Jazz from Italy

A blog on the Jazz, seen, played and recorded in Italy

CHI SONO

Utente: jazzfromitaly
Il Jazz ti insegna la libertà o non ti insegna nulla.

MY OTHER BLOG

HORO RECORDS - The Complete Discography

CAROSELLO Jazz from Italy - The Complete Discography

CENTRO NAZIONALE STUDI SUL JAZZ

Da oggi è possibile sfogliare on line le annate 1945 e 1946 della storica rivista Musica Jazz

JAZZ COMMUNITY

Questo piccolo spazio sui blog italiani a tema jazzistico nasce con l'intento di accomunare, e se possibile, contribuire ad una migliore conoscenza e diffusione della musica Jazz.

NUNZIO ROTONDO

Il Blog di Nunzio Rotondo

NOTE DISSONANTI

Appunti di Musica

BORGUEZ

Panoptikum

JAZZZIN

look around the nu-jazz

ASSOCIAZIONE MASSIMO URBANI

Leggi il Blog

T. P. AFRICA

Ritmi e armonie a sud del sahara

Tutti i mercoledì dalle 23:35 alle 24:30 T.P. AFRICA È ON AIR su Radio Popolare Roma, FM 103.3 - Ascoltala quì in streaming.

A PROPOSITO DI JAZZ

di e con Gerlando Gatto

My Vinyl cOOllection

Italian Jazz Masterpieces

MY JAZZ's BOOKS

CONFLITTO DI INTERESSI & LIBERTA' DI INFORMAZIONE


Visit Diritto alla Rete

CASA DEL JAZZ

LEGGI IL PROGRAMMA

RADIOPELLENERA

on line now great jazz, funk, soul, latin, brazilian beat... and more!

SOUND CONTEST

Musica e altri linguaggi

DRIVE MAGAZINE

Musica, Cinema & Fumetti

jazzfromitaly on MySpace

FABULOUS JAZZ TIME

A Great Jazz Collection

LEGÀMI PROFONDI

Qui trovate gli spazi che più frequento ed amo, le immagini che mi creano emozioni, le Storie che vivo più intensamente.

DIANA DEBORA's ART

natura viva, con anima

REE BEE's ART

Maurizio Ribichini ed il suo blog

NIKOZ's ART

NIKOZ BALBOA's BLOG

GIPI's ART

Storie, disegni e appunti

MANUEL DE CARLI's ART

Fumetti, Illustrazioni, Disegni e Sorrisi

/PEZZI/

un contenitore di Storie, o frammenti di queste

iNFO

Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001 – pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2001. Lo stesso, non ha nessuna finalità di lucro. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, si specifica che le opere qui citate, i filmati, le immagini e i sample audio, sono parzialmente pubblicate al solo scopo divulgativo, documentario, illustrativo e culturale, in ottemperanza all'articolo 70, comma 1 e 1-bis, della legge 633 sul diritto d'autore. L'articolo 70, comma 1 recita: " Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali." Il comma 1-bis recita: " È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma." Gli autori o eventuali proprietari del copyright sul materiale qui illustrato, che vedessero lesi i propri diritti, possono richiederne l'eventuale rimozione inviando una mail all’autore del blog.

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
Geo Visitors Map

Music

Jazz Blogs - BlogCatalog Blog Directory

Sottoscrivi con Bloglines

Blog360gradi - L’aggregatore di notizie a 360° provenienti dal mondo dei blog!

Music blogs

TopOfBlogs

Directory of Music Blogs

Top 100 Blog

Music Blogs - Blog Top Sites

Iscritto su Aggregatore.com

martedì, 14 aprile 2009

COSTANTINO SPINETI & MULATU ASTATKE

DUE STELLE NELLA STESSA NOTTE

Joan Mirò - BLU III

È possibile, secondo voi, incontrare per la prima volta due stelle nella stessa notte?
.
Certo, direte sempre voi, la notte è piena di stelle.
Ma il fatto non è tanto se le stelle ci siano o meno, che poi a me sembrano sempre di meno.
.
Il fatto a cui alludo è la volontà di cercarle, la difficoltà di trovarle e la voglia di starle a guardare.
.
E si, perché bisogna essere curiosi per cercare le stelle, coraggiosi per avventurarsi negli spazi sconosciuti e veri, non nei cieli noti di cartapesta, ed ancora bisogna essere infaticabili in confronto alle migliaia di piccole fatiche quotidiane, per mantenere vivo il desiderio di percorrere strade nuove e non lasciarsi trasportare dalla corrente molle della facilità.

