Questo piccolo spazio sui blog italiani a tema jazzistico nasce con l'intento di accomunare, e se possibile, contribuire ad una migliore conoscenza e diffusione della musica Jazz.
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ed un appassionato approfondimento su questo particolare aspetto,
a cominciare dalla traccia che state ascoltando,
Our love is here to stay[1]
un brano di Gershwin che vede Tenco,
impegnato in una interpretazione vocale in inglese,
suonare il suo sax alto.
Luigi nasce a Cassine, in provincia di Alessandria, il 21 marzo 1938, e
nel 1948 con la famiglia si trasferisce a Genova.
Qui Tenco cresce ed intreccia i rapporti con le persone che saranno suoi amici e compagni d’avventura musicale e personale.
Durante gli anni del liceo mette in piedi il suo primo gruppo musicale conosciuto,
che si ispira al nome e di uno dei padri della musica jazz.
Nel 1953 nasce il “ Jerry Roll Morton Boys Jazz Band”
che vede Luigi al clarinetto, che la leggenda vuole fosse tenuto insieme dagli elastici, il suo compagno di banco al liceo Bruno Lauzi al banjo,
Alfred Gerard alla chitarra e Danilo Dègipo alla batteria.
Il quartetto suonava brani come Sweet Georgia Brown e Route 66 di
Nat King Cole o Savoy Blues di Kid Ory.
Non ci sono incisioni di questa prima esperienza, ovviamente dilettantistica,
ma l’amore per il jazz e per la libertà che esso rappresentava,
viene espressa nei ricordi degli amici musicali di Luigi, come Giorgio Gaber :
"Il Jazz in fondo ci faceva sentire un po' più nobili. Era uno dei pochi universi in cui ci si potesse riconoscere. Ci serviva per oltrepassare una musica leggera deteriore, impraticabile. Dovevamo per forza individuare un filone nuovo, che in pratica emerse da un miscuglio di jazz e altro
che poteva ricordare un Nat King Cole”
o quelli di Gino Paoli :
In fondo eravamo più jazzisti che altro: la nostra estrazione era quella. Ed eravamo anche un po' tutti praticanti: io suonavo la batteria, Luigi il sax, Bruno Lauzi il contrabbasso.
Comunque il jazz rappresenta un'esperienza senz'altro decisiva per tutta la parte genovese della canzone d'autore. Abbiamo cominciato suonandolo - per quanto ci era possibile, perché nessuno di noi era un grande musicista - ma soprattutto ascoltandolo, con grossi sacrifici, perché negli anni Cinquanta comprare un disco di jazz non era poi così facile: non bastava entrare in un negozio e chiederlo...
Questa musica straordinaria esercitava però su tutti noi un fascino irresistibile.
Significava anzitutto libertà, affrancamento dalla musica imperante, inutile, abbastanza schematica e limitata, oltre che troppo frivola, che avevamo ereditato dal ventennio fascista. Pensa che trauma passare d'un colpo a questa cosa incredibile, fuori dagli schemi, questa musica che nasceva nel momento stesso in cui veniva suonata!"
Successivamente Tenco conosce Marcello Minerbi, che suonava alla “Cambusa di Capurro e che accolse Luigi ed il batterista Coppola nel suo nuovo trio,
soprannominato “Trio Garibaldi”.
In questo modo il jazz entra in maniera più professionale nella vita di Tenco.
Intanto, con l’aiuto di Minerbi stesso, andò a Milano nel negozio di Monzino, e comprò un “vero” strumento, un sax contralto Selmer Aristocratic,
lo stesso che imbracciava Charlie Parker e Paul Desmond, i suoi idoli musicali.
Poi, tra il 1956 ed il 1958, fece un'altra esperienza di stampo jazz.
In quegli anni, anche se occasionalmente, entrò a far parte del
Modern Jazz Group [1]
il complesso del pianista Mario De Sanctis,
con Alberto Cameli al sax tenore, Attilio Oliva al sax baritono,
Fabrizio De André alla chitarra, Carlo Casabona al contrabbasso e
Corrado Galletto alla batteria.
Questa formazione eseguiva un repertorio del jazz moderno, che andava da Miles Davis alla musica di Lee Konitz, dal be-bop di Bird al “filone” West Coast che aveva i suoi capostipiti in Bud Shank, Dave Brubeck, Gerry Mulligan e Chet Baker,
grande amore di Luigi.
Spesso suonavano al Teatro Genovese o al Teatro Duse, e dividevano il palco con una delle più note band di jazz tradizionale, la Riverside Syncopators Jazz Band
capitanata del trombonista Lucio Capobianco.
