dell’inconscio, e attraverso il Sogno e le libere associazioni, lui riusciva ad accantonare la sua piccola ragione da uomo sveglio ed a far affiorare l’inconscio a livello cosciente.
 
Per cui non pensate che il disco di Salvatore Bonafede sia un lavoro triste o malinconico, in quanto il significato vero di questa musica è nascosto tra le pieghe del vostro inconsapevole sapere e non accontentatevi di queste tre bellissime tracce, che nel disco Salvatore ne ha registrate 10, una più bella dell’altra, assolutamente da ascoltare e conservare nel cassetto delle cose preziose.
 
 
p.s.
una volta una zingara leggendomi la mano mi ha detto:
tu sogni ad occhi aperti.
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Links:
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Le illustrazioni di Winsor McCay sono tratte dal volume
"Little Nemo, 1905-2005, un secolo di Sogni"
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Little Nemo by Coconino Press
 
 
 


postato da: jazzfromitaly alle ore 02:13 | link | commenti (49)
categorie: recensioni, racconti, salvatore bonafede, cam jazz

Commenti
#1   04 Novembre 2008 - 09:44
 
nessuno avrebbe potuto recensire un disco di bonafede in questo modo. è il blog che lo consente: perchè ci si può lasciare andare ai ricordi ed intrecciarli con una fantastica camminata dentro la propria storia familiare ed incollare i fumetti e far andare la musica ...
ho sentito dischi di bonafede qualche anno fa. questo dream and dreams mi stuzzica la mente musicale ...
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#2   04 Novembre 2008 - 13:39
 
ogni volta che passo di qua ne esco scombussolato.bravo.davvero.Alfredo
utente anonimo

#3   04 Novembre 2008 - 23:34
 
Buonasera ottimo jazz, questo supera qualsiasi ippopotamo o rinoceronte sul raccordo.

Sarà un caso ma proprio ieri sfogliavo Alice nel paese delle meraviglie nella versione originale che posseggo, con le illustrazioni del signor Arthur Rackham, quindi oggi quando ho aperto il primo disegno, mi è subito venuto in mente il gusto della sua epoca.

Tra l’altro il tuo fumetto è delizioso, l’idea del letto con il movimento di gambe che trottano in perfetto stile liberty……

Neanche io ho studiato Freud, ma per molti anni ho fatto un lavoro basato sui sogni ad occhi aperti, sogni di bambini, questo vuol dire che Freud non è indispensabile per essere un’interprete di sogni.

Per il resto, nell’ultimo film di Woody Allen,viene espresso il concetto che un amore completo è un amore che non si è pienamente compiuto.
Deve essere proprio così.
A volte aggiungo io, come riflessione del tutto personale, riuscire a vivere dei propri sogni vuol dire essere messo di fronte alla dura realtà, dove l’ideale che avevi non è puro come lo immaginavi e allora forse è meglio non averli realizzati per restare con fiato sospeso, nella perenne emozione del prima, piuttosto che nel vuoto esaurimento del dopo.
Ciao.



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#4   05 Novembre 2008 - 05:57
 
Carissimo,
Sei un artista... Il tuo modo di recensire è assolutamente inusuale...
LA grafica delle copertine, i contatti con gli artisti, il modo assolutamente intimo di esporre, sono tutte cose che sfuggono agli altri. Le note che ascolto sono quello del disco, immagino. Un Jazz lirico, caldo, coinvolgente, che fa vibrare le corde più profonde dell'anima. Mentre ascolto una lacrima scende dal viso... La stessa identica cosa accadde quando ascoltai per la prima volta The Koln Concert del grande Keith Jarrett. Adesso - forse - ho capito chi sei: un musicista.
Ciao, Ti amo ....
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PierreLouis

#5   05 Novembre 2008 - 09:29
 
Salvatore è così bravo che si merita un capolavoro come questo; tu stai distillando l'essenza del jazz con lo stesso amore con cui il compianto Romano Levi distillava col suo vecchio alambicco la sua mitica "Grappa della donna che travalica la collina".
La tua scrittura è fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente bertop

#6   05 Novembre 2008 - 10:20
 
se fossi una donna mi farei portare a passeggio da te...minchia che poeta...ma che ie farai alle femmine
con simpatia marco
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente chefmarco

#7   05 Novembre 2008 - 10:35
 
Mai letta una recensione del genere, effettivamente, complimenti davvero. Dovrebbero essere cosi' le recensioni in generale, ma solo con certi dischi si puo' avere un certo approccio.