Joan Mirò - Costellazione

Poi però bisogna incontrarle, e quando succede è un segno, non solo una coincidenza.
 
Ebbene, io l’altra sera, per la prima volta e non sapendo ancora bene come, le ho viste davanti a me, sopra di me, affianco a me e pure tutte intorno, riflettere la loro luce stellare, anche se così terrena, unica e rara eppure familiare, così vicina e così lontana allo stesso tempo, ma non il mio, e neppure il vostro di tempo, ma quello ampio ed infinito delle costellazioni, che non si lascia costringere dai calendari o tantomeno dagli ingranaggi degli orologi.

Giuseppe Biasi - Jazz - 1931

Una era di una grandezza spaventosa, anche se ai più sarà apparsa fragile nel suo involucro di molti anni.
Era forte, elegante e primitiva come nessun’altra, che generava costellazioni di suoni toccando, in orbita, universi già esistenti che dopo il suo passaggio non saranno più uguali.
.
L’altra bruciava velocemente per la sua stessa luce, lasciando intense scie che aprivano a mondi cari e sconosciuti.
Indicava direzioni con il solo riflesso del suo passaggio, generando una forza centripeta che ti attirava dentro, creando naturale aggregazione.
 
Una sapeva di spezie piccanti, di carne agrodolce, di legumi saporiti e di antichi caffè, il tutto avvolto in uno sciamma bianco.
L’altra aveva la freschezza delle verdure di campo, l’aroma di una grigliata tra amici e il perlage rustico e naturale di una genuina Romanella, elegantemente fasciato in un gessato nero.
 
Entrambe odoravano di Storia antica, ma si esprimevano in lingue futuribili, conoscevano gli aspetti della tradizione eppure rompevano gli schemi frastagliandoli in molteplici free forms impossibili da catalogare, suonavano bene, veri e propri solisti di quello strambo collettivo che si è venuto a generare solo grazie alla sensibilità degli sguardi.
.
E tutte e due, al loro passaggio, ti sporcavano le mani.

Giuseppe Biasi - Jazz - 1931

L’altra sera ho incontrato, per la prima volta, due stelle e non è importante che io stia a specificare quale sia l’una e quale invece era l’altra, perché la cosa che conta è stata la loro saggia vecchiezza universale, il loro sguardo scintillante sul futuro, la loro voglia, il coraggio e la curiosità che hanno nel solcare i cieli scuri di questa vita, che appare piccola e in ombra, in confronto della loro luce.
 
Tutto questo sotto lo sguardo di GM e RBKing, gli amici di TP Africa, e nell’eco del caro borguez, fortemente presente nella sua assenza.
 
Spero possa capitare anche a voi una notte come questa, però dovrete smettere di guardarvi i piedi ed alzare gli occhi al cielo dell’immaginazione.

Magnus da "Il Principe nel suo Giardino"

 
Ecchime.
Ed a pensarci bene dopo tutta questa via    semplicemente sto tra il sole e l’ombra
(che decadente ancora parlo de me è morto rajiv ghandi e
ancora io parlo)
della storia meravigliosa dell’anima (de li mortacci) mia.
Ah come starei bene a vive se fossi morto
mò capisco i faraoni con le tombe piene di profumi d’orchidea di musiche di gino paoli e di televisioni
 
Ma la bellezza la conosci tu com’è
(stupido: essa quando si mischia cor peccato finisce sur mercato)
definizione di peccato: quello che entra da un buco e esce da un altro buco
che non c’è senza l’essenza che sarebbe l’amore
definizione d’amore: quando non ci so più io
 
ed ora preparate i corpi alla nuova primavera
 
Victor Cavallo
Dedicato a Costantino Spineti & Mulatu Astatke

Magnus da "Il Principe nel suo Giardino"

 
Credits:
                              
Label: L'Arôme Productions
Catalog#: LAP005LP
Format: LP
Country: France
Released: 2002
 
Re-print from Amha Records  
First release date: september 1974
except track B1 in 1969 and track B5 in 1972 
 
Mulatu Astatke (keyboards), Fekade Amde Maskal (tenor sax, fl),
 Mogus Habté (tenor sax), Yohannès Tèkolla (tp), Andrew Wilson (g), Giovanni Rico (bass), Tèmarè Harègu (drums)

 

Tracklisting:
 
A1) Yèkatit – 3’55”
A2) Nètsanèt – 5’33”
A3) Tezetayé Antichi Lidj – 6’01”
A4) Sabyé – 5’24”
 
 
B1) Yèkèrmo Sèw – 4’12”
B2) Asmarina – 4’55”
B3) Gubèlyé – 4’36”
B4) Ené Alantchi Alnorem – 4’59”
B5) Dèwèl – 4’14”
 

martedì, 07 ottobre 2008

OMARA PORTUONDO, GRACIAS

Omara Portuondo, Gracias


Finalmente!