Il pubblico, come sempre, si divideva tra i tanti amanti della tradizione e
i pochi cultori del modernismo.
Suonare jazz in quegli anni, con un repertorio non semplice segnò per sempre la concezione musicale dei partecipanti.
Le scelte di Tenco sono sempre state all’avanguardia,
la musica di Luigi era già senza tempo.
Questa specifica formazione musicale, questo amore per il jazz
ha creato l’humus dove si svilupperanno tutte le canzoni di Luigi Tenco
negli anni successivi.
Questo spiega perché le sue canzoni più famose abbiano una struttura armonica che ben si adatta al jazz.
E probabilmente anche perché diversi musicisti italiani hanno dedicato il proprio amore in jazz alle canzoni di Luigi,
oltre ad essere un doveroso omaggio alla sua universale poesia.
Il primo a registrare una sua traccia fu Giorgio Gaslini, che nel 1964 incise per la Emi - Voce del Padrone
"Mi sono innamorato di te"nel suo
"12 Canzoni d'amore Italiane",
con Dino Piana al trombone,
Gianni Bedori al flauto,
Lorenzo Nardini al sax e
un quartetto d'archi, oltre al pianoforte del Maestro.
.
Una rilettura particolare di “Un giorno dopo l’altro” è incisa tra l’aprile ed il maggio 1989 da Nino de Rose,
nel suo disco “Italian Jazz Singers” edito dalla SPLASC(H). [2]
Qui, insolitamente il pianista preferisce attribuire una tinta carioca, sia nel canto che nella melodia alla canzone, donandogli un nuovo tempo medio e
una veste di calda bossa nova.
.
La stessa traccia viene registrata nello
stesso anno, dal duo composto da Danilo Rea al pianoforte
e Roberto Gatto alla batteria, nel disco IMPROVVISI. [3]
.
Poi, nel maggio 1989 Beppe Castellani include ben tre canzoni di Luigi nel suo "Italian Standards" [4] oltre a due di Gino Paoli. Il tenorsassofonista è accompagnato da Giorgio Signoretti alla chitarra, il grande Ares Tavolazzi al contrabbasso e Riccardo Biancoli alla batteria. Le tracce sono "Mi sono innamorato di te", "Se sapessi come fai" e “Un giorno dopo l’altro”.
Neanche un anno dopo, sempre per la stessa label,
Castellani licenzia un secondo LP [5] dedicato agli evergreen italiani,
che esce nel marzo del 1990 ed è quasi un omaggio monografico alla musica di Tenco, del quale registra quattro tracce su cinque.
Questa volta i titoli sono “Ragazzo mio”, “Tu non hai capito niente”,
"Vedrai vedrai" e "Ho capito che ti amo".
In entrambi i lavori, il quartetto “sente” l’anima delle ballad nelle canzoni
di Luigi Tenco, e riesce a trasmettere lo stesso mood crepuscolare con l’intensità della voce al sax tenore del leader.
Grazie anche agli altri componenti, la musica assume una valenza armonica adeguata ad una rilettura jazz, specialmente l’energica batteria di Biancoli e il basso di Ares Tavolazzi, possente e concreto come le parole di Luigi ma anche leggero e divertito quando “gioca” con la propria voce doppiando il suo assolo in pizzicato,
con lo stesso spirito della musica spesso allegra di Tenco.
Nel maggio del ’90 il sempre poco ricordato Luca Flores, incide due toccanti versioni delle musiche di Tenco.
“Averti tra le mie braccia”
e la bellissima, commovente “Angela”,
la seconda traccia che state ascoltando in questa piccola antologia.
Il disco è SOUNDS AND SHADES OF SOUND[6], registrato con
Lello Pareti al basso e Piero Borri alla batteria,
un etichetta fondamentale per la diffusione del jazz italiano.
Il Trio colora la prima canzone di uno swing fresco,
che si esprime sul tempo veloce.
Invece Flores, sempre in un ottimo stile jazz, sottolinea gli accenti romantici interpretando “Angela”,
si sente il suo rispetto per la melodia classica, fa risuonare echi alla Debussy, e mantiene alta l’emozione nella cantabilità del pezzo,
così fa anche Lello Pareti nel suo intenso assolo.
Nel 1991 è il contrabbassista Furio Di Castri
ad inserire una canzone di Luigi in un suo disco. In Trio con Stefano Cantini al sax soprano e Roberto Ciammarughi al piano
, incide “Averti fra le braccia” [7]
Nel 1993 è il pianista Stefano Battaglia che incide in Italian Ballads vol.1 [8]
due canzoni di Tenco, in duo con il magico sax di Lee Konitz.
