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Non so quanti di voi sussulteranno al nome di Santucci & Scoppa.
First reprint on DIRE, 1977
Veramente, dall’altra parte di questo piccolo blog, non riesco a capire in quanti proverete quel sottile brivido che certa musica riesce a dare, non solo all’inizio, quando comincia a solleticare le strutture subcorticali del vostro cervello o mentre risale verso la corteccia uditiva dei due emisferi cerebrali, ma attraverso tutto il processo dell’elaborazione musicale, che coinvolge anche l’ippocampo, che è il centro della nostra memoria.
Non sono in grado di capirlo perché, anche conoscendo un poco i vostri gusti, non conosco i vostri trascorsi, ma riesco ad immaginare benissimo che, se state ancora leggendo queste righe, a quest’ora starete battendo il piede sotto la scrivania del vostro ufficio o tamburellando a tempo sul tavolo della vostra camera.
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Al Folkstudio
Anzi, non solo vi immagino, io vi vedo tutti, con la testa ciondolante, gli occhi socchiusi, la bocca che lancia impercettibili segnali e tutto il movimento concentrato tra il bacino e le spalle, con la sedia che inizia a scricchiolare, perché è impossibile resistere al mitico groove di Santucci & Scoppa.
Francesco “Cicci” Santucci (tp) & EnzoScoppa (tenor sax), nascono entrambi a Roma, dove si incontrano già nel 1958, dando vita, insieme a Sandro Brugnolini, alla Modern Jazz Gang.
E’ in questa formazione che, fino al 1962, oltre ad un effettivo affiatamento, ad un particolare gusto per gli arrangiamenti, che costituiranno il loro marchio di fabbrica futuro, ed un insolito e coraggioso piacere compositivo, almeno per quegli anni degli inizi quando i jazzmen di casa nostra erano soliti emulare i grandi d’oltreoceano, loro costruiranno la strada per l’affermazione di una delle coppie più importanti e belle del nostro jazz.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella
“…la vostra musica è meravigliosa, ma perché non suonate mai un pezzo americano? Ce ne sono di bellissimi…”
Questa, dai ricordi di Sandro Brugnolini, era la domanda che più spesso veniva rivolta loro dai jazz fan dell’epoca.
“…in fondo, ci costruiamo tutti i brani da eseguire per puro egoismo; e cioè per protrarre il piacere che ognuno di noi prova durante l’improvvisazione, anche nel corso dell’esposizione del brano…” e questa, la sua solita e bellissima risposta, resa ancora più esplicita nello splendido “Miles before and after” del 1960.
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MJG "Miles before and after" - Rome 1960 - ADVENTURE AV-LM 300/003
Santucci & Scoppa, negli anni sviluppano anche un eccellente tecnica strumentale, come dimostrano le collaborazioni con Amedeo Tommasi in “Zamboni 22” (1960), o in “Jazz allo Studio 7” di Romano Mussolini (1962), ma è grazie alla caratteristica di suonare solo e sempre la musica creata da loro, che la mitica coppia si ritroverà catapultata nel pantheon del jazz mondiale, con una modernità ed un taglio trasversale alle etichette musicali, come dimostrano già nel 1962, quando licenziano un EP dedicato ai poeti moderni americani, quelli della beat generation, per intenderci.
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Rome 1962 - SIL 4091 (EP)
Poi arrivano gli anni ’70, quelli chiamati anni di piombo, da qualcuno, ma che dovrebbero essere ricordati come gli anni elettrici, dove tutto scorreva con una energia unica, con un mai ripetuto spirito di aggregazione, con un elevato livello culturale condiviso tra i molti strati delle diverse classi sociali, con una rara inventiva originale.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella
Anni quelli che, nonostante tutto, sono oggi invidiabili rispetto allo stantio movimento artistico, desiderabili al posto del pattume culturale propostoci, anni nei quali, Santucci & Scoppa, registrano insieme il meglio della loro produzione.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella
Prima con la FLY ReCORD di Aldo Sinesio, il futuro produttore della HORO, con il quale registrano nel 1971 “Looking Around” e subito dopo “Mondo Operaio”, entrambi con Franco D’Andrea al pianoforte ed alle tastiere, Bruno Tommaso al basso e Bruno Biriaco alla batteria.
Queste due rare sonorizzazioni, sono state raccolte e ristampate nella serie “Jazzissima vol. 1” della BLACK CAT RECORDS e, seppur bellissime, interamente composte ed improvvisate da loro, devono sottostare alle “regole” dei commenti musicali, per cui alternano lati oscuri e siderali (Trip) a frenetici ritmi (Run Run), armonie globali (Deep Look) a reinterpretazioni del folk puro (Nuraghi).