Questa è una delle rare occasioni in cui ci troviamo a festeggiare una grande personalità della musica, senza commiati od omaggi postumi, nel ruolo che a lei stessa è più congeniale, con un repertorio bellissimo e poco conosciuto, ma fortemente voluto dall’artista stessa perché veramente rappresentativo della sua carriera.
.
Omara, che oggi appare come un’elegante ed aggraziata signora, è una rivoluzionaria della canzone, un’artista contro, perché ha partecipato alle sorti della sua isola d’origine con le armi a lei più congeniali, la sua voce, la poesia, la canzone.
.
È per questo che questa recensione trova spazio su Jazz from Italy.
.
Omara
 
Omara Portuondo, la Grande de Cuba, è apparsa alla ribalta internazionale, quasi per assurdo, solo nel 1999, e grazie al cinema, quando insieme a Ibrahim Ferrer interpretò la commovente versione di “Silencio” nel film/documentario di Wim Wenders, Buena Vista Social Club, che prende il nome dall’omonimo locale dell’Habana (Cuba), riservato esclusivamente all’etnia di colore, dove si esibivano i più importanti musicisti dell’isola.
 
Fu Nick Gold che nel 1996, quarant’anni dopo la chiusura dello storico locale, riunì gran parte di quei musicisti sotto il nome dell’Afro Cuban All Stars e, grazie anche all’interessamento del chitarrista Ry Cooder, accese di nuovo le luci della ribalta su quelle stelle, producendo il primo album a loro nome.
.
niña Omara
 
Ma Omara Portuondo prestava la sua voce all’arte già nel 1948, con il gruppo Los Loquibambla, composto da sua sorella Haidé, César Portillo del la Luz, José Antonio Méndez ed il pianista Frank Emilio Flynn, quando interpretava brani famosi nordamericani, dando vita al filone che verrà denominato “movimiento del filin”, importando a Cuba il feeling della bossa nova influenzata dal jazz.
Nel 1951 Omara è con il “Cuarteto Orlando de la Rosa” con il quale esce per la prima volta dalla splendida isola caraibica, andando in tournee negli Stati Uniti.
Nel ’52 si unì alla pianista Aida Diestro e con le voci di Haidé, Elena Burke e Moraima Secada oltre la sua, fece vivere il “Quartetto Las d’Aida”, probabilmente uno dei gruppi più importanti della storia della musica cubana, che rimase attivo per più di quindici anni, incidendo il loro primo disco nel 1957 con l’Orchestra di Chico O’Farril.
È con le “Las d’Aida” che Omara effettuerà altre tournee, come quella del 1959 al “the Fontane Bleu” di Miami dove incontrerà musicisti del calibro di Nat “King” Cole, tanto per fare un nome, e nel 1960 in Europa.
.
Magia Negra
 
Nel 1959 Omara Portuondo incise il primo disco a suo nome, “Magia Negra”, dove le influenze del jazz si palesarono, con le interpretazioni di Caravan di Duke Ellington, The Man that Got Away di H. Arlen & Ira Gershwin e That Old Black Magic di Harold Arlen & Johnny Mercer, che da il titolo all’album.
 
Ma due anni dopo, quella che venne chiamata “la crisi dei missili”, costrinse Omara Portuondo a rientrare a Cuba e comportò un lungo isolamento dell’isola, pratico e culturale, di cui ancora oggi si pagano le conseguenze.
Il suo rientro forzato ed i nuovi impulsi che la Rivoluzione diede alla cultura cubana, fece nascere una presa di coscienza in Omara, che decise di raccogliere il testimone della musica di Cuba, colmando il vuoto lasciato da tutti quei musicisti che avevano abbandonato l’isola.
.
Omara
In quegli anni entrò a far parte della “Orquestra Aragòn”, una delle più importanti di Cuba, oltre che continuare la sua carriera in solitario attraverso diverse incisioni per la label cubana EGREM, fondata nel 1964 e per molto tempo l’unica realtà discografica di Cuba che, per l’embargo imposto dagli USA e “accettato” dal mondo occidentale, ha sempre avuto difficoltà ad essere distribuita fuori dall’isola, come “Esta es Omara Portuondo” del 1967, “Omara 1974”, “Y tal Vez Omara Portuondo” del ’81.
 