E, intanto, un altro nome per la mia esplorazione senza sosta.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GekkoP

#8   05 Novembre 2008 - 11:31
 
questo post è tutto un sogno.
e basta, le parole sono inutili.
un bacio
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ceneredirose

#9   05 Novembre 2008 - 12:15
 
La prossima volta che passi sotto casa mia, all'inizio di via Panisperna, citofonami ... ci sentiamo un po' di musica insieme :-)
GM
utente anonimo

#10   05 Novembre 2008 - 17:20
 
Exit Music (For A Film),
Brad Mehldau Trio
The Art Of The Trio, Vol. 3: Songs.
1998
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente marpet

#11   06 Novembre 2008 - 00:56
 
Che fatica Mr. Jazz arrivare ai commenti...pero' ne vale la pena!
Un abbraccio.
Red
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente redimpression

#12   06 Novembre 2008 - 07:21
 
Caro Jazz, ti sembrerà sciocco, forse, ma leggerti qui, stamattina, è stata, per me, un'esperienza equivalente alla tua nel vicolo. Ci sono incontri così, e nella mia vita ne ho ogni giorno: hanno la delicatezza e la forza dei sogni. Magari è una musica, e qui da me se ne respira parecchia, od un colore che i miei occhi rubano ad un muro scrostato o ad una foglia. O la lumachina salvata ieri sera su di una foglia di bietola e che ora sta in casa, perché il suo guscio è troppo fragile (assomiglia al mio). Già, sono fragili, i sogni. Ma è proprio la loro fragile trasparenza che lascia passare la luce. Un abbraccio.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Riyueren

#13   06 Novembre 2008 - 10:27
 
Dormire, sognare ...forse vincere? Urrà Mr.Jazz ! Che ci sia jazz sulla strada del Presidente!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Smillapiffi

#14   06 Novembre 2008 - 14:32
 
Che post emozionante. Quasi non si riesce a distinguere il suono dalle parole..

Un saluto.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Acrylic77

#15   06 Novembre 2008 - 16:07
 
I sogni a volte ispirano le storie più belle, adoro sognare!
Grazie per il bellissimo commento sei un grande, baci
Rossella
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rosdrudidurella

#16   07 Novembre 2008 - 12:50
 
Fellini diceva che la mente è come una grande orchestra in cui la coscienza, nella veglia, dirige le partiture. Nei sogni invece è come se tutti gli elementi suonassero per i fatti loro... Mi sembra un ottima descrizione, n'est ce pas?
Com'è difficile trovare il tempo per sentirsi, sentire la propria musica, la musica dell'anima.
Touche amico mio
Manuel
utente anonimo

#17   07 Novembre 2008 - 20:32
 
quando scopro un blog come il tuo, ahimè mi sento piccola....non ho detto giovane, ma con tanti gap :(
; comunque è molto bello, ma devo starci di più, ci ripasserò .
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pervinka

#18   08 Novembre 2008 - 04:56
 
Gran bel blog e bel post... ma che fatica! per il mio povero PC un po' in là con gli anni, girarci dentro... non oso pensare che cosa potrebbe succedere a un poveraccio che osasse inoltrarsi qui con la vecchia analogica a 56 kb ;-)... abbi un po' di compassione per noi miseri mortali non all'altezza dei tuoi megagattici congegni...
Fuor di celia, complimenti... vedrò di approfondire appena avrò un po' di tempo (mooolto tempo, temo)...
Grazie per la visita e il commento, lieto della conoscenza...
Un sorriso, a presto, tuo
Cosimo Piovasco di Rondò
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Cosimopiovasco

#19   08 Novembre 2008 - 14:49
 
Conservala bene, questa sensibilità che trasforma una recensione in un sogno
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Skeight

#20   08 Novembre 2008 - 20:36
 
Salve scusate se vi contatto nei commenti ma non ho trovato il link per contattarvi in privato.

Mi chiamo Francesco e volevo segnalarvi un sito per poter ascoltare la musica, un servizio ottimo da poter offrire a tutti gli utenti. il sito in questione è: www.songtoo.net che oltre a tante altre lingue ha anche l'italiano.

spero di aver fatto cosa gradita.