La rara traccia “Mai” e “Mi sono innamorato di te”
Due toccanti versioni vengono poi incise in solo
dal pianista Renato Sellani [9]
La prima “Vedrai, vedrai” è inserita in un sentito medley dedicato a Genova, città adottiva di Luigi e di nascita di Gino Paoli e Umberto Bindi,
ai quali sono dedicate le altre due tracce.
Poi c’è “Lontano, lontano”
E qui Sellani accenna con grande eleganza di tocco la canzone,
poi improvvisa sulla melodia, donandoci classici legati e note cristalline che esprimono bene la sua poesia e la dedica a Tenco.
Poi, per volere del produttore Paolo Piangiarelli e la sua Philology,
nasce quello che lui stesso definisce il Tenco Project.
Una dedica d’amore sconfinato,
un investimento sentito che darà memorabili prodotti musicali.
Nelle note di copertina del primo volume, Piangiarelli racconta che aveva pensato il disco con la voce di Tiziana Ghiglioni, un pianista da definire ed il sax di Massimo Urbani che, messo a conoscenza del progetto, ne fu entusiasta.
Purtroppo, Massimo ci lasciò prima di realizzare questo lavoro, e quindi non sapremo mai quali perle ci avrebbe potuto donare, lui così innamorato della melodia…
Ma il progetto andò comunque avanti e,
nel dicembre del 1993 la Philology registra quello che è per me il capolavoro dell’interpretazione della musica di Tenco in Jazz.
“Tiziana Ghiglioni canta Luigi Tenco” [10]
con la nostra voce più bella del jazz italiano, quella della Lady del Jazz
Tiziana Ghiglioni, appunto,
Gianluigi Trovesi al sax alto e clarinetto basso, Paolo Fresu alla tromba e flicorno e Umberto Petrin al pianoforte.
Poesia pura, emozione palpabile, tanto sentimento e vera musica.
In “Ciao amore, ciao” che è la terza traccia che ascoltate,
c’è la sintesi di tutto il disco,
tutta la poetica di Tenco,
con il coraggio per il viaggio, il dolore per lontananza, la poetica rurale tanto cara a Luigi e le domande, le mille domande inevitabili che affollavano la sua mente
…saper se domani si vive o si muore…
Su tutto però, la forza dell’amore.
E poi, in musica c’è quello che intendo per capolavoro.
La voce di Tiziana lucente, a volte dolente, che da sola vale il disco,
il piano di Petrin, che cura insieme a Trovesi tutti gli arrangiamenti,
Trovesi che al sax alto, lo stesso strumento di Luigi,
ci ricorda la tradizione, impersonando la canzone,
facendola vivere di pura energia e poesia sonora.
Fresu che entra in punta di piedi nell’universo tenchiano,
prima con una nota lunga, in respirazione circolare, a creare un soffio sonoro,
e poi, in sordina libera l’anima, con grande partecipazione e superba melodia.
Senza stacchi, il quartetto ci dona un’altra perla tanto cara a Tenco
“Lontano lontano”
e qui è Tiziana che prima con umiltà espone il testo con enorme rispetto,
senza sovrapporre la sua personalità alle parole di Luigi,
poi omaggia il musicista con la sua voce, strumento tra gli strumenti,
che si manifesta nuova, incontaminata ed interpreta in puro jazz,
con la più bella forma e con la più alta sensibilità.
Un capolavoro, appunto.
La stessa etichetta produce il secondo capitolo del Tenco Project nel 1996.
Il disco è “L’altro Tenco” [11]
ed esce a nome di un’altra toccante voce del nostro panorama jazzistico, la romana
Ada Montellanico che registra con
Fabio Zeppetella alla chitarra,
Piero Leveratto al basso e Fabrizio Sferra alla batteria un disco particolare in tutti i sensi.
Intanto perché affronta i temi di Luigi meno noti, dell’altro Tenco appunto, e poi perché si avvale di due special guest, la tromba di Enrico Rava e, in due brani delle tastiere di Enrico Pieranunzi, con il quale più avanti produrrà un altro lavoro sempre dedicato alla musica di Tenco.
Nel disco la voce di Ada, è intima, accarezza le parole e dona loro la giusta luce,
calda e crepuscolare al tempo stesso.
La tromba di Rava, spesso in controcanto alla voce, colora i temi e li impreziosisce di sublimi gocce lucenti, portando la melodia in alto, nel posto che gli spetta.
“Triste sera”
è un piccolo gioiello che ascoltate come quinta traccia
ed è emblematica per descrivere il rapporto della musica di Tenco con il jazz.