Nonostante una carriera come questa, un’artista della sua levatura che ha cantato sempre ed inciso molto era conosciuta solo dai pochi fortunati che l’avevano vista esibirsi dal vivo o dai pochissimi possessori dei suoi dischi e, praticamente, sconosciuta ai più, fino a quando, per ironia della sorte, grazie all’interesse di un americano, il chitarrista Ry Cooder appunto, la sua grande arte venne riportata sotto le luci dei palcoscenici internazionali.
.
rosso
 
Dopo la partecipazione al progetto Buena Vista Social Club, Omara Portuondo calcò i palcoscenici più belli del mondo, in compagnia di Ibrahim Ferrer, Compay Segundo, Rubén Gonzàlez, Orlando “Cachaìto” Lòpez ed Manuel “Guajiro” Mirabal e fu protagonista del terzo lancio del progetto, con il disco “Buena Vista Social Club presents… Omara Portuondo” che nel 2000 venne accolto con grande entusiasmo di critica e successo di pubblico.
Il 2002 vede la partecipazione di Omara al Festival Jazz del Giappone, in compagnia di artisti come Wayne Shorter, Herbie Hancock, Michael Brecker e Danilo Pérez ed una sua tournee in solitario.
.
Buena Vista Social Club presents...
 
L’anno dopo Omara Portuondo da un’ulteriore svolta alla sua carriera, tornando a collaborare con musicisti brasiliani e latinoamericani come Carlos Emilio, Manuel Galbàn, Amadito Vàldes, Emilio Del Monte e molti altri, ed accogliendo “nelle sue grazie” giovani talenti cubani come Roberto Fonseca, che aveva inciso il suo primo disco nel 1999, “Tiene que Ver”, e che licenzierà il suo capolavoro nel 2007 dal titolo “Zamazu”.
Il disco è “Flor de Amor” e viene presentato come una raccolta in musica di lettere d’amore della divina voce del Buena Vista Social Club, dedicato dalla stessa Omara a Celina Gonzàlez, meravigliosa interprete della musica campesina cubana.
Un ritorno alle origini con la consapevolezza acquisita e la notorietà internazionale che gli era dovuta.
.
Flor de Amor
 
Poi nel 2008, finalmente, esce “Gracias” registrato a L’Avana, prodotto dalla Montuno e distribuito in Italia da EGEA, un’etichetta discografica che si contraddistingue nel panorama per le intense attività che hanno per oggetto la musica tutta.
.
Come dicevo all’inizio di questo scritto, con “Gracias” celebriamo i sessant’anni di carriera di Omara Portuondo, una carriera che sintetizza e dona valore all’essenza stessa della musica cubana.
Un lavoro in cui Omara ha voluto rendere grazie alle tematiche a lei più care, a quelle canzoni che hanno commosso questa bellissima donna, a quegli autori che hanno fatto grande la canzone cubana, la sua canzone.
.
Omara
Nel disco troviamo brani come “O que serà” di Chico Buarque, “Ámame como soy” di Pedro Pablo Milanés Arias, “Rabo de Nube” di Silvio Rodrìguez Domìnguez, o la splendida title track di Jorge Drexler, scritta apposta per Omara Portuondo.
Non solo nel repertorio Omara ha scelto i testi e gli autori più cari, ma anche tra i musicisti ha voluto i più diversi, interessanti, possibili interpreti dei suoi sentimenti come il cubano Roberto Fonseca al pianoforte, l’israeliano Avishai Cohen al contrabbasso, l’indiano Trilok Gurtu alle Tablas, al Caxixis o al Djembé, il brasiliano Swami Jr, chitarrista e arrangiatore in quasi tutti i brani. E ancora, per un evento importante come questo disco, la Portuondo ha invitato altre guest come Chico Buarque che duetta con Omara nella sua splendida “O que serà”, il bassista camerunese Richard Bona ospite in “Drume Negrita” ed ancora Chucho Valdés & Cachaìto Lopez in “Nuestro Gran Amor” tema toccante scritto dal figlio di Omara.
 
Insomma un disco importante, con illustri ospiti, e con un booklet tra i più belli mai stampati, per rendere grande la sua festa perché, è ovvio, con la musica di Omara Portuondo, è festa grande.
 
