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venerdì, 13 novembre 2009

Misterioso

Small Hands by Danijel Zezelj


On Air "Round Midnight" by Armando Trovajoli

Uscì da quella stanza nel bel mezzo di un assordante silenzio.

 

Sarebbe potuto rimanere, in fondo quello spazio tra una parola ed un’altra era quello che più amava del linguaggio.

Il silenzio faceva rimbombare quello che si erano appena detti prima e dava una nuova forma a quello che sarebbe potuto nascere dopo, dopo quel silenzio.

 

Ed invece uscì, proprio nel bel mezzo preciso, spaccando il silenzio senza emettere suono alcuno, eppure azzeccando la nota giusta, decidendo di abbandonare il discorso quando fu certo di aver vinto.

Se ne rese conto nell’istante in cui tutti credevano avesse perso.

Small Hands by Danijel Zezelj

 

Prima di quel momento lo guardavano distratti, loro, certi del potere che formava il consenso, forti di quella moneta che creava tranquillità sociale, spavaldi nel loro falso e ingrigito ricatto in doppiopetto.

Si lanciavano occhiate complici tra di loro, giravano gli occhi per la stanza e, ogni tanto, si soffermavano sul suo viso, per poter scorgere un’ombra di cedimento, mentre lui si guardava fisso le mani.

Le muoveva sempre quelle mani, sicure nell’incertezza dei propri passi, forti della loro piccola taglia, rigide, ad angolo retto sulle tranquillànti aspettative sinuose che tutti si aspettavano.

Small Hands by Danijel Zezelj

 

Loro parlavano di futuro assicurato e, di nuovo, lo fissavano appena un attimo, in attesa di uno spiraglio di convincimento, ma lui niente, e allora quelli continuavano a tessere le sue lodi, guardandolo sempre più interrogativi e speranzosi, lasciando mille domande aperte, perché cercavano quegli inutili chiacchierii di cui erano ghiotti, e gli promettevano più del doppio di quello che avevano già pattuito.

Ma lui pensava che aveva davvero bisogno di meno della metà di quello che aveva già ottenuto, per vivere meglio, e se ne stava in silenzio e allora loro insistevano, lo spronavano, si aspettavano di sentirlo ripetere ciò che sapevano era bravo fare, ancora, una volta di più, e ancora.

In fondo era ciò per cui lo pagavano, dicevano, ed avrebbero aumentato nuovamente l’offerta ad un solo suo cenno, perché volevano che parlasse come loro, che fosse uno di loro, perché volevano convincerlo a spostarsi su quello che credevano, loro, fosse il lato migliore della strada, e gli promettevano che lo avrebbero portato al successo, che gli avrebbero donato la fama che, così dicevano loro, lui si meritava.

 

Sorrideva dentro di lui, seduto in quella stanza, pensando che questo continuo attacco ripetuto di frasi standard era in realtà la loro unica difesa, ed era sereno di fronte a quella raffica di vecchie parole perché sentiva, davvero, che loro non avevano più niente da dire. O almeno niente di nuovo.

Pensava a qualche anno fa, quando non lo prendevano nemmeno in considerazione anzi, credevano fosse pazzo.

Lui, quel tipo taciturno che non si integrava, che non partecipava, che si disinteressava della vita di quel chiuso universo, che parlava con un linguaggio tutto suo, e che forse metteva a rischio persino i loro stessi valori.

E lui, imperterrito, continuava.

In fondo gli veniva facile, doveva solo essere com’era.

 

Allora gli mostrarono le pianificazioni, gli fecero vedere mille pagine di grafici di sviluppo, gli additarono il suo nome inserito in diversi piani di successione, in molteplici incontri impossibili, gli garantirono il loro supporto e gli raccontarono lungamente il suo futuro, splendido e vincente, fino almeno al 2012.

Small Hands by Danijel Zezelj

 

E lui aspettava,

respirando tra una loro parola ed un’altra, mirando già alla sua ultima nota, pregustando il movimento, esitando sul percorso, ma conoscendo già la fine della canzone.

In quel momento si sarebbe voluto alzare in piedi e ballare intorno a quel lungo tavolo, quantomeno per vedere i loro colli contorcersi nell’impossibile ricerca di una spiegazione, per godere dello spalancarsi dei loro occhi spenti.

Ma sapeva che doveva restare là, perché stava suonando con loro, nonostante essi percepissero solo un “normale” silenzio, lui stava improvvisando la nuova melodia della sua vita.

 

A quel punto, con un rullare di voci, gli presentarono un contratto in bianco, dove la cifra, loro dicevano, l’avrebbe potuta scrivere lui.

Era il loro colpo di scena, era l’assolo migliore che riuscivano a fare, e si aspettavano un chinare di testa, bramavano l’applauso, loro.

 

Lui invece alzò gli occhi, allontanò la sedia di colpo, come colpito da una leggera scarica elettrica, ma senza fargli emettere nessun suono, si alzò in piedi ed uscì, proprio nel bel mezzo preciso di quel silenzio d’attesa, quando fu veramente certo di aver vinto, nel momento in cui tutti credevano avesse perso, facendoli piombare per la prima volta in quell’assoluto, bellissimo silenzio, e lasciandoli lì, ad ascoltare l’eco delle loro parole, ad immaginare, soltanto, quello che avrebbe potuto suonare lui dopo.

 

Fuori era il crepuscolo, e c’era la sua Nellie ad attenderlo.

Avrebbero passeggiato insieme fino a quasi mezzanotte, stretti, senza dire una parola.

Quello fu il suo silenzio più bello.

Small Hands by Danijel Zezelj






Immagini tratte da Small Hands by Danijel Zezelj


postato da: jazzfromitaly alle ore 00:38 | link | commenti (5)
categorie: racconti

Commenti
#1    13 Novembre 2009 - 01:22
 
Bellissimo....mi ha fatto venire i brividi lungo la schiena.
Un sorriso, Marilyn
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DiariodiMarilyn

#2    13 Novembre 2009 - 16:37
 
Sono stata per un po' a fissare inebetita i disegni. Sono stupendi. E mi è venuta voglia di disegnare. Da matti. Credo che 'Round Midnight sia il pezzo più bello della storia del Jazz. E' avventato affermarlo? Sì, lo è. E questa è una delle interpretazioni più sincere che abbia mai ascoltato.
Monk è l'unico grazie al quale riesco a fare mentre penso. Nessuno mi fa lo stesso effetto. Sì, i suoi silenzi sono indescrivibili. Carichi.
Ma tu sei riuscito a descriverli, appropriandoti di un desiderio.
Hey, non mi viene voglia solo di disegnare, ma di buttare tutto all'aria. Dannazione.
utente anonimo

#3    13 Novembre 2009 - 20:18
 
E'passato tempo dall'ultima volta. E vedo che la tua creatività ti ha portato in molti altri posti. Significativo che il post di oggi, per entrambi, si intitoli Misterioso......
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MondoJazz

#4    14 Novembre 2009 - 00:09
 
che bel pezzo....e quanti rimorsi per mancati silenzi riempiti con parole conniventi ...o rimpianti per fughe non realizzate
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente settemaggio

#5    14 Novembre 2009 - 15:52
 
...Adorabile 'sta versione di 'ntorno mezzanotte del Grande Maestro Armando Trovajoli...molto "Monkiana"...molto dilatata...

...E Te?....Tesèsemprersolito....

Thanks

Costantino Spineti
utente anonimo

Commenti