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"Looking Around" - Rome 1971 - FLY RECORD AS 55
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Poi, nel giugno del 1971, viene registrato a Roma “On The Underground Road”, il disco n° 10 della DIRE, contenente la splendida musica che state ascoltando, ed è l’apoteosi.
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Qui, al quintetto che aveva registrato per la FLY, si aggiungono Joel Vandrokenbrak (org) e Roberto Podio con Gegé Munari alle percussioni.
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Questo vinile, dato alle stampe nel 1972 e originariamente prodotto da Piero Umiliani, anche se pubblicato da Tito Fontana per la DIRE, è riuscito ad avere due meritate ristampe, la prima della DIRE stessa nel 1977 e la seconda, nel 1995, per l’etichetta RIGHT TEMPO.
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Second reprint on RIGHT TEMPO ATCL 807 - 1995
Le tracce sono bellissime, con un groove trascinante, come in “What’s Hatching” che apre il disco, ed una ballabilità rara nel mondo del jazz, come in “Camel Walk” o in “Tip Cat”.
Ma tutto il disco ha l’energia del fuoco, l’intensità del sole, la profondità del mare, la forza del vento…
Altro che anni di piombo.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella
In seguito i due incideranno ancora insieme diverse sonorizzazioni, tra cui “Toward the Peace” per la METROPOLE.
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"Toward the peace" - Rome 1972 - METROPOLE SM 7004
“Olimpiade” per la SOUND WORKSHOP di Umiliani,
“Do It Yourself” per la CAM
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"Do it yourself", 1979 - CAM SAG 9098
ed alcuni dischi per la RRC/FLY inseriti nella collana “Viaggio attraverso i problemi dell’uomo”, con titoli come “Lavoro”, "Guerra", “Traffico” ed altri, tutti ambitissimi dai collezionisti di tutto il mondo, come documentano le aste registrate su popsike
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Poi ognuno prende la sua strada, anche se si incrocia spesso, come nel 1975 per il disco di Kenny Clarke uscito per la HORO – Jazz a Confronto 20, per i dischi che Scoppa registra con la PENTAFLOWER nei tardi anni ‘80, dove Santucci partecipa con la sua voce, ora ancora più morbida, fino a quel raro incontro tra i due del 1996, registrato con il titolo “Honey”.
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Ma questo,
questo disco è un regalo che vi voglio fare, ma è anche un test per valutare la vostra salute mentale: se arrivati a “Tangana”, la traccia n°2 del lato B, non avete buttato all’aria la vostra scrivania o non ballate come forsennati intorno al distributore del caffè, allora probabilmente siete stati lobotomizzati.
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Andrea Pazienza da Francesco Stella
ca
Questo post lo dedico ai miei amichetti in musica:
a Maurizio, per il suo beat coinvolgente,
a Manuel, per il suo musicale sguardo oltre,
a Costantino, per la sua voce ruggente.
A D+ gli ho dedicato una vita, che se ne fa di un disco in più?
Quando ho creato questa categoria, non sapevo esattamente cosa desideravo, ma ero certo di cosa assolutamente non volevo.
Non volevo che alcune gemme andassero perse tra i Fuori Catalogo,
non volevo che, per gli assurdi meccanismi dell’industria musicale, alcune delle pagine del nostro jazz andassero per sempre smarrite,
e nemmeno volevo che la mia collezione di vinile restasse cosa morta sugli scaffali della mia passione privata.
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Questo disco, con il numero uno stampato grande sulla copertina, non solo è uno dei rari gioielli di cui vi parlavo, ma è anche uno dei capitoli più importanti della Storia italiana di questa musica, per almeno due motivi.
Il primo è che questo è il disco di debutto in piano solo di Renato Sellani, registrato nel 1968, l’anno in cui Sellani esce dal mitico quintetto Basso & Valdambrini sostituito da Ettore Righello, che anticipa e afferma tutta la sua futura ricerca poetica, sospesa tra eleganza classica e geniale inventiva, spesso proprio in solitudine.
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Il secondo motivo è che questo disco, dato alle stampe nel luglio del 1971, inaugura la DIRE di Tito Fontana, la prima tra le etichette italiane che documenteranno lo sviluppo del Jazz di casa nostra.
A questa seguirà la HORO di Aldo Sinesio, con il suo primo disco registrato da Irio De Paula nel dicembre 1972 e, subito dopo, la CAROSELLO Jazz from Italy che pubblicherà l’incontro live di Bud Freeman con la Milan College Jazz Society nel suo primo disco del 1975.
Ma torniamo alla DIRE. “l’idea mi è venuta a seguito della grande passione che io ho per il jazz e proprio per il fatto che questo povero jazz non era proposto quasi da nessuno e tanto meno da quei grossi discografici che guadagnano i soldi con i dischi «normali», ma che evidentemente amano solo le cose che rendono.”