Gracias Omara.
.
Gracias, Omara
 
 
 
 
Brani:
01. Yo Vi
02. Adiòs Felicidad
03. O Que Serà
04. Vuela Pena
05. Cuento Para un niño
06. Ámame Como Soy
07. Tù Mi Desengaño
08. Cachita
09. Rabo De Nube
10. Gracias
11. Nuestro Amor
12. Lo Que Me Queda Por Vivir
13. Drume Negrita
.
.
.
Musicisti:
 
Omara Portuondo: vocal
Roberto Fonseca : piano, keyboards, fender rhodes
Swani Jr.: 7 string guitar
Avishai Cohen: double bass
Trilok Gurtu: tablas, caxixis, djembé
Andrés Coayo: bongo, cajòn, congas, güiro, maracas, clave
Jorge Chicoy: tres, electric guitar
Chico Buarque: vocal on #3
Pedro Pablo Milanés Arias: vocal on #6
Rossio Jiménez : vocal on #8
Jorge Drexler: vocal on #10
Chucho Valdés: piano on #11
Cachaìto Lopez: double bass on #11
Richard Bona: vocal, double bass & percussion on #13
 
Plus strings on #1, #7, #12:
Bernardo Bessler, Michel Bessler, Antonella Lima Pareschi, Daniel Paiva Guedes, Silva Felipe Fortuna Lopes Prazeres, Ricardo Amado Da Silva, José Alves Da Silva: violin.
Jesùina Noronha Passaroto, Marie Christine Bessler: viola
Jorge Kundert Ranevsky, Màrcio Eymard Marald: cello
 
 
 
Links:
 
Omara Portuondo: http://www.omaraportuondo.com/
Edizioni Montuno: http://www.montuno.com/
Harmonia Mundi: http://www.harmoniamundi.com/home_html.html
EGEA Music: http://www.egeamusic.com/it/index.html
.
.
.
Nota alla selezione musicale:
 
1)     “Gracias” from CD Gracias – Montuno 2008
2)     “O Que Serà” from CD Gracias – Montuno 2008
3)     “Amorosa Guajira” from CD Flor de Amor – World Circuit 2004
4)     “Cachita” from CD Gracias – Montuno 2008
5)     “Amame Como Soy” from CD Gracias – Montuno 2008
6)     “El Hombre Que Yo Amé” from CD
Buena Vista Social Club presents... Omara Portuondo - World Circuit 2000
 
 
 

postato da: jazzfromitaly alle ore 01:01 | link | commenti (9)
categorie: recensioni, latin jazz, egea, afro jazz, omara portuondo
giovedì, 12 giugno 2008

MUSIC IS THE WEAPON

Citazioni & Lezioni.

“La migliore lettura dell’arte è l’arte stessa”
da Real Presences di Gorge Steiner, Chicago 1989.
.
FelaFelaFela
 .
“La differenza tra il critico jazz e lo storico del Jazz è che
il primo si occupa di cose nuove in modo vecchio,
mentre il secondo tratta cose vecchie in modo nuovo.”
Da Black, Brown and Beige - Solo una banale coincidenza - di Guido Michelone, pubblicato su “Jam Session”, Lampi di Stampa, Milano 2004.
.
Fela Kuti
.
“…molto tempo fa
gli Africani non trasportavano merda,
prima che venissero a colonizzarci,
erano gli europei a trasportare merda.
Sono loro che ce l’hanno insegnato.
Le multinazionali che si sono stabilite qui
rilasciano grandi dichiarazioni alla stampa per fregarci meglio.
Hanno un metodo infallibile:
trovano un africano corrotto e gli danno un milione di naira.
Lui, a sua volta, dà qualche briciola a quelli che lo circondano e diventa il capo.
Come un ratto sfugge a destra e a manca;
e pian piano la bestiola sale nella scala del potere perché è amico dei giornalisti,
amico del Segretario di Stato,
amico dei ministri,
amico del capo di Stato.
Ecco dove hanno inizio le nostre sciagure:
distrazioni di fondi pubblici, inflazione, confusione, oppressione.
È il percorso che hanno seguito Obasanjo e Aiola,
due membri dell’internazionale dei ladri.
Li combatteremo, perché ne abbiamo abbastanza di portare la loro merda.”
da International Thief Thief by Fela Anikulapo Kuti
.
Fela Kuti, No Agreement, Cover
 .
.

postato da: jazzfromitaly alle ore 17:43 | link | commenti (9)
categorie: fela kuti, mother africa, afro jazz
mercoledì, 04 giugno 2008

When the jazz return of Motherland Africa...