A presto

Francesco
utente anonimo

#21   09 Novembre 2008 - 17:06
 
Mancavo da tanto ma quando ritorno è come essere a casa perché anche io mi avventuro pe strada senza cellulare e documenti per dimenticarmi chi sono, perché la musica mi trasporta altrove e perché anche io ho il timore che talvolta i miei sogni siano morti.
Grazie mille per queste bellissime parole
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente halfofme

#22   09 Novembre 2008 - 17:29
 
Al parco

[..] Sono seduta sulla panchina di uno dei numerosi parchi della città del Lussemburgo. Ascolto una canzone recensita dal mio amico JazzFromItaly Davanti a me i bambini giocano su un enorme galeone pirata di legno, arenato nella ghiaia. Sta imbrunend [..]
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente halfofme

#23   09 Novembre 2008 - 18:52
 
Un saluto ed una visita Kavafis
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#24   10 Novembre 2008 - 16:18
 
Ho letto solo oggi questo tuo post e, sembrerà davvero assurdo e incredibile, ma giovedì su un pacchetto per te stavo scrivendo 'Per non smettere di sognare', poi mi è stato detto 'E che vor dì?', allora ho pensato: 'ma sì, in fondo è un augurio che faccio a me, che c'entra farlo a R+?' e allora non te l'ho scritto più...
Beh, te lo scrivo adesso.
Per non smettere di sognare e di sentire fortemente le emozioni che ci dà la musica, l'arte, la parola e il silenzio.
K
utente anonimo

#25   11 Novembre 2008 - 05:33
 
Sono arrivata dal tuo commento,e ho letto di filato... scritto con l'anima, quella che urlava ed alla quale non si danno le monetine... sembra scritto - conme faccio talvolta - che ci mette avanti al foglio bianco e si lascia sgorgare...
Ti ho trovato dolcissimo dove scrivi
"Sono spiazzato, sto vivendo la gioia ed il dramma privato di qualcuno che non solo non conosco ma che non riesco neppure ad immaginare," mi piace questo spiazzamento...
Cri
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#26   12 Novembre 2008 - 00:37
 
...Un sogno dentro a un sogno.
Scritto, recensito, con straordinario stupore, bellezza e quella giocosita' che i nostri occhi non dovrebbero mai disperdere. Hai creato un'armonia di voci, suoni, luci e colori attraverso le immagini da te scelte per completare il pezzo. Complimenti all'autore e alle tue mani che mi hanno trascinata in una dimensione di reale perfezione.;-)

Grazie per raccogliere le mie parole e i miei pensieri e farne musica..e farne bellezza.
;)))Una dolce e calda notte...di stelle e di sogno...a te
;-)))Angelika
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#27   12 Novembre 2008 - 00:53
 
quella zingara aveva ragione..
ed io ho sognato con te..my little nemo friend..

e
..io già brucio ..
*bacio

*Orsa
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#28   12 Novembre 2008 - 01:03
 
dearest

spero di aver trovato la fine del post
è che sia qui .))

allora commento

volevo dire
che

sei figo :)) e mi piace il jazz
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#29   12 Novembre 2008 - 13:01
 
Ngiyabonga Mama Africa! ...
Certo lei ha vissuto e non vegetato, per la musica suo unico strumento di lotta per i diritti civili. Basta pensare al famosissimo pezzo "Pata Pata" dal quale non ha preso per se nemmeno un centesimo. Mi ha colpita assai il fatto che sia morta dopo il concerto per Roberto Saviano contro la camorra e il razzismo, nel luogo dove erano stati assassinati i sei africani. Questo era il senso del mio post. Sempre felice dei tuoi passaggi ti abbraccio, ciao
Rossella
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#30   12 Novembre 2008 - 18:24
 
caro Jazz, voglio lasciare una nota del mio passaggio nel tuo ultimo blog ma mi sembra che le emozioni delle parole le hai esaurite tutte tu nel tuo scritto, sei troppo bravo ma vai oltre, tutto quello che fai tracima amore e questo si sente...sei molto molto speciale e si sa che le persone così vivono senza pelle
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#31   12 Novembre 2008 - 23:33
 
bellissimo post, emozionante davvero con la musica che accompagna il racconto........jo
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#32   13 Novembre 2008 - 00:17
 
...in loop da ore con lo splendido pezzo di questo post. Guarda fuori la pioggia leggera ti porta il mio sorriso.
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#33   13 Novembre 2008 - 09:37
 
Sono uscito da questo ufficio, ho lasciato lì la tastiera girato l'orologio dall'altra parte. C'erano parole che diventavano storia, la musica, tutto ti prendeva per mano, vieni, lasciati andare, ascolta e leggi.
Ci sono fiabe che sono storie di giorni nostri, storie che sono fiabe. Basta avere il tempo e lasciarsi andare.
Chiudi gli occhi e immagina, quelle mani fini, sulla tastiera di quel piano, nella stanza colla finestra aperta.
Marcia funebre dei sogni, preludio alla marcia della vita.
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#34   13 Novembre 2008 - 17:37
 
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#35   13 Novembre 2008 - 18:09
 
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#36   13 Novembre 2008 - 22:40
 
Piano


forte

( conosci il gruppo les chat noir ? )
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#37   13 Novembre 2008 - 22:56
 
l ho sentiti ( e coNosciuti) quest estate a Pesaro
dal vivo
-vivi -sono interes santi :))
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#38   14 Novembre 2008 - 00:33
 
ASS omigli a un almodovar giovine e superbo .)) sei te nella fotos ??