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Balthus - Autoportrait - 1949
Questo racconta Tito Fontana a Guido Gazzoli, in un’intervista pubblicata su Musica Jazz nel maggio 1978.
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Fontana, industriale ma anche pianista e compositore, aveva uno studio in Corso Venezia, dove spesso riceveva amici e musicisti.
Intorno a lui, nello Studio 7, ogni martedì si incontravano il compositore e chitarrista Alberto Rota, il pianista Sante Palumbo, ma anche Enrico Intra e Franco Cerri.
In poco tempo quel fatidico studio divenne un punto di riferimento per tutti i jazzisti di passaggio, o residenti a Milano.
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Da lì a varare una label sofisticata ed elegante come il suo produttore ci vuole poco. Vedono la luce così i primi dieci dischi della DIRE che, nonostante la grafica minimale che numera “semplicemente” le produzioni, si arricchisce di una cura di pregio delle cover, tutte con copertina apribile su cartoncino lucido, con grandi primi piani dell’artista stampati all’interno, e si impone con naturalezza sul mercato internazionale.
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Seguendo i gusti di Fontana, il primo ciclo ci presenta diversi pianisti, tra cui Guido Manusardi e Maurizio Lama, oltre al già citato Sellani che è presente anche nel disco di Renata Mauro. Troviamo poi Flavio Ambrosetti, Franco Cerri, Giorgio Azzolini in Big Band, Giancarlo Barigozzi, il trio di Gordon Beck/Ron Mathewson/Daniel Humair e lo splendido disco di Santucci & Scoppa.
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Dopo questo sfolgorante inizio, la DIRE prende la sua prima lunga pausa.
“ho ricominciato perché i miei amici mi hanno spinto a non mollare e soprattutto perché mi sono sentito aiutato dall’amico musicista Claudio Fasoli”.
Questo dirà Fontana ancora a Gazzoli, nell’intervista citata.
Infatti, il catalogo DIRE si svilupperà con le incisioni di Franco D’Andrea, Dado Moroni, Enrico Pieranunzi, Gianni Basso, Enrico Intra, Franco Cerri, Claudio Fasoli e molti altri, continuando a documentare lo stato del jazz italiano fino agli inizi degli anni Novanta.
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Balthus - Nu au repos - 1977
Poi, l’oblio.
Un pezzo di Storia smarrita, diversi documenti sonori irreperibili, alcuni capolavori perduti.
LOST MASTERPIECES, appunto.
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Quando ho creato questa categoria, non sapevo esattamente cosa desideravo, ma ero certo di cosa assolutamente non volevo.
Questo disco è il motivo n°1
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DIRE FO 333 - First Reprint - 1978
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Credits:
Label: DIRE
Catalog#: FO 333
Format: LP
Country: Italy
Released: 1971, July
Recorded on 1968
At “Studio 7”
Produced by Tito Fontana
Renato Sellani (p)
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Tracklisting:
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A1) Invitation (Kaper)
A2) Lush Life (Strayhorn)
A3) A Meno Che (Fontana)
A4) I’ll Remember Clifford (Golson)
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B1) ‘Round About Midnight (Monk)
B2) I Fall In Love Too Easily (Styne/Cahn)
B3) Nostalgia (Rota)
B4) Tribute To Someone (Hancock)
Ve lo avevo promesso che avrei dedicato una categoria speciale ai tanti dischi di Gianni Basso che sono stati stampati solo in vinile, ed eccola qua.
LOST MASTERPIECES
È assurdo pensare che, in una società dalle ipertrofiche produzioni, alcune gemme del Jazz di questo paese rischiano l’oblìo perché, a detta di tanti, non hanno mercato.
Oggi, al telefono con Renato Sellani, il Maestro paragonava il jazz ed il pop alla Formula 1 ed alla Atletica leggera.
Sponsor e belle donne in uno e divertimento e sudore nell’altro.
Cos’altro dire…
Per fortuna alcuni appassionati hanno iniziato a ristampare quello che è stato definito il periodo d’oro del Jazz italiano, quando è iniziato tutto, ma sugli anni Settanta, fino al finire degli Ottanta, c’è ancora il silenzio.
La contraddizione è ancora più evidente, dal momento che sono gli anni in cui il nostro Jazz è diventato adulto.
Ma crescere significa pensare…
Io non potevo che iniziare da qui.
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Credits:
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Label: HORO
JAZZ a confronto 3
Catalog#: HLL 101-3
Format: LP
Country: Italy
Released: 1973, February
At “Titania Studio”
Produced by Aldo Sinesio
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Gianni Basso (tenor sax),
Franco D’Andrea (p), Bruno Tommaso (bass), Bruno Biriaco (drums)