.
...and it leaves again.
.
hemba african helmet 



MusicPlaylist

Eccomi,
torno ancora a scrivere su queste pagine,
perché sento di volerlo fare, perché so di doverlo fare.
 
Abbandonare le mie passioni certe, per scoprire quello che “suona” intorno a me è,
in questo momento, l’unica cosa che mi sembra importante, ed utile.
Il mio pensiero civile e politico è ancora attonito rispetto agli accadimenti del mondo e di questo piccolo paese, sorpreso dalle scelte che a me appaiono ancora dettate dalle esigenze strettamente personali, e di bieco profitto, senza il minimo interesse per la vita degli altri e per i bisogni reali di tutto il mondo.
 
Ma è il momento di ripartire, di trovare la giusta cura ai nostri mali, di cercare nuovi segni, di girare pagina.
.
Art by Debora Diana
 .
Riparto quindi attraversando i dubbi, cercando di scoprire cosa si nasconde dietro il visibile, sperimentando tra i confini, superando i limiti imposti dalla consuetudine della conoscenza.
È facile stare ad osservare il conosciuto, compiacersi dei segni riconoscibili, farsi cullare da quello che ci vogliamo sentire dire.
Ma per me è più importante andare, cercare terre sconosciute, provare comprendere altri linguaggi, godere dei nuovi suoni. Questo, per ora, possiede più fascino, anche se richiede maggiore impegno e può sembrare più difficile.
.
Francis Bacon, Self-Portrait,1972
 
La musica, si sa, è un pò la colonna sonora della nostra vita, e commenta e sottolinea meglio di mille parole.
Il mio pensiero musicale, rispetto ai temi di questo blog, è in esilio.
Non mi riconosco nei pensieri e negli atteggiamenti della maggior parte delle persone di questo paese, posso trovare accoglienza nella musica dei suoi figli?
.
african mask
.
 In questi giorni, mi trovo a posare sul piatto dischi dei Blue Notes, di Randy Weston, di Mongezi Feza, di Abdullah Ibrahim, dei Brotherhood of Breath, di Omar Sosa, di Dudu Pukwana, di Fela Kuti, di Johnny Dyani, di Don Cherry.
Meno frequentemente ascolto John Coltrane, Duke Ellington, Archie Shepp, Max Roach, il Gillespie del periodo afro-cuban.
Sono già troppo mediati, nonostante la loro grandezza.
E raramente faccio girare il primo Enrico Rava, ma lui è cittadino del mondo, o cerco i suoni del grande Nunzio Rotondo, ma lui si sa, è un marziano del jazz.
.
Bacon, Michel-Leiris,1976
 .
E allora faccio un viaggio, distaccandomi momentaneamente dal mio amore certo ed assoluto, un viaggio che non ha una destinazione di arrivo, ma di sicuro ha due punti fermi: il Jazz e l’Africa.
In mezzo molti scali, come l’America e l’Europa, e mille possibili tratte da percorrere.
 
È uno spostamento inteso come metafora dell’incertezza, come un obbligo al movimento, un bisogno di cambiamento, un viaggio con la volontà di correre i rischi ed il brivido delle scoperte. Un viaggio che si preannuncia bello, ricco e doloroso, non per abbandonare il conosciuto, ma per ricercare nuove valenze, per ascoltare voci sincere, per condividere paure e passioni, per scoprire l’origine e per poi ripartire, tornando al futuro.
.
Fang Mask
.
 In Italia, l’unico che ha approfondito con passione e conoscenza questo rapporto è Luigi Onori, con il suo “Il Jazz e l’Africa” [1], al quale questo mio scritto deve molto.
 
Si sa che il Jazz è nato proprio per lo scambio tra culture altre, è germogliato in luoghi dove avvenne l’incontro tra diverse esperienze e linguaggi, si sa che ha dato i risultati migliori in situazioni di difficoltà.
Di tutto quello che si è generato dall’incontro/scontro tra la Cultura africana e quella americana (ed europea), la musica resta indubbiamente il frutto più ricco, importante e genuino, ed attraverso di essa possiamo raccontare anche l’evoluzione della società contemporanea.
“… la musica è stato l’unico vettore originato dalla cultura africana che non poteva essere sradicato, era la dimostrazione dell’esistenza dell’uomo afro-americano e della cultura afro-americana, e nell’evoluzione formale della musica nera si può vedere non solo l’evoluzione del nero come elemento culturale e sociale della cultura americana, ma anche l’evoluzione di quella stessa cultura.” [2]
.
Bacon-Self-portrait
 .
In Africa non sarebbe mai nata questa musica che noi chiamiamo Jazz, ed in America neppure, se non ci fosse stato l’uomo africano.
È nell’esilio che nasce l’urgenza espressiva, il legame con le radici, il bisogno dell’affermazione della propria identità, mutuata dal viaggio, sia quando questo è totalmente forzato, quattro secoli di schiavitù, sia quando viene indotto durante gli anni dell’apartheid.
 