La ritmica offre un groove trascinante,
Ada Montellanico interpreta il pezzo con vitalità e sano swing,
Enrico Rava racconta, mantenendo tutta la sua impronta,
i suoi acuti ed i suoi “voli” melodici.
Nel febbraio del 1998 per lo stesso progetto, vede la luce
“Tenco in Jazz” [12]
sempre con la splendida voce di Tiziana Ghiglioni in quartetto con
Giovanni Ceccarelli al pianoforte, Attilio Zanchi al contrabbasso e
Gianni Cazzola alla batteria.
Nel 2000 il pianista Renato Sellani
dedica un intero disco alla musica di Luigi Tenco [13].
Lo incide in trio con Massimo Morioni al basso e Massimo Manzi alla batteria. Qualche preziosa gemma ce la dona ancora Tiziana Ghiglioni,
voce ospite in qualche traccia.
Anche Stefano Bollani ha dedicato una sua particolare rilettura a
“Un giorno dopo l’altro”.
Chiara, trasparente eppure solida come un cristallo.
La canzone è contenuta nell’album LES FLEURS BLEUS [14] inciso dal pianista con
Scott Cooley al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria.
Questa volta è in duo con il "suo" chitarrista Giorgio Signoretti e in una ricca ed affascinante conversazione poetica, riescono a trovare nuove strade nell'universo di Tenco, senza ripetersi.[15].
Nel 2005 Gianluigi Trovesi registra di nuovo “Angela”[16]
in Trio con Umberto Petrin al pianoforte e Fulvio Maras alle percussioni ed elettronica,
ed è un ritratto di intensa melodia nella forma a lui più congeniale.
.
.
Nello stesso anno è uscito l’ultimo importante lavoro sulla musica di Tenco
a firma di Ada Montelanico ed Enrico Pieranunzi [17].
Con lo stesso mood intimo della precedente collaborazione, e con rinnovata ricerca poetica, ci donano una nuova, dolce emozione.
Qui i brividi ci vengono mossi non solo per la musicalità dello straordinario ensemble, con Paul McCandless alle ance, Bebo Ferra alla chitarra,
Luca Bulgarelli al contrabbasso e Michele Rabbia alle percussioni, oltre agli
Arkè String Quartet in alcune tracce,
ma soprattutto dal fatto che vengono musicati per la prima volta quattro brani inediti di Luigi Tenco.
La musica di Tenco è senza tempo,
l’anima musicale di Luigi è ancora con noi.
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Libri su Luigi Tenco consultati:
·“Morte di un cantautore” di Mario Luzzatto Fegiz – gammalibri, 1976
·“TENCO” di Aldo Fegatelli – Franco Muzzio Editore, 1987
·“Luigi Tenco – Vita breve e morte di un genio musicale”
di Aldo Fegatelli Colonna – Oscar Mondatori, 2002
·“Luigi Tenco – Io sono uno, canzoni e racconti”
a cura di Enrico de Angelis – Baldini & Castoldi 2002
[1]Questa esperienza è ben descritta nel libro di Luigi Viva “Vita di Fabrizio De André”, Feltrinelli 2000.
[2]NINO DE ROSE E FRIENDS “Italian Jazz Singers” – SPLASC(H) Records H 189, Roma 1989.
[3] ROBERTO GATTO & DANILO REA “IMPROVVISI” – Gala Records - 1989
[4]BEPPE CASTELLANI QUARTET “ITALIAN STANDARD” - IL POSTO Records JPR 1112
[5]BEPPE CASTELLANI QUARTET “ITALIAN STANDARD 2” - IL POSTO Records JPR 1115
[6]LUCA FLORES TRIO “SOUNDS AND SHADES OF SOUND” (SPLASC(H) Records CD H 320-2)
[7]FURIO DI CASTRI “WHAT COLOR FOR A TALE” - SPLASC(H) CDH 351
[8]STEFANO BATTAGLIA & LEE KONITZ “ITALIAN BALLADS VOL.1” – Philology W 61 – March 1993
[9]RENATO SELLANI “THE STUDIO SOLO ALBUM” Italian Mood Charter One - Philology 143 - 1993.
[10]TIZIANA GHIGLIONI CANTA LUIGI TENCO (Philology W 60.2)
[11]ADA MONTELLANICO QUARTETTO “L’ALTRO TENCO” (Philology W 85.2)
[12]TIZIANA GHIGLIONI "TENCO'N JAZZ" (Philology W 118.2) - 1998
[13]RENATO SELLANI “PER LUIGI TENCO" - (Philology W 185) - 2000