ιερός και θαυμάσιος
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#39   14 Novembre 2008 - 02:10
 
**To allen g.

babe rawlins ora scendendo giù le scale con soffici ciabattine di seta/guardava intorno/come fossero ancora quei tempi/

ah!ricordarsi di gregory e neal,lunghe anime stese sul divano,/risentire quelle voci stridule di pazze gole pederaste/lo spirito danzando/ cento milioni di propositi oltre/ sussulti leggeri sulla sua skiena/brevi fremiti clitoridei a inondarle il palmo della mano/ ora che la vecchiaia tranquilla aggrediva i suoi occhi/ mordendole i seni/ dolce condiscendenza del tempo/; mutevole;/sui suoi acuminati sorrisi/ con quei fiori di paglia spinti una notte fuori/ su davanzali di marmo e argilla/ a New Orleans/ frasi tonde come cerchi/e perfette/ ogni suo muscolo/conosciuto/ quel fioco bagliore sulla fronte/ penetrante abbaglio/;... /frontiera/...


____________
a night kiss
*Orsa
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#40   16 Novembre 2008 - 12:08
 
ma che meraviglia!!

è la piu' bella reensione ch eio abbia letto!

e Salvatore Bonafede è un grande!!
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#41   17 Novembre 2008 - 01:36
 
Passare sotto ad una finestra aperta e sentire le note di un pianoforte fa sognare anche me. E per quanto ci si possa impegnare in parole e descrizioni, la sensazione che si vive in quel momento è troppo intima per essere condivisa. Io non vorrei mai vedere chi c'è dietro quei suoni. Lascio che siano un dono piovuto dal cielo, una magia.
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#42   18 Novembre 2008 - 23:13
 
Ogni tanto passo da Nunzio Rotondo, nel mio vagabondaggio. Mi fermerò anche quì, a far lagrimare un po' la mia anima. A far riposare sulle note del jazz, le mie scarpe. Voleva essere una recensione?
No è il manifesto di vita di un uomo.
Tutti noi dovremmo averne uno, o almeno tentare di farne uno. Il nostro manifesto di vita. Le note di Parker, mi accompagnano nelle mie peregrinazioni. Un buon compagno.
Come te.
CapeH
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#43   20 Novembre 2008 - 10:57
 
alzati sogna e cammina
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#44   21 Novembre 2008 - 17:11
 
Riesci sempre a sorprendermi. Anche per questo sono molto jazz le tue recensioni (se vogliamo riduttivamente chiamarle così). Il jazz resta per me più di ogni altra cosa the soound of surprise.
Tu in qieste parole ci metti l'anima, che conosci in molte sfumature. Anche se dichiari le tue non-conoscenze psicoanalitiche.

Leggendo questo post, cullato dalle note meditative e sensibili di Bonafede, penbsavo anche: Mioddio, come è bella Roma!
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#45   24 Novembre 2008 - 20:53
 
...bellissimo..questo non è un racconto, è una poesia...saranno queste note, il pianoforte lo strumento che ho amato sempre più di ogni altro e che suono commuovendomi, sarà la nevicata che citi e che oggi è caduta sul mio piccolo paese, sarà che i sogni sono per me i miei desideri più profondi, sarà che ti ammiro per questa passeggiata senza meta, sono rimasti in pochi coloro che ne fanno una al giorno d'oggi... Grazie per questi bellissimi minuti sul tuo blog! Marisel
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#46   27 Novembre 2008 - 00:11
 
terrò queste tue parole profondamente in me.
tornerò a rileggerle.
vi è molto in esse che va apprezzato con maggior calma.
post sorprendente, non classificabile.
grazie per questo tuo "dono".
un sorriso
aura
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#47   29 Novembre 2008 - 23:42
 
Luce del Silenzio

Un abbraccio. Sereno fine settimana. Grazie per questa musica.
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#48   30 Novembre 2008 - 19:19
 
"Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e
la nostra piccola vita è cinta di sonno"
(La Tempesta di Shakespeare)
;-))
Audrey
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#49   01 Dicembre 2008 - 23:36
 
ogni tanto vengo a rileggerti qua..e mi abbraccio forte little nemo..e tutti i suoi sogni

a nightkiss
*Orsa
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