Nonostante una forte coscienza di appartenenza, e gli scritti di Marcus Garvey che predicavano il ritorno in Africa già nei primi anni ’30, il mito dell’Africa - nell’immaginario culturale - viene usato in maniera superficiale ed esotica, passato attraverso il tritaculture della società bianca colonialista, che ne propone un’immagine caricaturale, accettata purtroppo anche da alcuni dei maggiori esponenti del popolo africano, come Louis Armstrong, protagonista insieme alla sua musica di questa animazione di Dave Fleischer realizzata nel 1932.
.

.
 
Dobbiamo attendere la metà del secolo scorso per iniziare a scorgere un barlume di orgoglio dell’appartenenza alla cultura africana, ed un riconoscimento trasversale tra l’Africa e la cultura globale, passando per il Jazz.
 
Già negli anni Quaranta, con la rivoluzione del bebop e con l’adesione all’Islam di molti afro-americani si evincono i primi approcci di una rivendicazione culturale.
Nel ’43 Duke Ellington raccontò in musica la storia dei Neri e le sue sfumature, attraverso la suite “Black, Brown and Beige”.
Sempre al Duca, nel ’47, fu commissionata una suite per celebrare il centenario dell’unica nazione indipendente africana, la Liberia.
Nel ’56 Armostrong fu invitato in Ghana dal primo ministro Kwame Nkrumah, ai festeggiamenti per la liberazione del paese e fu accolto come un sovrano, come possiamo vedere nel video qui sotto.
.

.
Ora Louis Armstrong è un musicista affermato, ed il suo essere africano è motivo di orgoglio al punto che, prima di ripartire per gli USA dichiarerà : “d’ora in avanti vorrei tornare a casa almeno una volta l’anno”.
 
Finalmente, nel decennio tra gli anni Sessanta e Settanta, c’è una vera e propria presa di coscienza del popolo africano, in America e in tutto il mondo.
Supportati a vicenda, anche se con tesi diverse e che perseguono diverse direzioni, personaggi come Amiri Baraka, John Coltrane, Martin Luther King, Archie Shepp, Malcom X, Max Roach, James Baldwin, Sun Ra prima, Randy Weston, gli AEOC e Ishmael Reed poi, costruiranno un nuovo stile di vita, opposto a quello della American Way of Life.
Questo è il decennio più sanguinoso e creativo del Novecento, il momento in cui l’identità sarà mitizzata e spiritualizzata, la musica darà vita ad un flusso libero e vitale, il giorno in cui si accetta che “…il dolore è parte del processo di rivelazione…” e si prende coscienza.
.
Suku helmet
 .
Il seme è gettato, il terreno è reso fertile dai suoni e dalle parole di molti, e dal sangue di troppi. Bisogna solo curare le radici, continuare ad innaffiare, partecipare al futuro, come dice meglio di me Aminata Traorè, scrittice e donna del Mali
“…noi Africani abbiamo imparato molto dalla storia e dalla vita. Ne sappiamo molto di più di chiunque altro su schiavitù, colonialismo e neoliberalismo e anche sulle menzogne che le cosiddette nazioni ricche e civilizzate continuano a spargere su di noi. Per dominarci, prima a livello mentale e poi dal punto di vista economico e politico, hanno distrutto la nostra autostima, ma oggi sappiamo che loro sono ricchi perché noi siamo stati deboli. E proprio questa consapevolezza del passato ci permette di resistere e cambiare la nostra vita.”
.
Bacon, Muriel-Belcher,1966
 .
Dagli anni Settanta ad oggi, molte sono le testimonianze, gli studi, le opere d’arte che danno il giusto valore storico culturale ad una terra che è probabilmente la patria delle origini stesse della civiltà, oltre ad essere la più ricca del globo, non solo per quanto riguarda “…le nostre risorse naturali, ma la nostra tradizione, un patrimonio che dimostra quanto sia sbagliata l’idea che il denaro può risolvere ogni problema. Ancora oggi in Africa i legami sociali sono molto forti così come la capacità di vivere con poco. In molte aree rurali l’approviggionamento di cibo ed acqua e l’agricoltura sono realizzati secondo un modello di sviluppo sostenibile. Da qui la nostra capacità di sopravvivere, nonostante il debito e la violenza politica cui siamo sottoposti.” [3]
.
african mask
 
