JAZZ IN ITALY FROM 1946 TO 1956
Prima di raccontare la storia del Jazz italiano nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, è con piacere che “ospito” su questo spazio quello che per me è una perla rara del cinema/jazz italiano.
sette/ottavi, un film dedicato alla Libertà e alla Musica
Brani originali eseguiti dal
PAOLO FRESU QUINTET
Perla perché, finalmente, un film su quello che vi ho raccontato sul post precedente[1]. Rara perché, purtroppo, io non l’ho MAI visto in giro, anzi se qualcuno potesse darmi notizie su eventuali proiezioni, farebbe cosa gradita.
Torniamo alla nostra musica:
Con la fine della guerra, terminò anche l’ostracismo del regime fascista
e il Jazz poté finalmente “uscire allo scoperto”.
Non solo, la nostra era la musica amata dagli americani che ci avevano liberato e, nella sua espressione swing, era una musica allegra, spensierata e ballabile, che faceva divertire e sperare in un futuro migliore, dimenticando “per un attimo” il triste passato e le rovine della guerra.
La traccia che vi posto è
Un contagioso swing in mi bemolle del 1946
nell'interpretazione di Ernesto "Mister Swing" Bonino
CONOSCI MIA CUGINA?
di Pinchi - C. A. Rossi, Ed. Melodi
Ora i musicisti e gli appassionati non dovevano più incontrarsi di nascosto o
camuffare i nomi delle canzoni e dei loro amati autori, anzi.
Nei mercati si trovavano grandi quantità di V-Disc[2], venivano nuovamente proiettati film dove la musica jazz era presente a pieno titolo, i circoli del jazz riprendevano le loro attività[3] e,
sul finire dell’estate del 1945, nacque la prime delle riviste musicali dedicate alla musica afro-americana : Musica e Jazz[4], fondata da Gian Carlo Testoni, autorizzata dal Comando delle truppe alleate.
Nel 1947 nacque la prima Federazione Italiana del Jazz, alla quale facevano riferimento i circoli di tutta Italia, che favorendo l’incontro tra gli appassionati, organizzava “raduni”, convegni e concerti.
Il Secondo Convegno Nazionale dei Circoli del Jazz, si svolse nel maggio del 1948 nel Teatro della Mostra dell’Artigianato a Firenze, dove musicisti venuti da tutta la penisola suonarono insieme per due giorni in lunghissime Jam Session. Probabilmente quello fu il primo Festival del Jazz italiano.
Su tutti i partecipanti, mi piace ricordare la “0,13”, Orchestra romana diretta da Piero Piccioni con Nino Culasso (tp), Bruno Martino (p) e Carlo Loffredo (bass), tra gli altri.
Questi incontri, oltre a soddisfare i desideri degli amanti del Jazz, permisero anche la circolazione di informazioni, contatti e dischi tra i musicisti, perché all’epoca non esistevano complessi jazz costantemente attivi, gettando le basi
del moderno Jazz italiano, che in quegli anni veniva suonato molto,
ma inciso poco e male.
L’industria del DISCO, era in gravi difficoltà.
Aveva subìto le distruzioni causate dal conflitto, mancavano le materie prime, e non c’erano studi di incisione adeguati. Si stampavano poche copie e, pochissime venivano vendute. Molti dischi avevano all’interno un foglio di carta, per “risparmiare” sul vinile, che negli anni si è gonfiato, ingobbito ed ha rovinato irrimediabilmente i solchi.
Per cui, di quei giorni di grande entusiasmo in swing, resta pallida traccia.
Grazie al lavoro di collezionisti e storici, abbiamo delle discografie segnate nel tempo, ma oggi è molto difficile riuscire ad ascoltare quella musica.
Il primo lavoro importante sulle incisioni Jazz in Italia dagli anni Venti alla fine dei
Cinquanta, è stato "JAZZ inciso in Italia"[5] di Giuseppe Barazzetta, poi il "Quarant'anni di Jazz in Italia" di Adriano Mazzoletti del 1946[6].
Lo stesso autore ha inoltre scritto il già citato “Il Jazz in Italia.Dalle origini al dopoguerra”[7] ed ha ampliato il suo lavoro e soprattutto la discografia in appendice (con la collaborazione di Marco Pacci), sul volume del 2004[8].
Come Lui stesso spiega nelle note “…nell’aprile del 1959, mi fu concessa l’autorizzazione a consultare i dati di oltre cinquantamila dischi a 78 giri di ogni genere, conservati nella Discoteca centrale RAI di Roma.
(…)Nei primi anni Sessanta, sopravvenuto il disco Long Playing, gran parte di questi 78 giri furono mandati al macero o regalati ad Enti benefici.
Ancora un importante documento per il jazz nostrano inciso tra il 1949 ed il 1956,
è il disco fuori commercio allegato al n. 8/9 del 1988, della rivista Musica Jazz.
Una raccolta di rari brani tratti da 78 giri, alcuni in copia unica,
a cura di Marcello Piras.
Da questo LP è tratta la seconda traccia che ho il piacere di postarVi. Si tratta di AFTERNOON BLUES
di Armando Trovajoli (p),
Franco Cerri (bass), Paolo Tagliaferri (drums)
Registrata con un’attrezzatura mobile in un teatro di doppiaggio
a Roma il 9 marzo 1950,
per l’etichetta Parlophon.
Il fruscìo di sottofondo non solo è naturale, è necessario.
Ho detto che erano anni di spensieratezza, di balli sincopati ed allegria,
ma qui c’è l’essenza del Jazz,
quella nota blues che ci ricorda da dove veniamo,
e ci dice chi siamo.
Il Jazz italiano!
Nota al post:
oggi, 19 Novembre, ho ricevuto da Alessandro – membro dello staff del Maestro Trovajoli –
l’informazione che il bellissimo brano che trovate qui sopra "AFTERNOON BLUES"
- per me fino ad oggi RARA traccia - è stato appena pubblicato per la
Riviera Jazz Records a cura del “sempre poco citato” Adriano Mazzoletti, con altre "perle" del periodo.
Qui la scheda tecnica ed il link :
[1] In Jazz e Fascismo “SWING ITALIANO TRA IL 1920 E IL 1945”
[2] Victory Disc, 906 dischi a 78 giri, prodotti tra il 1943 e il 1948 da un particolare dipartimento del Ministero della Guerra degli Stati Uniti, per accompagnare le truppe americane impegnate nella guerra. Le registrazioni, a cura della RCA Victor e Columbia Records, comprendevano musiche di Ellington - Herman - Basie - Krupa - Miller - Goodman - Frank Sinatra - Ella Fitzgerald etc
[3] Amici Del Jazz diretto da Gianfranco Madini a Milano, Hot Club di Roma etc
[4] La rivista esordì con la “e” nel mezzo, perché non credeva che il pubblico fosse pronto ad una rivista di solo Jazz. Nel 1947, suo terzo anno di vita, la “e” sparì, per consacrare la rivista alla musica Jazz, fino ai giorni nostri.
[5] Giuseppe Barazzetta, JAZZ inciso in Italia – 1960, Messaggerie Musicali, Milano
[6] Adriano Mazzoletti, “Quarant’anni di Jazz in Italia” (due LP + fascicolo), 1965 Ricordi, Milano
[7] Mazzoletti Adriano, “Il Jazz in Italia. Dalle origini al dopoguerra” – Laterza, Roma-Bari, 1983
[8]IL JAZZ IN ITALIA di Adriano Mazzoletti EDT 2004