Ve l’ho detto, sono in difficoltà e aspettavo un’occasione, un incontro, un accadimento, un modo, un qualsiasi modo per salvarmi, se non la pelle, almeno l’anima ed uscirne fuori.
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Le parole di Fabrizio De Andrè, oltre ad accompagnarmi in questi necessari smarrimenti, hanno spostato ancor di più, se possibile, la mia attenzione dai racconti personali, che fuoriescono dalla mia privata coscienza, alla musica ascoltata che entra in me come medicamento, come sollievo, come tentativo di guarigione.
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Un altro gesto mi è arrivato in questi giorni da Andrea Raos, un redattore di Nazione Indiana che ha avuto la mia mail da Sergio Pasquandrea che a sua volta l'ha avuta da Vincenzo Martorella, il grande V, mio fratello Vincenzo.
Ebbene, Andrea mi ha chiesto se volevo collaborare, in qualche forma, a quell’interessante spazio libero di considerazione ed approfondimento che è Nazione Indiana, un progetto dell’Associazione Culturale Mauta, “una nazione composta da molti popoli diversi, orgogliosamente diversi e orgogliosamente liberi di migrare attraverso le loro praterie intrecciando scambi e confronti, e a volte anche scontri.”
Penso possiate capire cosa significhi, in un momento in cui non trovo più riferimenti, in cui metto in discussione il senso e l’utilità delle mie stesse scelte questa premessa.
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Questi due aiuti, inconsapevoli ed inaspettati e forse proprio per questo più graditi e funzionali allo scopo, come solo l’invenzione più spontanea sa essere, mi hanno accompagnato sul percorso di ripensamento della mia condizione personale, indietro nel tempo necessario per l’individuazione delle mie spinte emotive, avanti nel domani di nuovi sogni e progetti vitali.
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Ovviamente sono partito dall’inizio, dalla mia data di nascita, casualmente un anno dopo il ’68 e dal magico mondo della mia fantasia vissuto nella prima infanzia, passando per la più completa libertà d’invenzione dell’adolescenza ed arrivando, attraverso la rabbia e la sregolatezza della mia gioventù, al mio essere uomo di quarant’anni, alla condizione di adulto, più pacata, alla mia vita, oggi, forse serena ed irrimediabilmente mainstream.
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Quando ho messo in relazione i passi salienti della mia esistenza con la mia passione, la conoscete, mi si è aperto un mondo, non nuovo, ma come appena nato sotto i miei occhi.
Questo lungo Sessantotto, cioè i dieci/quindici anni che hanno visto la fase più creativa ed originale del Jazz italiano, ed europeo in generale, hanno vissuto la mia stessa esperienza, hanno scatenato la fantasia insieme ai miei giochi di bimbo, hanno assaporato l’invenzione negli stessi momenti in cui io mi inventavo il mio futuro, hanno creato relazioni mentre io mi innamoravo, hanno sbattuto la rabbia in faccia al perbenismo musicale mentre io contestavo l’oggi dei padri e sono finiti in pantofole mentre io “facevo carriera” in questa società che non conosco, ma nella quale ho partecipato ed alla quale assisto tuttora, pagando spesso il biglietto.
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Questi anni sono miei fratelli, ed io voglio rivederli, ascoltarli ancora, sfogliare l’album delle loro cover e ricordarli a tutti voi.
Anni tosti, veri, buii, liberi, spontanei, utopistici e irripetibili.
Anni formidabili, specialmente se paragonati al nulla che ci gira intorno.
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Post-fazione
Questo post lo dedico a Roberto Del Piano, il caro bertop, che nel disco che state ascoltando ha costruito la linea di basso e quindi inventato la spina dorsale della struttura musicale che tiene in piedi la libera architettura de “I Signori della Guerra”, progettata con immaginazione da Gaetano Liguori al pianoforte, sostenuto dalle armi ritmiche di Filippo Monico alla batteria.
È per lui, anche perché con me è sempre presente e poi crede ancora a Babbo Natale...
Lo dedico anche ad Andrea Raos, al quale non ho ancora risposto e lo faccio ora:
Ci stò, grazie, e comincio da qui.
Ed infine lo dedico a V, mio fratello, perché anche lui c’era e chissà che ne pensa.
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Credits:
Label: PDU
Catalog#: Pld. A 6033
Format: LP
Country: Italy
Released: 1975
Cover by Studio Tallarini
Back Cover Photo by Roberto Masotti
Tracklisting:
1) I Signori della Guerra (G. Liguori)
2) Garabongo (G. Liguori)
3) Don Mario Blues (G. Liguori)
1) Tarantella del Vibrione (G. Liguori)
2) Inco (G. Liguori)
3) Viva la Cassa del Mezzogiorno (G. Liguori)
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alternate a quelle di SQUAZ