Nascono così le opere di Gorge Russell, di Yusef Lateef, dei Brotherhood of Breath, della Dedication Orchestra, dei Viva La Black oltre quelle cinematografiche di Spike Lee, dei romanzi di Toni Morrison ed i molti studi come “Atena Nera” di Martin Bernal, “The Power of Black Music” di Samuel A. Floyd, “Black Atlantic” di Paul Gilroy tra gli altri.
.
Bacon, Isabel-Rawsthorne
 .
In tutto questo, il viaggio è il fulcro centrale, la crux direbbe Trane.
Viaggio mentale, spirituale, emotivo e fisico da e verso l’Africa, concetto/metafora tra diaspora, schiavitù, modernità e musica, uno dei mezzi più importanti di autocoscienza.
E poi è in viaggio che si fanno gli incontri più interessanti, è in quella linea – retta o spezzata - che tracciamo tra un punto di partenza ed uno di arrivo che si incontra il non conosciuto, che ci si può sorprendere dell’altro, che ci si arricchisce del diverso da se.
 
Ecco, voglio intraprendere questo viaggio, è di questo che voglio arricchirmi,
è questo che penso di fare.
Oppure, all’improvviso, scenderò e cambierò direzione.
 
Voi venite?
.
Art by Diana Debora
 
 .
Note:
La selezione musicale che ho preparato, descrive perfettamente i miei sentimenti e le mie intenzioni.
La prima è una lunga traccia malinconica e poetica quanto forte ed affascinante.
Segue una piccola e festosa improvvisazione collettiva,
L’ultima è una lunga, felice, traccia in armonia con il tutto.
Descrive la scoperta e la ricchezza dei nuovi incontri, a partire dagli strumenti che si ascoltano, la kora della tradizione africana e la tastiera elettrica Yamaha DX-1.
 
Nella musica africana, i musicisti sono elementi importantissimi della società.
La loro musica può essere medium per l’esperienza mistica, accompagna le funzioni religiose, stimola le coscienze, è parte integrante della festa come della guerra.
Per questo le “canzoni” sono così lunghe, e per lo stesso motivo i suoi ritmi sono ripetuti all’infinito, per essere certi che il messaggio sia chiaro e venga percepito tanto nel corpo che nello spirito.
.
Hemba helmet
Apre la selezione “Ishmael” di Abdullah Ibrahim (dollar brand),
dall’album Africa, Tears and Laughter, enja 3039, 11 Marzo 1979.
Abdullah Ibrahim (vocal, piano, soprano s), Talib Qadr (soprano s., alto s., vocal)
Greg Brown (bass), John Betsch (drums).
 
La seconda traccia è “MRA” dei Brotherhood of Breath, dal loro album omonimo, RCA 1971. Questa è una delle formazioni più interessanti oltre che perfetta per descrivere la possibilità degli incontri, l’inutilità dei riferimenti razziali e la ricchezza di tutte i linguaggi del mondo, Al suo interno trovano posto i Sudafricani Chris McGregor, Mongezi Feza, Dudu Pukwana, Harry Miller e Louis Moholo, gli inglesi Gary Windo, Marc Charig, Evan Parker, Harry Beckett (nato nelle Barbados), l’austriaco Radu Malfatti.
 
 
La terza traccia “Kanatente” è opera di uno dei più felici incontri, quello tra l’afroamericano Herbie Hancock ed il griot africano Foday Musa Suso, nato nel Gambia, tratta dall’album Village Life, CBS 26397, Agosto 1984.


[1] “Il Jazz e l’Africa” di Luigi Onori – Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, Viterbo 2004.
[2] “Il Popolo del Blues” di LeRoi Jones/Amiri Baraka – Einaudi, Torino 1968.
[3] Aminata Traorè in “I veri poveri siete voi”, intervista di Adriana Polveroni, La Repubblica delle Donne, n°401 – 2004.

postato da: jazzfromitaly alle ore 17:13 | link | commenti (34)
categorie: mother africa, afro jazz